Meeting Art
Pubblicato il: ven 25 Gen 2019
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Il grigio di Winterreise nell’ultima creazione di Preljocaj

Ieri sera, 24 gennaio,  alla Scala di Milano c’è stata la prima internazionele di Winterreise, la più bella raccolta di lieder di Franz Schubert nonchè uno dei massimi esempi del romanticismo musicale tedesco, coreografata da Angelin Preljocaj.

In questa raccolta contraddistinta da intensità e senso drammatico che supera di gran lunga altri lavori del musicista viennese vi è una grande sensazione di angoscia, solitudine, disperazione che sfociano in un pessimismo cosmico che guida il protagonista dei testi di Muller alla morte.
Il famoso coreografo francese però nella sua interpretazine attraverso il corpo e il movimento non ne ha voluto dare affato una visione narrativa, approcciando alll’opera di Schubert in senso globale, consideando il gruppo dei 24 lieder come fossero un’entità unica.
Premesso che non è cosa facile creare danza su musica da lieder, Preljocaj si è avvalso della partitura musicale del pianoforte, affiancata da quella della voce, che come da lui affermato produce naturalmente degli spazi vuoti, dei silenzi, che per lui sono fondamentali e di cui ne sente la necessità.
Si è avvalso anche di 12 danzatori dell’organico scaligero scelti accuratamente per la loro precisione, energia e sensibilità. 12 danzatori dotati anche di corpi in grado di esprimersi secondo canoni di modernità, in termini di presenza scenica, di stile intepretativo più libero, senza stereotipi. E in questa scelta non ha sbagliato affatto.


Nel suo lavoro ha incluso anche una scelta accurata per quanto riguarda le scenografie inclini ad impiegare toni bianchi e grigi per rievocare la neve ed il ghiaccio, dando una sensazione di astratto al tutto. Anche i costumi portano la firma di Preljocaj, che ha privilegiato le tonalità autunnali, il grigio fumo scuro ed il colore petrolio, come se i corpi dei danzatori ne risultassero cosparsi.
Risultato? Se proprio dobbiamo essere sinceri, un po’ deludente.
Preljocaj non riesce a trasmettere la sensazione di quell’inverno che l’amante deluso delle poesie di Muller attraversa come fosse l’evocazione dell’ordinario orrore dell’esistenza quotidiana. Quello sforzo che dobbiamo compiere ogni giorno per vivere ed accettare la vita così com’è, senza sapere il perchè. Quello sforzo che dobbiamo fare per superare le delusioni ed i contrasti. Sia nella musica di Schubert che nelle parole di Muller si evoca tutto questo con un confronto continuo tra l’illisorio della fantasia e la realtà della vita stessa. Come tradurre tutto questo in danza? Difficile, anzi difficilissimo. E i ballerini, di cui nessuno incarna il solitario viandante, bravissimi nelle loro esecuzioni perfette, sembrano un po’ fuori dal contesto, se non in qualche raro caso.


Sulla scena si assiste ad una progressione di colore che da quello più scuro dell’inizio porta a tinte più colorate, arancioni e rosa, che va intesa come un miraggio, paragonabile a quando in un deserto sembra di scorgere un’oasi, ma come in quel caso si tratta solo di una salvezza illusoria. Preljcaj, che è un lettore insaziabile di testi letterari, saggistici e filosofici, nonchè un grande amante del cinema, frquentatore di gallerie d’arte e di studi di artisti, non si è mai negato alcun genere di esperienza nella vita, soprattutto per quanto riguarda lo studio delle leggi fondamentali del movimento del corpo umano, per questo la sua ricerca è molto sofisticata. Ma in questo caso sembra lo sia stata troppo. Senza dubbio il suo Winterreise è uno spettacolo per pochi eletti, proprio come lo è la musica da camera.
Il suo alfabeto gestuale, sempre attento all’esigenza di una forma chiara e di una scrittura accurata qui sembra stanco, e che si avvalga di canoni già troppo usati, poco innovativi e per questo ahimè talvolta un po’noiosi.
Certo, anche in questa creazione non mancano le migliori caratteristiche del suo modo di coreografare: tattilità, sensualità, contatto con la pelle sono sempre forti e presenti, ma questa volta sembra mancare il mordente, quella vitalità che spiccava nei suoi lavori migliori come Le Parc, Annonciation ed anche nella Stravaganza, la cui ultima messa in scena è stata proprio ad opera degli allievi dell’Accademia della Scala nell’aprile 2018.


Grandi applausi comunque alla fine da parte di una platea che vantava nomi importanti come quelli di Carla Fracci, Luciana Savignano, e perfino Eleonora Abbagnato direttamente da Roma.
Lo spettacolo sarà in scena fino al 9 marzo.

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Autore

- Nata a Genova, assieme agli studi classici intraprende quelli della danza. Dopo la Laurea in Giurisprudenza, nel 2001 consegue il diploma in” Regia teatrale” presso l’Accademia Naz. Di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. É stata assistente alla regia di importanti registi teatrali tra cui Gabriele Lavia e Mario Missiroli. Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dal 2005 al 2013 ha lavorato per IL GIORNALE (critico di teatro e danza) e collaborato con le riviste SIPARIO, TUTTO DANZA. Dal 2014 al 2017 è stata redattore cultura/spettacolo LIGURIA NOTIZIE. Ha insegnato all’Università degli Studi di Genova – DAMS – Polo Imperia. Ha pubblicato due libri, INCONTRI davanti e dietro la quinte (Premio letterario “La mia storia 2014″) e “Stelle della danza sotto il cielo di Nervi” ed. Cordero, 2017. LA sua commedia “Un tavolo per quattro” ha vinto il 2° Premio Efesto Città di Catania Edizione 2016 – Sezione Teatro


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Displaying 1 Comments
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  1. LUCIO PERES ha detto:

    Lux:
    Per niente d’ accordo: spettacolo straordinario per inventiva ed eleganza! Inaspettato ed originale nel suo quasi essere un passo a 3 voce-pianoforte-dnzatori!
    Ogni lied una sorpresa! Finalmente Angelin ha ripreso a creare vere e pregne coreografie, dopo gli scivolamenti addirittura verso la Non-Danza di LaFresque e Still Life…

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