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Pubblicato il: sab 26 Gen 2019
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Maria Teresa Cometto alla mostra newyorchese di Fontana. Immagini e video

Fontana a New York _Artslife

New York rende omaggio a un grande innovatore dell’arte contemporanea, l’italo-argentino Lucio Fontana con due mostre da non perdere: l’importante retrospettiva “Lucio Fontana: On the Threshold” al MET Breuer e “SPACIAL EXPLORATIONS – Lucio Fontana and the avant-gardes in Milan in the 50’s and 60’s” all’Istituto italiano di cultura (IIC)

Le sue innovazioni lasciano senza parole”, ha scritto il critico Holland Cotter sul New York Times. E ancora: “la sua arte sembra venire da un altro pianeta”. O dallo spazio, si può legittimamente dire, visto che Lucio Fontana è anche il leader dello Spazialismo, “un movimento che intendeva fornire un’interpretazione metaforica e fantastica della relazione fra arte e scienza, alla luce dello sviluppo della fisica atomica e quantistica e dell’esplorazione dello spazio”, come si legge nella presentazione della mostra all’IIC. È una bella coincidenza, fra l’altro, che questa celebrazione di Fontana e degli altri protagonisti italiani dell’avanguardia basata a Milano negli Anni Cinquanta e Sessanta avvenga nello stesso anno del cinquantesimo anniversario della conquista della Luna. Proprio la Luna è al centro di una delle maggiori opere esposte al MET Breuer: “Concetto spaziale: la Luna a Venezia” (1961), dove sulla tela Fontana ha attaccato pezzi colorati di vetro di Murano.

Ma a stupire il pubblico al MET è tutta la vasta gamma di tecniche e materiali usati da Fontana: non solo gli iconici tagli e buchi, ma anche le ceramiche dalle forme aliene e dai colori pazzi, l’impiego del neon, le grandi installazioni in cui ci si può immergere come l’“Ambiente spaziale a luce rossa” e i quadri/sculture di rame come “Concetto Spaziale, New York 10” (1961) dove i lunghi squarci verticali ricordano la silhouette dei grattacieli di Manhattan.

Lucio Fontana a New York (foto Maria Teresa Cometto)

Lucio Fontana a New York (foto Maria Teresa Cometto)

Fontana era stato qui a New York nel 1961 a presentare la serie delle sue Venezie. Rimase affascinato dalla Big Apple: “New York è più bella di Venezia!“, scrisse. “I grattacieli di vetro paiono delle grandi cascate d’acqua, che cascano dal cielo. Di notte è una grande collana di rubini, zaffiri, smeraldi”. Tornato in Italia, produsse il ciclo Metalli spiegandolo così: “Come faccio a dipingere questa terribile New York? Mi sono chiesto. Poi tutt’a un tratto m’è venuta un’intuizione: ho preso delle lamiere di metallo luccicante e mi sono messo a lavorarle, ora rigandole verticalmente per dare il senso dei grattacieli, ora sforacchiandole con un punteruolo, ora ondulandole per creare cieli un po’ drammatici, ora riflettendoci dentro un pezzo di stagnola colorata, per ottenere dei bagliori tipo neon. Ed ecco: ho creato dei quadri di lamiera un po’ effettistici, questo è vero, ma a me sembra che nessun’altra materia riesca così bene a dare il senso di questa metropoli tutta fatta di vetri, di cristalli, di orge di luci, di bagliori di metallo».

Il dialogo fra New York e Milano – dove Fontana tenne il suo studio dal 1952 fino al ’68 (l’anno della sua morte) -, fra l’America e l’Italia era stato il tema della mostra “NEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’America”, allestita all Museo del Novecento e alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala nel 2017. Il suo curatore Francesco Tedeschi è lo stesso che ha curato l’attuale mostra all’Istituto italiano di cultura di New York: “È stato in quell’occasione“, spiega, “che è nata l’idea della collaborazione fra l’IIC e la banca Intesa Sanpaolo, dal cui patrimonio artistico vengono tutte le opere esposte su Park Avenue, oltre a due di quelle al MET” (la già citata “Concetto spaziale: la Luna a Venezia“, 1961 e “Concetto spaziale: attese“, 1967).

Lucio Fontana a New York (foto Maria Teresa Cometto)

Lucio Fontana a New York (foto Maria Teresa Cometto)

Partner principale della mostra al MET Breuer è invece la Fondazione Lucio Fontana ( www.fondazioneluciofontana.it ), che conserva e valorizza tutto il patrimonio dell’artista.

Fino al 14 aprile:
“Lucio Fontana: On the Threshold” al MET Breuer
Madison avenue & 75th Street
https://www.metmuseum.org/exhibitions/listings/2019/lucio-fontana-on-the-threshold
“Struttura al neon per la Nona Triennale di Milano”(1951)
nella galleria 913 al The Met sulla Quinta avenue
“Lucio Fontana: Spatial Environment” (1968) a El Museo del Barrio
1230 Quinta avenue (104-105th street)
http://www.elmuseo.org/LUCIO-FONTANA/
Fino al 6 marzo:
“SPACIAL EXPLORATIONS – Lucio Fontana and the avant-gardes in Milan in the 50’s and 60’s” all’Istituto italiano di cultura
686 Park avenue
https://iicnewyork.esteri.it/iic_newyork/it/gli_eventi/calendario/2019/01/spacial-explorations.html

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Autore

- Dal 2000 vive a New York. Scrive per il “Corriere della Sera” e per “Grazia”. Ama l’arte e la musica jazz. Ha scritto alcuni libri, fra cui: “La Marchesa Colombi - La prima giornalista del Corriere della Sera” (BluEditoriale 1996), Figli & Soldi (Sperling & Kupfer 2008 e 2011, con Glauco Maggi) e “Tech and the City” (Guerini 2013, con Alessandro Piol).


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