meeting art istituzionale
Pubblicato il: lun 13 Mag 2019
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Desideri pericolosi. Lo sguardo dietro lo specchio di Pablo Bronstein, a Torino

Pablo Bronstein, Carousel

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Il labirinto che Pablo Bronstein ha costruito alle OGR di Torino non è altro che una metafora per il circo di specchi e occhi che avvolgono la nostra quotidianità. Fino al 9 giugno al BINARIO 1 delle OGR (e fino al prossimo 24 novembre presso il Complesso dell’Ospedaletto a Venezia in occasione della 58. Esposizione Internazionale d’Arte) il visitatore potrà fare i conti con un controverso desiderio del tutto appartenente a questi nostri tempi digitali.

Inquietanti rintocchi rimbombano incessanti nei 50 metri che compongono il Binario 1 delle Officine Grandi Riparazioni di Torino. L’immenso spazio ex-industriale è riempito dall’ipnotica melodia che fa da sfondo – ma concede anche sostanza – alla spettrale esibizione di Pablo Bronstein. Tra le pareti  di mattoni a vista e il grande soffitto che si perde nell’intreccio di vecchi tubi superstiti di una precedente funzione, un labirinto imprevedibile si costruisce passo dopo passo. Ad un estremo uno specchio ne duplica l’esistenza – certificando la dimensione sovrannaturale dello spazio – mentre al confine opposto si intravede una sorta di tempio rinascimentale.

Pablo Bronstein, Carousel

Pablo Bronstein, Carousel

Si tratta in realtà di un zootropio, dispositivo ottico composto da una serie di immagini riprodotte su una striscia di carta all’interno che, quando attivato, innesca l’illusione retinica di un movimento in chi lo osserva. Proprio come un carosello, da cui il titolo della mostra: Carousel. Misteriosa inquilina di questo tempio dell’inganno è la Strega Grigia, figura fiabesca che infesta, ripetendosi anche sugli schermi agli angoli del percorso sotto forma di GIF animata, le danze ritualistiche che gli attori in mostra eseguono incessantemente.

Il desiderio e la paura di mostrarsi, la spinta ad esibirsi e il timore poi di convogliare ogni sguardo sulla propria persona. I muti corpi dei ballerini si allineano alle sequenze di composizioni classiche, folk, tribali sotto gli occhi di uno spettatore chiamato a muoversi nell’indirizzato sentiero che conduce all’interno del dedalo. Labirinto di corpi e di sguardi, di musica e spazi: un teatro in cui l’architettura del luogo costruisce la scena dove gli attori svolgono la loro celebrazione voyeristica. Tutto sotto l’analisi del visitatore, ma anche della Strega Grigia, personificazione della lastra di metallo dietro al vetro di ogni specchio. Una creatura elusiva che nessuno vede, pur fissandola, che al contrario osserva attentamente tutti; compagna sinistra che si manifesta solo nel caso in cui il vetro si scomponga in frantumi, rivelando l’anima fragile di ogni desiderio controverso.

Pablo Bronstein, Carousel

Pablo Bronstein, Carousel

In questa atmosfera Pablo Bronstein ci parla del narcisismo endemico della nostra realtà digitale, dove l’ossessione di mostrarci non viene sedata dalla paura di essere spiati. Forse la digitalizzazione delle piazze d’incontro ha reso sottile questo confine, illudendoci di poter selezionare la nostra immagine e di mostrarne solo il risultato che preferiamo. Carousel trasporta questa mania sulla scena emblematica di un teatro labirintico che assume eloquentemente, in ogni sezione, la forma di una piazza aperta, di una corte del XVII secolo, di un proscenio proto-teatrale, di un teatro d’opera e di una piazza circolare dove prendiamo atto dell’illusione di poter mantenere il controllo sui percorsi che i nostri frammenti condivisi virtualmente possono intraprendere. Ma se la Strega Grigia, l’occhio indiscreto, l’occhio maligno, l’occhio giudicante, si manifesta proprio quando la nostra immagine si fa frammento, allora forse in fondo, con la coda dell’occhio, riusciamo ad intravederne il pericolo. E ci piace.

La mostra è complementare a quella che, nelle stesse date, è visibile a Venezia: Carousel de Crystal.

Pablo Bronstein, Carousel

Pablo Bronstein, Carousel

 

Pablo Bronstein, Carousel

Pablo Bronstein, Carousel (pianta del labirinto)

*Pablo Bronstein, Carousel

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