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Pubblicato il: gio 09 Mag 2019
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Ted Bundy – Fascino Criminale: quando il male è irresistibile

Ted Bundy Fascino Criminale

Ted Bundy – Fascino Criminale, dal 9 maggio al cinema Zac Efron nei panni del più famoso serial killer della storia americana

Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile. Questo il titolo originale di Ted Bundy – Fascino Criminale, da noi in uscita il 9 maggio con Notorious Pictures, il film che vede Zac Efron (ex teen idol per eccellenza – High School Musical, The Paperboy, The Greatest Showman) nei panni di uno dei più famosi (e amati) assassini seriali nella storia degli Stati Uniti d’America.

Il film di Joe Berlinger (The Killing of Jessica Chambers, Wrong Man) mette in luce in maniera particolarmente efficace (ovvero inquietante) l’aspetto carismatico e affascinante del serial killer – il lato che ha mostrato agli amici, ai colleghi e alla fine anche al pubblico televisivo degli Stati Uniti.
Ted, da outsider, ha saputo inventarsi un personaggio in grado sfruttare il suo bell’aspetto (e chi meglio di Zac Efron per interpretarlo) e il suo savoir faire per conquistare la fiducia di molte donne, compresa la sua fidanzata di vecchia storica, Elizabeth Kloepfer, interpretata da Lily Collins (Okja, The English Teacher, Biancaneve).

Seattle, 1969. Elizabeth Kloepfer e la sua migliore amica sono al bar del college. Joanna è impaziente di trovare un nuovo fidanzato alla sua amica single e nota un bellissimo sconosciuto che guarda Liz da un angolo della stanza. Liz, timida per sua natura, si fa aventi, scopre che il suo nome è Ted. Una notte che segna l’inizio della loro relazione. All’apparenza una storia d’amore come tante: normale…

Chi è davvero questo Ted Bundy che Liz crede il suo amorevole fidanzato? Una notte, mentre Ted è fuori città, viene arrestato e accusato di rapimento e aggressione nei confronti di una giovane studentessa universitaria. Un errore, dice lui, ma subito dopo viene accusato dell’omicidio di un’altra giovane donna, poi un altro, e un altro ancora. Le prove contro Ted aumentano, così come la preoccupazione di Liz  che si trasforma in paranoia. Ted Bundy Fascino CriminaleBundy ha trasformato l’omicidio seriale in uno spettacolo televisivo nazionale. Quello di Bundy è stato il primo processo televisivo nazionale nella storia americana e ha trasformato Bundy in un fenomeno mediatico. Oltre ai media locali c’erano media da tutti i 50 stati e da 9 paesi stranieri. Dieci anni dopo, l’esecuzione di Bundy era trasmessa live e guardata da milioni di persone.

«Sono come noi, sono in mezzo a noi, in molti casi siamo noi». L’FBI stima che in questo momento ci siano dai 25 ai 50 serial killer attivi operanti negli Stati Uniti. Con solo il cinque per cento della popolazione mondiale, l’America è stata la patria del sessantasette percento dei serial killer documentati nel mondo – un incredibile numero di 2.743 assassini nell’ultimo secolo e mezzo.

Bundy è spesso associato all’avvento dell’analisi comportamentale dell’FBI (Mindhunter di David Fincher e Joe Penhall con Jonathan Groff, su Netflix, affronta proprio questo tema) – ma il profiling è stato più una risposta al totale fallimento delle forze dell’ordine di assicurare Ted alla giustizia.Ted Bundy Fascino Criminale

L’assassinio come una delle belle arti. Bundy si affidava ai suoi sguardi per attirare nella sua trappola le proprie vittime, era anche abile nel cambiare il suo modus operandi per confondere gli investigatori, è sfuggito alla custodia della polizia due volte, con fughe dalle prigioni audaci e fantasiose. Un vero e proprio personaggio da romanzo. Poi, pochi giorni prima della sua esecuzione, il 24 gennaio 1989, Bundy ha confessato di aver ucciso oltre 30 donne tra il 1974 e il 1978, dopo anni di negazione dei suoi crimini atroci. Gli esperti ritengono però che il vero numero delle vittime di Bundy sia molto più alto.
Ma ciò che distingue veramente Bundy è che pochi altri serial killer americani hanno raggiunto il suo livello di celebrità – e persino ammirazione. Bundy ha brillantemente utilizzato i media americani per ottenere un seguito considerevole e fanatico, sfidando ogni aspettativa.

La sceneggiatura di Michael Werwie si basa sul libro di Elizabeth Kendall (pseudonimo di Elizabeth Kloepfer), The Phantom Prince: My Life with Ted Bundy (ancora inedito in Italia), e racconta la storia dal suo punto di vista, strutturando così l’azione sulla prospettiva della sua vita reale. Assistiamo all’evolversi della vicenda  attraverso lo sguardo di Liz: il fatto che Ted stia vivendo un incubo kafkiano di sfortunate coincidenze… un uomo innocente vittima del sistema, il dubbio che si insinua, la difficoltà di affrontare una verità troppo orribile per essere reale. Ted Bundy Fascino CriminaleJoe Berlinger, il regista, aveva già adattato un altro libro su Ted Bundy, Conversations with a Killer di Stephen Michaud, trasformandolo in un documentario in quattro parti per Netflix, Conversazioni con un killer: Il caso Bundy.
Se nel documentario lo spunto sono i nastri con le interviste registrate in carcere (più di 150 ore di confessioni), il film si concentra piuttosto sul percorso emotivo di Liz, tralascia la meccanica degli assassini e i dettagli procedurali dell’indagine, e pone l’accento sul dramma di una vita passata accanto a uno psicopatico senza rendersene conto.

Il film si apre con una citazione di Goethe «Poche persone hanno l’immaginazione per la realtà», perché la verità di solito è proprio di fronte a noi, ma è spesso difficile (se non impossibile) da vedere.

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