meeting art istituzionale
Pubblicato il: mar 26 Feb 2019
Print Friendly and PDF

Jacopo Perfetti, il blogger che spiega come reinventarsi un lavoro dalla passione

Altro che posto fisso. La rock star Madonna ha detto che non esiste altra sicurezza nella vita che la fiducia in se stessi. Quando ti devi reinventare perché sei rimasto senza lavoro, ce ne vuole molta. Jacopo Perfetti nel maggio 2018 ha aperto un sito che ha chiamato quasi provocatoriamente Fired, Licenziato, per raccontare storie di gente che ha dovuto – o voluto – ripartire da capo ed è riuscita a creare qualcosa seguendo una passione, un’intuizione, o anche solo una domanda.

Sono persone che hanno avuto successo scommettendo su se stessi. Certo, non è così facile, perché ci vogliono tante componenti insieme per raggiungere dei risultati. Ci vuole fortuna, capacità, intraprendenza e la forza di non mollare mai, di crederci sempre. Ci vuole coraggio, soprattutto. Se Giuseppe Pizzuto, avvocato che lavora per un fondo di investimento, ha deciso di aprire con un amico una galleria d’arte per assecondare le sua passione, senza però rinunciare alla sua professione, Valentina Paracchi, che faceva la marketing manager in una grossa etichetta internazionale nel settore della musica, ha dovuto guardarsi intorno quand’è rimasta a piedi dall’oggi al domani e s’è data al giardinaggio inventandosi La Plant Sitter, un servizio per la cura e la manutenzione delle piante a domicilio. S’è semplicemente creata un’altra vita, perchè la musica era tutto per lei, prima che arrivasse il destino. Dopo aver perso il lavoro, si era fatta una vacanza, e al rientro a casa aveva trovato le piante del suo balcone quasi morte. Allora aveva cercato qualcuno che la aiutasse, perchè non capitasse più, e non aveva trovato nessuno. Per questo ha fondato la sua società.

Giuseppe Pizzuto

Giuseppe Pizzuto

La galleria di Giuseppe Pizzuto, la Wunderkammern, ha cominciato a Roma, in Torpignattara, ma poi è cresciuta, come sono cresciuti i soci, da due a tre, adesso a quattro, e si è allargata a Milano e sta puntando New York. «Tutti noi soci viviamo la galleria come una seconda famiglia», dice Pizzuto a Fired, «per cui ogni successo o insuccesso è sempre qualcosa di corale o collettivo». La passione per l’arte tiene uniti i sogni e le vite. Anche per Valentina le cose stanno andando bene. Lei, come tante altre, è l’immagine della rinascita femminile. In Italia solo il 26 per cento delle donne ricopre cariche manageriali, con un generd pay gap del 23 per cento (per ogni euro nella busta paga di un maschio, l’altra metà del cielo si deve accontentare soltanto di 77 centesimi), ma il quaranta per cento delle imprese femminili esistenti oggi è nata dopo il 2010. Per creare un lavoro e un’attività imprenditoriale, conta la velocità di un’intuizione e la benevolenza della fortuna. Ma molte volte siamo noi che costruiamo il nostro destino. Roberto Baiocco ha raccontato a Fired che faceva il grafico e che una sera annoiandosi davanti a un talk show ha spento la tv imprecando: «Che palle!». E ha avuto la folgorazione: trasformarle in palle natalizie, con frasi banalissime, del tipo «Se riesco vengo», «Domani mi alzo e vado a correre», o «Da lunedì mi metto a dieta». Ha provato facendone 500 e sono andate a ruba. La sua azienda è nata così.

Jacopo Perfetti cerca di spiegare che ognuno di noi può farcela, se lo vuole. Storie come queste, ce ne sono tante, anche fuori da Fired, e conservano tutte, dentro di loro, un segno inconfondibile. Quello del futuro. Perché stiamo andando a passi veloci verso una società in cui il lavoro non sarà più quello di adesso, ma sarà tutto da reinventare. Dovrai ascoltare te stesso, capire quello che sai fare meglio. Come in fondo ha fatto Michele Lupo, che lavorava come monatore meccanico in una fabbrica di macchine per il legno e che oggi continua a ripetere che la crisi gli ha salvato la vita. In realtà, quando arrivò e restò senza occupazione, era disperato. Poi trovò qualcosa e fece il bagnino, l’autista, il barman, fino a quando non andò in vacanza a Londra e si fermò ad ascoltare un busker, un suonatore ambulante, in una piazzatte dalle parti di Tottenham. Pensò che quello era un uomo libero. E quando tornò a casa si licenziò e si chiuse sei mesi in un garage per imparare bene le canzoni da suonare. Poi da Rimini andò a Terni, trovò un posto dove mettersi e cominciò a fare una canzone dei Coldplay. Dice che provava una vergogna terribile. E tornato a casa una voce gli ripeteva che «non era la strada giusta. Guardati, sei uno sfigato, un barbone». In realtà, aveva guadagnato pure bene. E allora ci riprovò, fino a che non vinse la sua timidezza. Adesso ha comprato un camper con i risparmi e gira l’Itala, facendo il busker professinista.

 

William Berni, invece, aveva studiato al liceo artistico e faceva il grafico. Nel tempo libero disegnava ritratti a matita, sognando di fare il pittore. «Ma dipingere è un’altra cosa perché in un quadro l’artista ha la possibilità di tracciare meglio la sua impronta per esprimere quel che ha da dire». Decise di licenziarsi per inseguire la sua passione. L’ultimo giorno di lavoro gli regalarono un buono da spendere in un colorificio. Dipinse dei quadri e partecipò a un concorso indetto da una galleria per giovani artisti. Lui sperava solo di riuscire z piazzare qualcuna delle sue opere, perché non aveva più un soldo. Ma lo vinse. Oggi vive della sua passione. «Sono un uomo libero», dice. I suoi dipinti giocano con le ombre, sui contrasti del chiaroscuro, e se ci sono dei colori sono molto tenui, «quelli dell’alba o del tramonto», spiega lui.

Sono tutte storie a lieto fine. Ma per riuscire a fare quello che vuoi il destino non basta. Ci vuole tanta forza di volontà e tutto il coraggio che hai. Non sappiamo se questa sia la felicità. Può non esserlo sempre. Però, è un buon inizio. Nella sua pagina facebook, Jacopo Perfetti cita Fedor Dostoevskij. Diceva che «l’uomo è infelice perché non sa di essere felice». Che poi è l’inganno della vita, come quello dell’arte.

Ci rendiamo conto della felicità quando è andata via.
Ma i nostri talenti, almeno quelli, non dobbiamo lasciarceli scappare inutilmente.

4 (80%) 1 vote

Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


Commenta con Facebook

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Eventi sponsorizzati

Il Ponte
Wannenes
Bertolami | 10 lug
PANDOLFINI
Cambi |istituzionale
WopArt 2019