Meeting Art
Pubblicato il: mer 06 Mar 2019
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BienNoLo. From NoLo with love, una nuova biennale dell’arte per Milano. Parola ai curatori

Biennolo Milano

Biennolo Milano

Questa è la mia eptacaidecafobia… No, non è negatività… Questa è la paura atavica del numero 17. Questo è il tema della prima biennale d’arte contemporanea di Milano, metafora e specchio di una paura patologica ben più diffusa e generalizzata, impasto di ciò che si ignora con ciò che ci sopraffà. Questa è BienNolo. Biennale in NoLo, un po’ a noleggio, precaria, un po’ nomade, di sicuro in North of Loreto, geniale e provinciale trovata hipster per demarcare (e soprattutto migliorare l’immagine brandizzando all’americana) le zone iniziali di Via Padova e Viale Monza. Minestra intelligente di marketing territoriale, gentrificazione in salsa meneghina e riqualificazione creativa positiva volta a riprendersi e rivivificare spazi e culture. Convivenze umane e capannoni archeologico industriali posati su arterie multietniche sono il contorno di questa prima BienNoLo. 10 giorni, fino al 26 maggio, per 25/30 artisti chiamati alle armi dai curatori ideatori fondatori Carlo Vanoni, Rossana Ciocca e Gianni Romano di ArtCityLab, e Matteo Bergamini, direttore responsabile di Exibart. A le loro parole ci affidiamo per entrare negli spazi dell’ex storico panettonificio di Cova, e farci raccontare un paio di cose sulla biennale milanese che avrà inizio (ovviamente) venerdì 17 maggio, una settimana dopo la biennale di Venezia.

Venerdì 17 maggio, quale giorno splendente per inaugurare. Raccontateci bene cos’è questa eptacaidecafobia, e come, dove, vi è saltata fuori come tema fondante della prima edizione della biennale Biennolo? Va oltre la semplice fobia di un numero? Quali i riferimenti, i simboli?

Carlo Vanoni: L’idea era quella di inaugurare BienNoLo il primo venerdì subito dopo la Biennale di Venezia. E quel venerdì corrispondeva al 17. Digitando su Google “venerdì 17” è uscita la parola “eptacaidecafobia” che, appunto, significa paura del numero 17. Mi è sembrato subito un gran bel titolo! È chiaro che il concetto di fobia, di paura, va ben oltre a quello del numero, soprattutto in un momento come questo dove lo straniero, il migrante, è percepito dall’opinione pubblica come nemico. Ho già avuto modo di scrivere che NoLo è un quartiere in cui vivono 157 etnie diverse, prototipo di comunità che accoglie, si integra, si inventa modi di stare insieme, si riappropria degli spazi per vivere un quartiere che ha già mutato pelle: da area disagiata e pericolosa a meta di giovani e creativi. Eptacaidecafobia va quindi allargata alle paure in generale, quelle motivate, ma, anche e soprattutto a quelle immotivate. Abbiamo chiesto agli artisti di interpretare questo concetto come meglio credono, ognuno col proprio linguaggio, ognuno straniero in uno spazio semi dismesso che accoglie chiunque abbia un’idea da sviluppare.

La biennale sarà ospitata nell’ex laboratorio Cova in piena NoLo. Cos’è NoLo per te (Matteo Bergamini) che ci abiti, com’è e cosa sta diventando? Anche dal punto di vista sentimentale… La vedi crescere, in meglio, in peggio…

Matteo Bergamini: In realtà NoLo non mi sembra cambiato molto, nell’anima: è rimasto uno dei quartieri probabilmente più autentici di Milano, ma si è dato un po’ di smalto negli ultimi tempi. Quello che mi fa molto piacere come cittadino è che si stiano recuperando spazi rimasti chiusi per anni (come i magazzini raccordati), senza però sconvolgere il luogo: più che di ristoranti per fighetti è importante che restino presenti sul territorio le attività che permettono la vita quotidiana di NoLo. Poi, certo, il mio amore per questa zona – come per Milano – è fortissimo, ma lo è a prescindere dalla BienNoLo.

Biennolo Milano

Biennolo Milano

Lo spazio è pura archeologia industriale “a pezzi”, direi meravigliosamente a pezzi. Lasciata a se stessa, vive e vegeta di luce naturale, tra fichi selvatici, ailanto impestante, calcinacci e via dicendo… Geometrie industriali e interventi selvaggi naturali. Unica luce elettrica 4 neon in “anticamera”, quindi le opere saranno lasciate libere di sciogliersi e distruggersi? Tutto normale? Non toccate nulla? Gli artisti dialogheranno con gli spazi, le opere saranno nuove e pensate ad hoc per il luogo? Saranno accomunate dal concetto di transitorietà e di passaggio da un luogo all’altro…

Rossana Ciocca: Amo definirlo il luogo in cui Muffe e Piante fanno da padrone di casa, 1600 metri quadrati di un’ex area industriale in centro a Milano ma allo stesso tempo periferica ed invisibile. È uno spazio forte, quasi totalmente scoperto, come uno scheletro, di un passato che non tonerà più, che con la luce del sole sembra trasformarsi in una voliera per animali invisibili, è un luogo difficile da domare, potrebbe mangiarsi tutto… opere d’arte e visitatori inclusi. La scelta degli artisti e delle opere è il frutto di un flusso di relazioni che ha come base l’incontro fra Artcitylab, Carlo Vanoni e Matteo Bergamini e prosegue con la relazione fra spazio, tema, tempo e scelte dell’artista; è certo che l’incontro di temi cosi importanti non può che dare basi solide per quello che definiremmo fare arte: transitorio nello spazio, nel luogo, certamente di Passaggio (forse) – Paesaggio (certamente) ma effimero solo in quel luogo per il tempo della mostra. Sono certa che sarà un meraviglioso incontro alchemico fra dentro e fuori, e viceversa. 

Legame della biennale, degli artisti, con il quartiere e con la città? Ho letto di una Biennolo come idea romantica di restituire qualcosa alla città. Cioè?

Matteo Bergamini: Sai bene che questo mestiere, che tu sia artista, critico, curatore, è fatto di brucianti passioni. Ami una città, vuoi abbracciarla; ami un luogo, vuoi omaggiarlo, vuoi farlo tuo; ami un’idea, vuoi sperimentarla. BienNoLo è nata un po’ per questi motivi, come ha spiegato bene anche Carlo Vanoni in conferenza stampa. E gli artisti, così come il quartiere, hanno risposto con entusiasmo. 

Biennolo Milano

Biennolo Milano

Iniziative collaterali? Progetti? Collaborazioni, interni col quartiere, ed esterni con la città, il paese?

Rossana Ciocca: Direi moltissime, nei mesi precedenti e per preparare il quartiere alla Biennale stiamo organizzando un calendario di appuntamenti aperti, a partire da Carlo Vanoni che spiegherà Marcel Duchamp e Lucio Fontana alle pensiline della fermata della 56 di via Padova a Matteo Bergamini che insegnerà come si fa giornalismo d’arte, mentre Gianni Romano proporrà un corso che si basa sul suo ultimo libro “Become a Curator”. Durante la manifestazione ospiteremo Pianocity, ed è già in calendario un workshop di fotografia con l’artista Sara Rossi sul terzo paesaggio di Nolo. E infine stiamo lavorando alle prime collaborazioni con la cittadinanza creando attraverso Radio Nolo legami fra due artisti che si occupano di pratiche urbane e gli abitanti del quartiere. Infine all’interno dello spazio ospiteremo un workshop di “Mi Abito”. “Mi abito” è un progetto di Fondazione Wurmkos e Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione che collaborano a un progetto artistico partecipato, curato da Gabi Scardi, incentrato sul tema dell’abito inteso come strumento per presentarsi e rappresentarsi, destinato agli adolescenti.

Informazioni utili

BienNoLo 2019: #eptacaidecafobia
dal 17 al 26 maggio 2019
c/o EX LABORATORIO PANETTONI GIOVANNI COVA
Milano, via Popoli Uniti 11
Segreteria Organizzativa: 3459059834
www.biennolo.org
IG: biennolo_milano | FB: biennolo

A cura di ArtCityLab, Carlo Vanoni e Matteo Bergamini

Il team di BienNoLo

ArtCityLab (Rossana Ciocca e Gianni Romano) è una onlus il cui scopo è far relazionare istituzioni, cittadini, associazioni e fondazioni, creando un dibattito sul territorio e facendo interagire tutte le discipline artistiche.

Carlo Vanoni è autore, attore teatrale e critico d’arte. Ha portato in scena “L’Arte è una caramella” e “Michelangelo e il pupazzo di neve” e conduce il programma televisivo “L’arte di vivere” sul canale ZeligTv insieme al comico Leonardo Manera. Vive a NoLo.

Matteo Bergamini è giornalista e critico d’arte. Dal 2012 lavora nella redazione di Exibart.com e dal 2017 ne è Direttore Responsabile. Collabora con D La Repubblica. Vive a NoLo.

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Autore

- Giornalista, ha studiato filosofia estetica e storia dell'arte presso l’Università degli Studi di Milano


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