meeting art istituzionale
Pubblicato il: ven 10 Mag 2019
Print Friendly and PDF

Dagli arredi alla numismatica. Le aste Wannenes di maggio

Le aste di maggio di Wannenes iniziano a Genova con la vendita di “Arredi, Ceramiche, Sculture e Oggetti d’Arte” suddivisa in tre importanti proprietà provenienti da Napoli, Roma e Genova.

Della prima, da segnalare una rara quanto estrosa coppia di cassettoni napoletani a ribalta con alzata del XVIII secolo con intarsi in legno chiaro e interno decorato alla chinoise in lacca rosso e oro (lotto 226, stima 26.000 – 30.000 euro). Nella seconda, spicca il vigoroso quanto elegante cassettone settecentesco romano impiallacciato in legno violetto con montature in bronzo dorato (lotto 23, stima 20.000 – 30.000 euro). Infine, della residenza genovese spicca un cassettone a ribalta con alzata impiallacciato in legno violetto eseguito da una maestranza locale fine del XVIII secolo (lotto 123, stima 18.000 – 22.000 euro).

All’interno del catalogo di arredi ed oggetti d’arte verranno presentati anche un nucleo di ceramiche europee: tra queste un interessante vaso di Castelli decorato a figure in un paesaggio continuo e da un decoro di mascheroni e putti, databile al terzo quarto del Settecento. Si tratta di un’opera attribuibile alla bottega castellana dei Cappelletti, dinastia di pittori legati ai Grue e che ebbe fra i suoi maggiori esponenti, nel corso del XVIII secolo, Nicola e soprattutto il fratello Candeloro. È un classico esempio di quel gusto per la decorazione che si impone nelle fornaci della città abruzzese a partire dalla metà del Seicento: fino a quel momento i ceramisti di Castelli si erano limitati ad inserirsi in una vasta produzione colorata o in bianco non lontana da altri centri di produzione, prima fra tutti, Faenza (lotto 82, stima 2.600 – 3.000 euro). Di grande impatto un piatto in maiolica a lustro della fornace di Deruta della metà del XVI secolo con la scena dell’Incredulità di San Tommaso (lotto 66, stima 5.000 – 8.000 euro), e un busto virile in maiolica bianca nei modi della Robbia del XVI-XVII secolo raffigurante un filosofo, forse Socrate (lotto 80, stima 7.000 – 8.000).

Il catalogo delle “Monete e Medaglie” del 16 maggio presenta quattro lotti di assoluto valore, come la rarissima moneta da 50 lire in oro del 1760, Genova, Dogi Biennali, terza fase (1637 – 1797), stimata 4.600 – 6.000 euro (lotto 521). Queste monete, della serie a frazione decimale (12,5-25-50 e 100 lire) furono emesse nel 1758, poi battute e circolate fino al 1767: data nella quale avvenne il ritiro. Solo dal 1792 verrà emessa la nuova e definitiva serie, rapportata questa volta al multiplo dello scudo da 4 lire, con il pezzo da 96 lire e i suoi spezzati fino a 12 lire, equivalenti a tre scudi da 4 lire. Le 5 lire del 1812 in argento coniate a Napoli sotto Giacchino Murat sono una delle grandi rarità della monetazione napoletana dell’Ottocento.

Dopo il fallimento della Rivoluzione del 1799, la città partenopea visse un’altra fase rivoluzionaria che sarà di rottura tra l’ancien regime e l’epoca moderna. In questo periodo cambia anche la denominazione del regno che diverrà (anche sulle legende delle monete) delle Due Sicilie. Dal 1810, però, Murat introdusse monete decimali oltre a quelle che già circolavano col vecchio sistema. Questo per permettere transazioni e scambi commerciali con altri paesi allineandosi alla monetazione dell’impero francese. Queste prime emissioni, rarissime, con valore espresso in franchi furono sostituite a partire dal 1812 con monete a base di lire e centesimi. Il titolo dell’argento doveva essere di 900 millesimi.

Il nuovo sistema non incontrò il favore dei napoletani, abituati ad un diverso sistema di conteggio, pertanto sullo scorcio dell’esperienza murattiana, nel 1814 venne abolito il sistema decimale e ristabilito quello in vigore prima del 1810. Questa rarissima moneta da 5 lire fu coniata in neppure 3.000 esemplari (lotto 559, stima 4.000 – 6.000 euro). I 5 franchi an 12, Napoleone in Italia, Torino, Napoleone I Console (183-1804) è una estremamente rara, tra le più grandi della monetazione napoleonica. Il segno di zecca a forma di cuore identifica Vittorio Modesto Paroletti, Maestro della zecca di Torino dal 1803 al 1813 (lotto 593, stima 3.600 – 5.000). Infine, le 20 lire in oro, Vittorio Emanuele III del 1902, è da considerarsi la sua prima emissione in questo metallo pregiato e ne sono stati coniati 181 esemplari (lotto 18.000 – 26.000 euro).

 

ARREDI CERAMICHE SCULTURE E OGGETTI D’ARTE
14 maggio 2019

MONETE E MEDAGLIE
16 maggio 2019

Palazzo del Melograno
Piazza Campetto 2, Genova

Valuta

Autore

Commenta con Facebook

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Eventi sponsorizzati

Wannenes
Cambi |istituzionale
Artcurial
WopArt 2019
Bertolami | 10 sett
Il Ponte