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Pubblicato il: sab 09 Mar 2019
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Ni una más. Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Al museo romano una lectio di Francesca Guerisoli racconta l’arte che si ribella alle violenze del sistema patriarcale. Un excursus storico focalizzato su casi latinoamericani

Francesca Guerisoli è un’autrice tra le più impegnate su temi scottanti nella controversa relazione arte e politica. Nella ricorrenza della Festa della Donna è stata protagonista di una Lectio al Macro Asilo di Roma che usava come sottotitolo la seguente dicitura: “Slogan, colori, immagini, pratiche: un orizzonte simbolico per una battaglia globale”. Questo ci porta a esplorare gli slogan e le prassi di “Ni una menos” come anche le opere d’arte nate nel corso della battaglia culturale e sociale intrapresa nella città messicana di Ciudad Juárez, nello stato di Chiuhuahua, al confine con la texana El Paso, che in Messico ha portato finalmente a riconoscere come delitto specifico frutto di un patriarcato assassino, il “femminicidio”.

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Tanatopolitica. Scrivevo nel lontano 2006 in Arte Architettura Territorio (Stampa Alternativa): “…Intanto ogni giorno, dal triste 1° gennaio 1993, entrata in vigore dei trattati di Schengen, migliaia di migranti lasciati in mano alle mafie, muoiono nel tentativo di varcare i confini della “fortezza Europa” mentre le merci hanno infinite protezioni in più di qualsiasi uomo nato fuori dall’Europa, i loro cadaveri ripescati in mare vengono scodellati dal telegiornale come aperitivo dei nostri pranzi delle nostre cene, a quelli che sopravvissuti non riescono ad inabissarsi nei meandri di rotte segrete verso l’invisibilità, può toccare l’esperienza vergognosa dei CPT (Centri di Permanenza Temporanea), i campi di concentramento di oggi, così umiliazione segue ad umiliazione e si continua a scaricare sui più deboli e sui più indifesi, tutto il peso delle nostre contraddizioni. Così politica biopolitica e tanatopolitica, mostrano quotidianamente il loro vero volto, lo mostrano nel rapporto con gli immigrati, con i Rom, con il lavoro nero e con il caporalato, con gli incidenti e le morti sul lavoro, mostrano quanto fascismo e nazismo abbiano in realtà inciso in profondità nella struttura del sentire comune, quanto in definitiva, la propaganda, le menzogne, il controllo sul corpo sulla vita e sulla morte degli individui, sia ancora il motore del potere. Tutti sanno che fin dai tempi antichi, nessun progresso si è mai determinato a partire da un dono spontaneo delle classi egemoni verso i subalterni e che invece ogni millimetrico passo si è compiuto con sacrifici e lotte e rivendicazioni, sempre puntualmente represse e soffocate nel sangue. Questo non ha impedito ogni tipo di lotta perché evidentemente, l’aspirazione alla libertà è insopprimibile. Ovvio che ogni sfruttamento, ogni violenza organizzata, ogni omicidio legale a opera d’individui al soldo, as-soldati, che infatti sono in divisa, in quanto non appartengono alla società ma al potere che li paga, trova nell’ignoranza delle vittime, un potente alleato…”.

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Il corpo delle donne è il campo di battaglia di questa tanatopolitica in quanto rappresentano nel patriarcato l’essere inferiore per antonomasia. Il collettivo “Ni una menos”, nato in Argentina contro la violenza maschilista machista dalla necessità di dire basta al femminicidio, si è originato da una maratona di lettura convocata da un gruppo di giornaliste, attiviste e artiste il 26 marzo 2015, e il 3 giugno si è tramutato in una chiamata collettiva in Plaza del Congreso a Buenos Aires e in centinaia di piazze in tutta l’Argentina. Da quella giornata, nel corso di poco tempo è cresciuto in modo esponenziale investendo ogni componente della società, e dal basso è divenuto un fenomeno globale, una presa di coscienza collettiva. “Ni una menos” richiama lo slogan “Ni una mas”. Vero grido di battaglia, sintetizza il migliore e più esteso “Ni una muerta mas”, coniato dalla poetessa e attivista messicana Susana Chavez in relazione ai femminicidi di Ciudad Juárez.
Dall’8 marzo 1999, con la marcia convocata dal collettivo femminista Ocho de Marzo, primo atto di rivolta collettiva al femminicidio, “Ni una más” è divenuto il grido di protesta con cui le madres e gli attivisti conducono la lotta contro omertà e impunità che caratterizzano il fenomeno del femminicidio di Ciudad Juárez. Susana Chavez fu uccisa il 6 gennaio 2011, a soli 36 anni, in circostanze oscure, il suo corpo gettato seminudo per strada come spazzatura, con la testa avvolta in un sacchetto di plastica nero e mutilato della mano sinistra. La ragione di questo oltraggio, secondo gli attivisti, risiede nell’impegno profuso nella lotta al femminicidio attraverso la partecipazione alle marce delle madres e con le sue poesie dedicate alle ragazze scomparse. Ciudad Juárez è, infatti, la città nota al mondo per l’uccisione e la sparizione di migliaia di giovani donne dal 1993 a oggi. Sono moltissime le donne scomparse ogni anno, nel 73% dei casi tra gli 11 e i 25 anni, i cui corpi non saranno mai ritrovati. La Guerisoli ha il merito di aprire uno squarcio su questa realtà apparentemente lontana nello spazio geografico ma vicina e quotidiana anche in Europa, una realtà che mette ciascuno davanti alle proprie responsabilità, a prescindere dall’essere bianchi, ricchi, uomini, donne o appartenenti a qualsivoglia genere, ricordandoci di appartenere al genere umano, come persone, nati da donna.

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

Arte contro il femminicidio nella Festa della Donna al Macro Asilo di Roma

In un suo saggio l’antropologo Fulvio Librandi, dell’Università della Calabria, insisteva: “Quando nel 1920 Binding e Hoche, appunto un giurista e uno psichiatra, mettono in forma il concetto di “vita indegna di essere vissuta”, si pongono all’interno di un dibattito concernente l’etica selettiva che prevedeva posizioni ben più radicali delle loro e che era anteriore di almeno un secolo e mezzo alla temperie culturale nazista. Nel libro si sosteneva che le persone come gli internati in istituti per idioti non sono privi di valore ma, al contrario, hanno un valore estremamente negativo. I deficienti incurabili e incapaci di decidere se continuare a vivere o essere soppressi devono pietosamente essere soppressi”. Ma mi domando io, non sono le donne da sempre nel patriarcato minorate e minorenni a vita? Non sono state nella storia sempre considerate persone di serie B? Se ci scandalizza dell’eugenetica e del nazismo, come possiamo ancora tollerare il patriarcato? In questo 8 marzo Francesca Guerisoli, con la sua Lectio al Macro Asilo, ci ha offerto una possibilità ulteriore di reagire a questa antica e insopportabile ingiustizia.

Massimo Mazzone

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Autore

- Massimo Mazzone (1967) artista e attivista, portavoce del collettivo Escuela Moderna/Ateneo Libertario, Titolare della Cattedra di Tecniche della Scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano


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