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Pubblicato il: gio 09 Mag 2019
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Sogni a regola d’arte. Dopo LOVE e ENJOY è tempo di sognare con DREAM, a Roma

Anselm Kiefer, DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

Anselm Kiefer, DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

DREAM. L’arte incontra i sogni, curata da Danilo Eccher per il Chiostro del Bramante di Roma, completa la trilogia di eventi espositivi LOVE. L’arte incontra l’amore (2016) e ENJOY. L’arte incontra il divertimento (2017), creati dallo stesso curatore e critico d’arte.

Da Bill Viola ad Anish Kapoor, da Luigi Ontani a Anselm Kiefer: mostri sacri del panorama artistico contemporaneo dialogano tra loro delineando presso il Chiostro del Bramante di Roma un percorso onirico mai visto prima. Fino al 25 agosto 2019 la mostra rimarrà aperta ai visitatori, che potranno fruire di opere d’arte contemporanea immerse in un’atmosfera surreale: da sogno.

Un ambiente fuori dal tempo e dallo spazio che vuole letteralmente prendere il fruitore e trasportarlo “altrove”. Grazie alle voci di attori come Alessandro Preziosi, Alessandro Roia, Matilda De Angelis, Simona Tabasco, DREAM. L’arte incontra i sogni presenta ben 14 racconti narrati sotto forma di audio guida, pensati e scritti da Ivan Cotroneo. Poesie, monologhi, storie che accarezzano o scuotono il visitatore nelle regioni più inesplorate del proprio “io nascosto”. Per la prima volta l’audio guida si reinventa e si astrae diventando mezzo poetico ed emotivo.

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

“Le mie mani sanno solo tessere e perdersi nei fili, per creare. Così, ti ho scritto una strada, una terra e un paese e invece che ad una lettera, ho affidato il mio amore ai colori e alla materia, ho usato le mie notti per cercare di essere Dio per te»

Alessandro Preziosi, dal racconto di Ivan Cotroneo

I principali nuclei tematici della mostra sono: l’apnea, la natura, l’ombra, la luce, la vertigine, i numeri. Dove il sogno viene sezionato e analizzato in ogni singolo aspetto. Intento della mostra è proprio quello di “rappresentare l’idea di un sogno, una dimensione altra che trascende la fisicità della percezione per accedere nei territori dell’emozione, dell’incanto, della poesia” 2 , come sostiene Danilo Eccher, curatore della mostra.

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

Il percorso proposto è stato pensato secondo un ordine graduale. Iniziando con il tema dell’apnea e la video installazione di Bill Viola, la retrospettiva termina con la presenza ascetica del vuoto e della luce rappresentata dall’opera di Turrel. Inoltre in mostra è possibile notare lavori “site specific”, come quelli di Ettore Spalletti e Alexandra Kehayoglou. Quest’ultima in particolare è riuscita, nell’opera What if all is (2018), a sradicare una parte della Patagonia, ricreandola sulle pareti del Chiostro. Come un passaggio dalla notte al giorno, l’opera dell’artista argentina non crea una metafora ma un vero e proprio luogo fisico, capace di perimetrare la struttura con la sua arte. Man mano che ci si inoltra all’interno della cavità, come se stessimo sognando, i colori freddi della pietra lasciano spazio a cromie più intense. Come i colori della rigogliosa terra del Sud America. Un vero e proprio labirinto che ci trasporta verso un’altra opera site specific : Time Sky (2018) di Tatsuo Miyajima. Nella sala 9 l’artista giapponese invita il pubblico a sdraiarsi sul pavimento per poter osservare il cosmo. Nella stanza interamente assorbita dal blu della luce a Led, trova spazio nel soffitto una serie di numeri dall’1 al 9 che si susseguono velocemente. Manca però lo zero, dove secondo lo scultore l’anima troverebbe il suo riposo eterno.

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

DREAM. L’arte incontra i sogni, Chiostro del Bramante, Roma

DREAM appare come un mezzo volto a indagare le parti più nascoste dell’io interiore attraverso una lente introspettiva ed emotiva che tralascia tutto il resto. Come se le opere stesse e le voci che le accompagnano fossero solamente un pretesto per guadarsi dentro. Viaggio, conoscenza ed intimità. Queste le parole chiave che più riescono a spiegare e ad introdurre una mostra estremamente pervasiva ma allo stesso tempo alienante.

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