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Pubblicato il: gio 11 Apr 2019
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Asta fashion di Bertolami Fine Art: un’antologia di storia della moda del ’900

Una Saharienne YSL del ’68 e due iconici oroton dresses primissimi anni ’80 sono alcuni degli highlights dell’asta di Fashion & Luxury di Bertolami Fine Art. In catalogo accanto alle migliori firme dell’alta moda italiana dagli anni ’30 al 2000.

È fissato a venerdì 12 aprile alle 15.00 l’appuntamento con l’asta primaverile di Fashion & Luxury di Bertolami Fine Art. Il taglio scelto da Ilaria De Santis, responsabile del dipartimento, è quello che, nella sessione autunnale, è stato premiato dall’interesse dei grandi collezionisti internazionali: “Le nostre sono soprattutto aste di ricerca sulla storia della moda del ‘900, ma le ottime condizioni dei capi e le appetibili basi d’asta ne fanno un territorio di caccia privilegiato anche per le signore interessate a rinnovare il proprio guardaroba con stile e personalità”. Provare per credere, fare shopping in asta è un’emozione da sperimentare almeno una volta nella vita, sia in sala (la sala di BFA nel cinquecentesco Palazzo Caetani Lovatelli merita una visita), sia usufruendo delle numerose possibilità di partecipazione on line: “ Le battute arrivano da ogni parte del mondo e sono molti i clienti che scelgono di prendere parte alla gara attraverso il nostro sito www.bertolamifineart.com o i portali www.invaluable.com e www.liveauctioneers.com. Senza contare quelli che partecipano telefonicamente. Insomma, si possono fare ottimi acquisti standosene comodamente a casa propria”. Ecco gli highlight dell’asta, una piccola antologia di storia della moda

  

Yves Saint Laurent e le sue muse, Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Tutti in Saharienne

Yves Saint Laurent e le sue muse, Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Tutti in Saharienne

 

La Saharienne di YSL, un modello entrato nella storia della moda

1968 – Verushka in Saharienne YSL posa per Franco Rubartelli in occasione di un servizio fotografico per Vogue Paris ambientato nella savana africana. L’immagine, scolpita nella memoria di una generazione, ha fortemente contribuito a far entrare nella storia della moda la versatile giacca-camicia-miniabito proposta da Yves Saint Laurent prima nella collezione di alta moda primavera/estate 1968 e poi, per due anni di seguito, nella linea boutique Rive Gauche nei colori kaki, beige, bianco e nero.

Yves Saint Laurent e le sue muse, Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Tutti in Saharienne

Un successo clamoroso tratto da un’ispirazione composita: le suggestioni dell’ambiente coloniale africano che aveva fatto da amatissimo sfondo all’infanzia del franco-marocchino Yves e la strada. La rivisitazione in chiave femminile di un capo desunto dal guardaroba militare nell’anno della rivoluzione studentesca conferma, infatti, lo sguardo attento di Saint Laurent alle mode giovanili, nella fasttispecie al look militare adottato dai giovani attivisti politici interessati a sottolineare, anche attraverso l’abbigliamento, un’ideologica posizione di sobrietà, rifiuto del consumismo ed egualitarismo.

Yves Saint Laurent, Rive Gauche Sahariana, 1968-1969 Lotto 39 Stima € 400/800 Base d’asta € 380

Yves Saint Laurent, Rive Gauche
Sahariana, 1968-1969
Lotto 39
Stima € 400/800
Base d’asta € 380

 

1968 Vogue, Paris – Una fotografia che appartiene alla storia della moda: Verushka in Saharienne ritratta da Franco Rubartelli

1968 Vogue, Paris – Una fotografia che appartiene alla storia della moda: Verushka in Saharienne ritratta da Franco Rubartelli

Due Oroton Dresses Gianni Versace 1982/1983

Sfacciatamente bella e sexy: l’ideale di bellezza femminile che si impone nel ventennio ’80-’90, deve molto al genio creativo di Gianni Versace. La sua è una creatività torrentizia e sfrontata che mette in relazione suggestioni attinte dalla strada, dall’arte, dalla natura eliminando il tabù dell’eleganza come sobrietà e misura.

Nel 1982, dal suo magico cilindro esce l’idea destinata a diventare uno stilema della produzione Versace e della moda femminile nell’ultimo tratto del ’900. Si chiama oroton ed è la rigida e pesante cotta di ferro usata dagli antichi guerrieri (e da Giovanna d’Arco) trasformata in leggerissimo tessuto metallico morbido come la seta, idoneo a essere drappeggiato e colorato nella creazione di avvolgenti abiti per nuove dee.

Il miracolo si compie sostituendo il tradizionale incastro di anelli metallici con piccoli dischi accostati, uniti tra loro in quattro punti. L’innovativa proposta – prodotta in collaborazione con Friedrich Münch, un’azienda artigianale tedesca – frutta a Versace il premio Occhio d’Oro come miglior Womenswear designer.

Il giovane stilista calabrese aveva dimostrato ancora una volta che una geniale reinterpretazione a volte può essere più dirompente di un’invenzione. L’idea di introdurre nella moda femminile la maglia metallica si era in realtà già affacciata negli anni ’20 ed era stata poi originalmente sviluppata nei ’60 da Paco Rabanne e dai cultori dello Space Age Style. La Jane Fonda vestita dal metallurgico della moda nel film Barbarella rappresentava un precedente talmente forte e seducente che in pochi avrebbero pensato di potersi distaccare da quel modello. Versace sfida l’icona con successo: “Questa maglia è diversa da quella creata da Paco Rabanne e non è in alcun modo aggressiva e dura” (intervista a A.L.Tailley per Vogue, Paris), Proprio così, per niente aggressiva ma sexy, non dura ma fluente: dall’estro di Gianni Versace l’ossimoro della maglia di metallo drappeggiabile.

Gianni Versace Abito in oroton oro e argento, collezione S/S 1983 Lotto 96 Stima € 1.000/2.000 Base d’asta € 350

Gianni Versace
Abito in oroton oro e argento, collezione S/S 1983
Lotto 96
Stima € 1.000/2.000
Base d’asta € 350

 

Gianni Versace Abito in oroton argento brunito, 1982/1983 Lotto 97 Stima € 500/1.000 Base d’asta 350

Gianni Versace
Abito in oroton argento brunito, 1982/1983
Lotto 97
Stima € 500/1.000
Base d’asta 350

 

L’abito di Fernanda Gattinoni per Liz

La notte brava di Anita Ekberg che si conclude con il bagno nella Fontana di Trevi: scene topiche e famosissime della “Dolce Vita” di Federico Fellini. L’indimenticabile abito bustier nero che fascia l’attrice è di Fernanda Gattinoni, grande protagonista della moda italiana del ‘900.

Nel ’44 – dopo la chiusura dell’atelier Ventura, dove era stata l’assistente personale della temutissima prèmiere Madame Anna, sarta prediletta dell’aristocrazia romana – Fernanda apre la sua prima sartoria e da quel momento tra lei e le star della Decima Musa scoppia l’amore. I costumi di scena indossati da Audrey Hepburn nel film “Guerra e Pace “ (1956) le valgono addirittura una nomination all’Oscar.

A far sognare è soprattutto la sequenza delle clienti che, negli anni della Hollywood sul Tevere, varcano la soglia dell’atelier di Madame Fernanda: Lucia Bosè, Kim Novak, Anna Magnani, Lana Turner, l’amata Ingrid Bergman, Audrey Hepburn e Liz Taylor. Tra il 1966 e il 1968, è proprio la bellezza dagli occhi viola a indossare, durante un galà romano, l’abito verde smeraldo in organza di seta con ricami in jais e cristalli di cui Bertolami Fine Art pone in vendita la copia gemella.

 

Fernanda Gattinoni Abito da sera in organza verde con applicazioni, 1966/1968 Lotto 13 Stima € 500/1.000 Base d’asta € 400

Fernanda Gattinoni
Abito da sera in organza verde con applicazioni, 1966/1968
Lotto 13
Stima € 500/1.000
Base d’asta € 400

 

Roberto Capucci: i colori dell’India

Roberto Capucci, genio appartato dell’alta moda internazionale, non usa le fantasie, è pertanto rarissimo l’abito in seta shantung fantasia madras realizzato nel 1972/73. Va considerato come un omaggio dello stilista ai colori dell’India, il paese scoperto proprio in quegli anni e che considera: “una continua fonte di ispirazione”.

 

Roberto Capucci Raro abito lungo in seta shantung fantasia madras, 1972/73 Lotto 44 Stima €400/800 Base d’ asta €220

Roberto Capucci
Raro abito lungo in seta shantung fantasia madras, 1972/73
Lotto 44
Stima €400/800
Base d’ asta €220

 

Moda e nobiltà: Gabriella Sport, Carosa e le altre 

La nascita dell’alta moda italiana deve molto al contributo dei membri dell’aristocrazia. La storia è nota: al termine del secondo conflitto mondiale, le nobildonne che prima della guerra avevano avuto la fortuna di potersi vestire nelle migliori sartorie del loro tempo, trovandosi nella condizione, comune a tutti gli italiani, di doversi rimboccare le maniche, si diedero alla moda. Il buon gusto affinato negli anni in cui ci si poteva magari permettere di andare a far compere a Parigi venne messo a frutto. Che nessuna di loro sapesse disegnare era cosa di poco conto perché i disegnatori delle case di moda anteguerra erano sul mercato e lavoravano a cottimo per tutti. Le varie principesse, marchese e contesse si rivelarono imprenditrici di livello capaci di conquistare con ineguagliabile charme i potenti buyers dei grandi centri commerciali americani e i giornalisti che, da oltre oceano, venivano in avanscoperta in Italia per raccontare alla ricca borghesia USA la seduzione degli abiti confezionati in atelier governati da vere aristocratiche.

Nell’asta di Bertolami spicca il nome di due pioniere, Gabriella Sport e Carosa vale a dire Gabriella di Robilant e la principessa Giovanna Caracciolo di Avellino

Gabriella Sport, Milano e Roma Cappotto da sera, fine anni ‘40 Lotto 7 Stima € 200/400 Base d’asta € 180

Gabriella Sport, Milano e Roma
Cappotto da sera, fine anni ‘40
Lotto 7
Stima € 200/400
Base d’asta € 180

Antesignana delle nobildonne dell’alta moda italiana è Gabriella di Robilant moglie dell’unico erede dell’immenso patrimonio veneziano dei Mocenigo, rarissimo il cappotto da sera in velluto di seta nero con manica che si allarga verso il fondo lasciando intravedere l’interno foderato in seta charmeuse avorio.

Carosa, Roma Abito, fine anni’40 Lotto 6 Stima € 250/400 Base d’asta € 240

Carosa, Roma
Abito, fine anni’40
Lotto 6
Stima € 250/400
Base d’asta € 240

 

Negli anni ‘50/’60, l’atelier della principessa Giovanna Caracciolo Ginetti è un punto di riferimento dell’alta società romana per l’elegante sobrietà delle sue creazioni. Piace però anche in America ed è sicuramente una delle sartorie che maggiormente si spendono accanto a Giovanni Battista Giorgini per l’affermazione internazionale dell’alta moda italiana. Molto raro l’abito in jersey nero dal complesso drappeggio ad intreccio ascrivibile al primo periodo di produzione dell’atelier.

 

Emanuele Pantanella: un designer per pochi

Le trousse, le cinte, i portasigarette, gli elementi d’arredo disegnati da Emanuele Pantanella e realizzati con maniacale attenzione al dettaglio dai migliori artigiani italiani sono oggetti troppo raffinati per non essere esclusivi. La produzione di questi pezzi unici in legno pregiato – dal palissandro all’ebano, al pero – è sempre stata limitata e capita di rado sul mercato.

Nato nel ’39, dopo la laurea in scienze politiche Pantanella ha lavorato nell’azienda di famiglia sino alla fine degli anni ’60 per poi dedicarsi in modo pressoché esclusivo al design, prima nel campo del gioiello e poi scegliendo il legno come materia elettiva. La sua sofisticata creatività è stata negli anni intercettata da maison come Gucci, Fendi e Valentino. Per Fendi ha in particolar modo realizzato le cinte in pelle con fibbia in legno e le trousse a uovo di cui il catalogo dell’asta Bertolami Fine Art presenta due rari esemplari.

Sue creazioni sono presenti nei più importanti musei del mondo, basterà citare, solo per ricordare i più importanti, il Victoria & Albert Museum di Londra, Il Metropolitan Museum di New York, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi e il Danish Museum Art & Design.

 

Emanuele Pantanella per Fendi Trousse in legno fine anni ‘70 Lotto 220 Stima € 200/400 Base d’asta € 90

Emanuele Pantanella per Fendi
Trousse in legno fine anni ‘70
Lotto 220
Stima € 200/400
Base d’asta € 90

 

Emanuele Pantanella per Fendi Cinta in legno e pelle fine anni ‘70 Lotto 239 Stima € 200/400 Base d’asta € 100

Emanuele Pantanella per Fendi
Cinta in legno e pelle fine anni ‘70
Lotto 239
Stima € 200/400
Base d’asta € 100

 

Corbella: i creatori di gioielli teatrali indossati dalle star della lirica  

Un raro set di gioielli teatrali destinati a guarnire i costumi di una rappresentazione dell’Aida evoca uno dei tanti affascinanti capitoli della storia dell’alto artigianato italiano. Nel caso specifico, gli splendidi oggetti in metallo e paste vitree – una sontuosa tiara, una collana, una cinta e una guarnizione per abito – conducono alla produzione anni ’30 della storica Ditta Corbella, fondata a Milano nel 1865 e presto divenuta Prima Fabbrica Italiana di Gioielli e Armi per il Teatro. Un titolo non usurpato visto il prestigioso ruolo di fornitore ufficiale del Teatro alla Scala e i contratti firmati con teatri come La Fenice di Venezia, il Costanzi di Roma, e il Colón di Buenos Aires.

 

Corbella, Milano Tiara per l’Aida Anni ‘30 Lotto 181 Stima € 500/1.000 Base d’asta € 500

Corbella, Milano
Tiara per l’Aida
Anni ‘30
Lotto 181
Stima € 500/1.000
Base d’asta € 500

 

Corbella, Milano Guarnizione per costume dell’Aida Anni ‘30 Lotto 182 Stima € 400/800 Base d’asta € 380

Corbella, Milano
Guarnizione per costume dell’Aida
Anni ‘30
Lotto 182
Stima € 400/800
Base d’asta € 380

 

Corbella, Milano Collana per costume dell’Aida Anni ‘30 Lotto 183 Stima € 250/500 Base d’asta € 250

Corbella, Milano
Collana per costume dell’Aida
Anni ‘30
Lotto 183
Stima € 250/500
Base d’asta € 250

 

Corbella, Milano Cintura per costume dell’Aida Anni ‘30 Lotto 184 Stima € 400/800 Base d’asta € 350

Corbella, Milano
Cintura per costume dell’Aida
Anni ‘30
Lotto 184
Stima € 400/800
Base d’asta € 350

BFA ASTA 59
FASHION & LUXURY

12 aprile 2019
ore 15,00
Palazzo Caetani Lovatelli
Piazza Lovatelli, 1 – Roma

Info:
Tel. +39 06 32609795 – 06 3218464
e-mail: info@bertolamifinearts.com
www.bertolamifinearts.com

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