meeting art istituzionale
Pubblicato il: ven 10 Mag 2019
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Biennale di Venezia 2019. Motel Nicolella va in Laguna. Ecco la Top 10

Benvenuti al Motel ragazzi. In molti di voi mi hanno chiesto cosa avessi in mente quando ho pubblicato l’immagine on line: “Motel Nicolella”.

È un vero Motel? È un logo per fare delle magliette? È un cocktail? Un affittacamere per scambisti?
Ve la faccio breve: è tutto questo e molto altro, sostanzialmente un posto della madonna.
Un posto virtuale (ma a breve anche fisico) dove ospiterò, ogni settimana, persone ed eventi del mondo dell’arte, che è quello che faccio per lavoro da oltre 15 anni.

Non credo il web abbia bisogno di un’altra rubrica dove andare a leggere quali sono “le migliori mostre della Biennale” oppure “i migliori giovani artisti”, oppure ancora la recensione dell’ultima di Banksy o di Monet. Ho pensato allora di offrire uno spaccato attendibile di come girano le cose, di quali sono le eccellenze e quali gli impostori del rutilante sistema dell’arte. Al Motel ci saranno invitati ed esclusi, esattamente come avviene alle cene di Pinault e alle inaugurazioni di Gagosian. Però magari gli invitati non corrisponderanno a quelli del sistema, e così i rejected.

Ci saranno un cocktail bar ben fornito, l’aria condizionata, e pure la vista sulla tangenziale est di Milano.

Comincio ora, nella settimana più importante dell’anno, offrendo un’infilata dalla Biennale di Venezia di Ralph Rugoff che ho appena visitato. Il conta passi del mio telefono dice che ho fatto circa 40 km a piedi in due giorni, quindi credo di aver visto abbastanza.

Ecco la Top 10 del Motel, per chi volesse una brevissima istantanea. Buona permanenza.

Adrian Ghenie

1 – Adrian Ghenie. Secondo molti (e pure secondo me) il miglior pittore al mondo (vivente). Un ragazzo del 1977 nato a Baia Mare in Romania che in una manciata di anni ha conquistato il mondo. I suoi dipinti, in bilico tra Bacon e Freud, con incessanti incursioni in un ‘900 ben rimodellato, valgono milioni di euro. Li trovate in mostra a Palazzo Cini. Dal vivo noterete come sia pochissima la materia su tela, causa spatolate. Sono oltretutto numericamente pochi perché la produzione di Ghenie è risicatissima (scelta molto saggia), ma bastano e avanzano.

Alberto Burri

2 – Alberto Burri a San Giorgio. Una mostra così potente di Burri non l’ho mai vista, forse solo una visita al cretto di Gibellina potrebbe competere. Mi hanno lasciato a bocca aperta le plastiche, una in particolare, di collezione privata.

3 – Questa foto che mi è cascata nel feed di Instagram. Ci sono i due curatori Luca Beatrice e Francesco Bonami che si auto celebrano con l’arrogante didascalia: “la storia dell’arte siamo noi”. Personalmente la trovo una sparata bellissima. Non sono protagonisti di questa Biennale ma lo sono stati in passato, e gli va dato merito. Piacciano o meno le rispettive carriere. Puntuale il bombing del cinese in mezzo tra di loro, come a dire che il Sol Levante sta arrivando (eccome, se avete visitato la mostra principale), conviene dunque stringere le chiappe.

4 – La mostra ai Giardini. Padiglioni nazionali a parte, mi ha fatto molto piacere vedere finalmente una mostra comprensibile, ben articolata, dove l’età media dei partecipanti è 35 anni. Pochi super nomi, una bella svecchiata e qualche intuizione veramente interessante.

5 – Il meteo inclemente. La scelta di fare la Biennale a maggio e non più a giugno ha il risvolto positivo di non avere la maglietta madida alle 9 della mattina ma l’inconveniente che possa piovere. E quando piove a Venezia è peggio che in una palude della bassa pavese.

6 – Pino Pascali. Polignano a Mare ha dato i natali a due giganti del ‘900, uno è lui e l’altro Domenico Modugno. Mostra un po’ sfigatina a causa degli spazi piccoli, stanzette anguste. Però Pino è Pino, e io lo segnalo.

7 – I cinesi Sun Yuan e Peng Yu: la loro è una bloody clean machine. «Costa come una Ferrari», ci informa Rugoff, e il suo sporco lavoro è spazzare senza successo il sangue (inchiostro rosso) sparso in sala. Sarà la più instagrammata senza dubbio.

 

8 – Quanto costa tutto l’evento? Tutta la Biennale? Circa 13 milioni e fa circa mezzo milione di visitatori. Il Lucca Comics ne fa la metà in una sola settimana. Facciamoci qualche domanda, se ci interessa ancora avere un pubblico o se vogliamo suonarcela e cantarcela in solitudine.

9 – Il Labirinto di Milovan Farronato. Io un po’ me l’aspettavo proprio così, il nostro Padiglione Italia. Difficile. Un po’ luna park per adulti, un po’ che serve il libretto di istruzioni per cavarci qualcosa. Tre artisti (di cui una performer scomparsa recentemente), un bell’allestimento, e il Padiglione Cinese accanto, che vale sempre lo sbattimento della camminata fino in fondo all’Arsenale.

10 – Il Bacaro Fiore. Merlot e Pinot Grigio bicchiere a 3 euro. Buoni anche i cicchetti. Menata colossale le attese e consueta scortesia gestionale. Ma a Venezia è così, il turista sta sul cazzo.

Vi aspetto la prossima settimana. Lasciate le chiavi in consiergerie e non risparmiatevi nel week end che la vita è breve.

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