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DA VENEZIA. Il coraggio di osare. Impressioni (più che positive) sulla Biennale 2019

Zanele-Muholi-Faces-and-Phases-2012-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia.-Photo-Italo-Rondinella

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Scegliendo il tema della 58a Biennale, il curatore Ralph Rugoff ha voluto stimolare la capacità degli artisti di mettersi a confronto con le sfide della contemporaneità. Ne è nata una mostra coinvolgente – per la prima volta nella doppia sede dell’Arsenale e dei Giardini – che spazia dall’attualità alla poesia, nel segno dell’arte come strumento per varcare limiti e costrizioni, e reagire alle situazioni imposte dall’alto. Fino al 24 novembre 2019. labiennale.org

Venezia. Un periodo storico critico può essere interpretato come un coacervo di negatività e positività, ostacoli e opportunità, incertezze presenti e riscoperta di valori del passato; è appunto questa fluidità di situazione che permette di muoversi in più direzioni. Per citare Saul Bellow, in tempi del genere si è “liberi di fare della propria vita qualcosa di straordinario”, ma nel Terzo Millennio, più o meno paradossalmente, essere liberi è già di per sé un’impresa straordinaria. All’interno delle logiche di mercato, delle manipolazioni dell’informazione, delle prevaricazioni causate dalla politica, delle violenze belliche e sociali, la libertà è un diritto assai meno diffuso di quanto il “progresso” occidentale vorrebbe far credere. E la sfida che ci offrono questi “tempi interessanti”, come riporta il titolo scelto da Rugoff, probabilmente è proprio quella di riuscire a essere liberi. Il mondo dell’arte, quando intellettualmente onesto, concorre alla crescita civile dell’umanità fornendole strumenti per affinare il libero pensiero, per educare alla critica, all’interno di una cornice estetica appagante, o comunque coinvolgente.

Biennale Arte 2019

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Biennale Arte 2019

Biennale Arte 2019

Selezionando gli artisti per May you live in interesting times, la mostra internazionale della Biennale 2019, Rugoff è riuscito a creare una sorta di enciclopedia dei nostri tempi che, partendo da problematiche attuali come i cambiamenti climatici e le diseguaglianze sociali, la violenza sulle donne e il razzismo. Tematiche assai presenti sulla stampa e sui mezzi d’informazione in genere, ma non sempre necessariamente affrontati con la dovuta onesta intellettuale, e portatori di opinioni distorte o asservite a questo o quell’ambito di interessi. Alla stregua di un libro da leggere e su cui meditare, questa mostra non offre risposte, bensì strumenti di ragionamento che ognuno è libero di utilizzare come meglio crede. I tempi, così come la vita, sono interessanti se animati dall’idea della scoperta, dalla voglia di mettersi in discussione, di sviluppare una coscienza coinvolta nelle problematiche e, perché no, la voglia di contribuire a risolverle.

Biennale Arte 2019

Biennale Arte 2019

E la coscienza civile degli artisti gioca un ruolo di primaria importanza alla Biennale di quest’anno, alle prese con le tante tragedie dell’umanità, ma anche con le possibilità di riscatto e di rinascita che si possono cogliere lungo il cammino dell’esistenza. Dopo tante Biennali trionfalistiche, per non dire vacue, la curatela di Christine Macel del 2017 ha invertito la tendenza, riportando l’arte al centro dell’attenzione; Rugoff prosegue sul medesimo sentiero, offrendo una mostra d’arte vicina alla società e al suo tempo, ai suoi malesseri e inquietudini.

Va in questa direzione il lavoro di Soham Gupta e Teresa Margolles. Il primo nella serie fotografica Angst, ambientata a Calcutta, realizza profondi ritratti psicologici di prostitute, vagabondi, travestiti e tossicodipendenti, che rivelano storie di solitudine e sofferenza, e spiega come la società contemporanea sviluppi ancora meccanismi di respingimento e schiacciamento di alcuni dei suoi segmenti. Il dramma della guerriglia fra narcotrafficanti in Messico è al centro dell’indagine della Margolles, che si focalizza sulle donne, vittime indifese di abusi sessuali e omicidi; utilizzando all’Arsenale le foto segnaletiche di donne scomparse al confine fra Messico e Stati Uniti e sovrapponendovi i suoni di un treno in corsa, evoca un’emergenza sociale che fa il paio con il muro di cemento crivellato di pallottole istallato ai Giardini. Nonostante alcune apparenze, questa è ancora un’epoca di grandi violenze, sulle quali gli artisti non possono chiudere gli occhi. Violenze che nascono da situazioni di degrado, come documenta Anthony Hernandez nella serie fotografica Pictures of Rome: fra ironia e documentario, sfilano gli angoli “di nessuno” sommersi di rifiuti, edifici abbandonati e cadenti, quartieri senza servizi. Un substrato dimenticato dalle istituzioni, che, sembra suggerire l’artista, sono le prime responsabili del deterioramento sociale. Sui toni della nostalgia, ma con intento di denuncia, la palestinese Rula Halawani racconta i drammatici cambiamenti subiti dal paesaggio della sua terra, fra spiagge minate e aree abitative in stato di degrado. Una situazione che pare senza via d’uscita, nell’indifferenza della comunità internazionale. Fra i lavori fotografici più interessanti, anche Faces and Phases, serie di Zanele Muholi che immortalano un anno di vita di una donna nera omosessuale in Sudafrica; immagini quotidiane eppure straordinarie, per il senso di rivendicazione che portano insito. È con questi artisti che la mostra tocca il suo apice drammatico, quello dell’arte come coscienza della società.

Biennale Arte 2019

Biennale Arte 2019

Biennale Arte 2019

Biennale Arte 2019

Rivestendo però l’arte anche un ruolo di “esploratrice” di nuovi orizzonti, Rugoff ha invitati anche artisti più squisitamente “visionari”, come l’uruguaiano Jim Mulleady, che, nei suoi dipinti vagamente ispirati all’espressionismo di Munch e Magi, fissa sulla tela situazioni sospese, di “quiete prima della tempesta”, quasi l’umanità stia cercando un momento di tregua alla frenesia dei tempi, simile a quelle che caratterizzò l’inizio del Novecento: anche allora la modernità tecnologica irruppe a sconvolgere usi e costumi secolari, e l’arte levò la sua voce.

Si accennava però al ruolo dell’arte come “portatrice di sogni”, punto di vista alternativo alle convenzioni, superamento di limiti e pregiudizi. Con il suo Mama Moth Sofa, Anthea Hamilton opera una ridefinizione strutturale di un oggetto di design come il divano; scegliendo di usare la forma della farfalla, lo carica di un’insospettata leggerezza, quella del design utopistico inglese degli anni Sessanta, e cerca di lasciare un messaggio di estrema positività: un po’ come l’ape, anche la farfalla è simbolo dell’armonia della natura, della sua salubrità, e inoltre rappresenta l’evoluzione da una primitiva forma sgraziata a un’altra di straordinaria eleganza; è quindi metafora di rinascita, di possibilità del cambiamento. Che può essere attuata, paradossalmente, con maggiore facilità proprio in quest’epoca fluida e aperta alla straordinarietà. E il mondo dell’arte, come emerge da questa Biennale, lotta per offrire all’umanità gli strumenti per prenderne coscienza.

Anthea Hamilton, Mama Moth Sofa A-B, 2019 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

Anthea Hamilton, Mama Moth Sofa A-B, 2019 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

Biennale Arte 2019

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Jill Mulleady, This connection is not private, 2018. Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

Jill Mulleady, This connection is not private, 2018. Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

Biennale Arte 2019

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Soham Gupta Untitled from the series Angst , 2013-2017 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Andrea Avezzù

Soham Gupta Untitled from the series Angst , 2013-2017 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Andrea Avezzù

Biennale Arte 2019

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Rula Halawani, For my Father, 2015 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

Rula Halawani, For my Father, 2015 Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

 

*Zanele-Muholi-Faces-and-Phases-2012-Courtesy-La-Biennale-di-Venezia.-Photo-Italo-Rondinella

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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