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Pubblicato il: lun 04 Feb 2019
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L’Auditorium di Mecenate e il lusso della Roma Antica

© Auditorium di Mecenate

Nel quartiere Esquilino di Roma si conserva una sala semisotterranea decorata di affreschi, l’Auditorium di Mecenate

Passeggiando a Roma lungo via Merulana, non lontano dalla Stazione Termini, può capitare di osservare una particolare costruzione posta al centro di un piccolo giardino. Ciò che si ha davanti, proprio di fronte al Teatro Brancaccio, è tutto quello che oggi resta della sfarzosa residenza di uno degli uomini più potenti della Roma di I secolo a.C., Gaio Clinio Mecenate.

Grande amico di Ottaviano e suo fidato consigliere, decise di edificare a ridosso delle Mura Serviane la propria residenza, nota come Horti di Mecenate: un’immensa area verde, con rigogliosi giardini adorni di pregevoli opere d’arte (esposte oggi in ben tre sale dei Musei Capitolini), all’interno della quale edificare i vari padiglioni d’uso quotidiano.

La sua scoperta risale alla fine del 1800 quando furono intrapresi imponenti lavori in tutta la zona, per la realizzazione del nuovo quartiere cittadino destinato ad accogliere, dopo l’Unità d’Italia, il seguito del Re piemontese sceso a Roma da Torino e sorto intorno a Piazza Vittorio Emanuele II. Di tutto l’antico possedimento, ciò che resta oggi visibile è appunto l’edificio su via Merulana. Può sembrare poco dall’esterno, ma entrando l’incanto stupirà il visitatore.

© Auditorium di Mecenate

© Auditorium di Mecenate

L’edificio è costituito da una grande sala rettangolare semi sotterranea e fu lo stesso Mecenate a farlo realizzare come un ambiente ipogeo, in grado di regalare riservatezza al padrone di casa e garantire frescura durante i caldi mesi estivi. La grande stanza infatti era verosimilmente utilizzata come sala per banchetti, accogliendo al centro i triclini (i letti usati dai romani per mangiare) e i tavoli stracolmi delle prelibatezze offerte da Mecenate ai propri ospiti. La parete di fondo della sala è occupata invece da un grande ninfeo realizzato come gradinata su cui scorreva lentamente l’acqua, creando un gradito sottofondo per i commensali.

La presenza di questa gradinata ingannò i primi scopritori, i quali credettero di trovarsi all’interno di una aula per spettacoli, un auditorium appunto, ma ad oggi l’interpretazione più diffusa è proprio quella di una sala per banchetti. Mecenate aveva una grande passione per la cultura e per questo diede vita, proprio all’interno della sua abitazione, ad un importante circolo di intellettuali, tra cui vi erano i sommi poeti Virgilio e Ovidio. Grazie al suo aiuto economico, il gruppo di letterati potè dedicarsi unicamente alla produzione della maggior parte delle proprie opere, senza doversi tediare con le preoccupazioni della vita quotidiana. Principale compito dei poeti era contribuire all’esaltazione della figura di Ottaviano Augusto, in modo da renderlo unico punto di riferimento per la Roma dell’epoca e ci piace pensare che per esempio Virgilio possa qui aver composto una delle sue più celebri opere, l’Eneide.

© Auditorium di Mecenate

© Auditorium di Mecenate

Alla morte di Mecenate, gli Horti furono lasciati alla famiglia dell’imperatore e venne qui a vivere nei primi anni del I secolo d.C. proprio Tiberio, figlio di Livia Drusilla, seconda moglie di Ottaviano. Il giovane, essendo un importante membro della famiglia imperiale (colui che poi diverrà secondo imperatore di Roma), decise di apportare alla residenza importanti migliorie. E’ a Tiberio che si deve il rivestimento marmoreo di pareti e pavimenti e la realizzazione della straordinaria serie di pitture ad affresco, ancora oggi ben visibili. Il tema scelto è quello delle vedute naturalistiche con verdi e rigogliosi giardini pieni di piante di ogni genere, di uccelli in volo ed elementi architettonici come fontane e balaustre.

Il tutto sembra quasi richiamare un affaccio ideale sui veri giardini esterni che certamente dovevano avere la stessa identica ricercatezza. Oltre alle vedute, si nota correre lungo le pareti, anche una lunga fascia su sfondo nero con scene dionisiache, ma ciò che certamente più colpisce è la brillantezza dei colori. E uno su tutti è predominante: il cosiddetto rosso pompeiano, un colore molto costoso all’epoca, che solo un uomo così facoltoso poteva permettersi!

Approfondimento a cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale L’Asino d’Oro, che organizza visite guidate e passeggiate per andare alla scoperta di Roma con archeologi e guide turistiche abilitate della Provincia.

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