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Pubblicato il: mer 16 Gen 2019
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Una delle mostre più belle del 2018? Picasso in Blu, Rosa e Ocra a Parigi. Le foto

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Osay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Una delle mostre più belle dell’anno scorso (giusto appena terminata)? Picasso. Blu e rosa (18 settembre 2018 – 6 gennaio 2019) andata in scena nel secondo semestre espositivo al museo d’Orsay di Parigi. Un evento davvero unico dedicato ai periodi blu e rosa di Pablo Picasso. Una mostra che ha riunito grandi capolavori mai stati insieme, e al contempo ha proposto una rinnovata lettura degli anni 1900-1906, periodo cruciale della carriera dell’artista che nessun museo francese aveva finora trattato nel suo insieme.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Osay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

La presentazione di questa mostra al Musée d’Orsay ha dimostrato il desiderio di includere il giovane Picasso nel suo tempo e riconsiderare la sua opera sotto il prisma della sua appartenenza al XIX secolo. La mostra ha riunito un cospicuo numero di dipinti e di disegni e aspira a presentare in modo esaustivo le sculture e le incisioni realizzate dall’artista tra il 1900 e il 1906. Nel 1900, a diciott’anni compiuti, Pablo Ruiz, che si firmerà presto Picasso, ha tutto del giovane prodigio. La sua produzione si divide tra quadri accademici, per giustificarsi agli occhi del padre, un professore che sogna per il figlio una carriera ufficiale, e opere più personali, in contatto con l’avanguardia barcellonese.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Osay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

È la sua pittura da salone che lo porta a Parigi: designato per rappresentare il suo Paese nella sezione spagnola delle opere pittoriche dell’Exposition Universelle, egli vi presenta una tela di grandi dimensioni, Ultimi momenti, ricoperta nel 1903 dal suo capolavoro Vita. Si apre allora un periodo di creazione intensa inframezzato dagli andirivieni dell’artista tra la Spagna e la capitale francese. Tra il 1900 e il 1906, l’opera di Picasso passa progressivamente da una ricca tavolozza di colori con accenti pre-fauvisti, che deve tutto tanto al post-impressionismo di Van Gogh quanto a Toulouse-Lautrec, alle opere quasi monocrome del «periodo blu», poi alle tonalità rosa del «periodo dei saltimbanchi» e alle variazioni ocra di Gósol.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Osay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

«Le muraglie più forti si aprono al mio passaggio»
Al suo arrivo alla stazione di Orsay nell’ottobre del 1900, Picasso s’immerge in una fervida attualità artistica: egli scopre i quadri di David e Delacroix, ma anche quelli di Ingres, Daumier, Courbet, Manet e degli impressionnisti. Il giovane pittore condivide con gli artisti della sua generazione una profonda ammirazione per Van Gogh, come dimostrato dalla trasformazione della sua pittura in chiazze di colori puri qualche mese dopo questo primo soggiorno parigino.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Gli autoritratti presentati gomito a gomito in questa sala sono rilevatori del modo in cui l’artista assimila e digerisce le influenze successive dei «maestri moderni»: nell’estate del 1901, il suo Autoritratto con cappello a cilindro rende un ultimo omaggio a Toulouse-Lautrec, alla vita notturna e ai cabaret; in Yo Picasso, si presenta come nuovo messia dell’arte: elegante, arrogante, provocante, paga il suo tributo a Van Gogh. Sette mesi più tardi, il suo Autoritratto blu rimanda ancora al pittore olandese, non più per la sua fattura, ma per la sua postura, quella di un genio incompreso celato da una barba rossa. Il suo confronto con l’autoritratto dipinto al suo ritorno da Gósol nel 1906 ci permette di misurare il cammino percorso dall’artista nel giro di qualche anno. Picasso vi sperimenta un nuovo linguaggio, che limita la sua tavolozza ad accordi di grigio e di rosa, e che riduce i tratti del suo viso all’ovale di una maschera.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Da Barcellona a Parigi, impronte spagnole
La rivelazione parigina del 1900 non è l’unica fonte di ispirazione del giovane Picasso. I suoi soggiorni a Malaga, Madrid, Barcellona o Toledo, tra due viaggi a Parigi, raccontano bene il suo attaccamento alla Spagna, e le sue opere realizzate all’inizio di questo secolo convocano tanto l’universo dei modernisti catalani quanto quello del Siglo de Oro spagnolo.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso partecipa alla frenesia artistica che si sviluppa attorno ad alcuni luoghi e pubblicazioni avanguardiste spagnoli verso il 1900. A Barcellona, il giovane artista si nutre della pittura dei colleghi più anziani, Santiago Rusiñol o Ramon Casas.
Passa gran parte del suo tempo al cabaret Quatres Gats, locale di alto livello della bohème barcellonese. Allo stesso tempo taverna, sala d’esposizione e circolo letterario, questo locale si basa sul modello del celebre Chat Noir parigino.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso vi inaugura il 1 febbraio 1900 la sua prima vera e propria mostra, saturando lo spazio con circa centocinquanta ritratti disegnati, realizzati in qualche settimana, e un olio su tela, Ultimi momenti, che presenterà poco dopo all’Exposition universelle del 1900 di Parigi.

A Madrid, dove si stabilisce nell’inverno del 1901 per alcuni mesi, l’opera di Picasso oscilla tra disegni di illustrazione nel filone modernista per la rivista Arte Joven e un dipinto più ambizioso, improntato di riferimenti a Vélasquez (Donna in blu).

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

L’esposizione alla galleria Vollard
Picasso arriva per la seconda volta alla stazione di Orsay nella primavera del 1901, portando tra i suoi bagagli alcuni pastelli e tele realizzate a Madrid e Barcellona. Il catalano Pere Mañach ha convinto Ambroise Vollard, celebre gallerista dell’avanguardia parigina, a organizzare un’esposizione del suo lavoro all’inizio dell’estate: una bella opportunità per uno straniero sconosciuto che parla appena il francese.

Nel suo studio sul boulevard de Clichy, dipinge senza sosta, realizzando fino a tre tele al giorno. Questa attività frenetica porta alla maggior parte delle 64 tele e di alcuni disegni esposti in occasione della mostra, inaugurata il 25 giugno in rue Laffitte.
Durante la mostra Picasso fa il contrario del pittore con cui condivide le pareti decorate della galleria: alle «spagnolate» del basca Francesco Iturrino, risponde con dei soggetti tipici della vita parigina, diurna o notturna.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

La mostra da Vollard chiude i battenti il 14 luglio. È un successo di critica, e le vendite sono di tutto rispetto. L’evento fa scoprire al pubblico parigino un Picasso che si appropria e reinventa gli stili e i motivi dei grandi artisti moderni, Van Gogh, Degas e Toulouse-Lautrec. Impressiona il giovane poeta Max Jacob che chiede di poter fare la conoscenza dell’artista.

Verso il blu
Dopo il successo della mostra da Vollard, l’autunno del 1901 marca per il giovane pittore un periodo di ritorno su di sé e un riorientamento della sua arte. Parallelamente al ciclo delle tele direttamente collegate alla morte di Casagemas, Picasso firma un insieme di opere toccanti contraddistinte in particolare dalla comparsa della figura di Arlecchino.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Picasso declina il suo Arlecchino appoggiato sui gomiti, pensieroso a un tavolo di bistrot, in un gruppo di tele dai formati e dai temi paragonabili. La loro iconografia attinge sia alle scene dei caffè parigini di Edgar Degas o di Edouard Manet e al mondo dei saltimbanchi che invaderà presto il suo universo pittorico.

Ma è da Henri de Toulouse-Lautrec, di cui ha appena appreso la morte, che Picasso prende soprattutto l’audacia delle composizioni ad arabesco. Le linee di contorno scure e le pennellate di colore conferiscono alle sue tele un «aspetto da vetrata» sottolineato dal critico d’arte Félicien Fagus nel 1902.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

«I blu dell’abisso»
Se il termine «periodo blu» evoca immediatamente la pittura, l’arte di Picasso è lungi dal limitarsi a questo mezzo. Pitture, sculture, disegni e incisioni sono il risultato delle stesse ricerche plastiche, della stessa ricerca di espressione del dolore.

Tra l’importante produzione grafica del 1902-1903, questi fogli, a pennino o a matita, presentano uomini e donne dai corpi sofferenti, smagriti, e mostrano la padronanza di una grande varietà di tecniche. Rivelano il virtuosismo di un Picasso disegnatore.
Le tele offrono molteplici varianti di blu. Per Picasso «era una necessità interiore dipingere così», ma probabilmente egli venne anche influenzato dalla sua abitudine di lavorare di notte con le lampade a petrolio.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Parallelamente alle rappresentazioni tragiche di miserabili le cui membra sono deformi come nei dipinti di El Greco, Picasso ritrae i suoi amici di Barcellona, portando su di loro uno sguardo benevolo e sarcastico a sua volta.

Picasso erotico
Di una notevole vivacità, al limite della caricatura, i numerosi disegni erotici realizzati da Picasso a Parigi e Barcellona fra il 1901 e il 1903 costituiscono un contrappunto sorprendente alle tele grevi e malinconiche dei miserabili del periodo blu.
Questi disegni protraggono l’esplorazione del mondo equivoco dei bordelli evocato parallelamente nella pittura con le figure delle prostitute del carcere di Saint-Lazare o con il ritratto di La Celestina inspirato da Carlota Valdivia, tenutaria di una casa di tolleranza di Barcellona.

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Orsay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Orsay di Parigi

Restate a lungo riservate, queste opere, per la maggior parte rapidamente abbozzate sul retro dei biglietti da visita dell’impresa del suo amico Sebastia Juñer Vidal, introducono una delle prime costanti dell’opera di Picasso: l’intrico permanente dell’amore e della morte.

erso il rosa
Fin dai primi mesi del 1905, e nel lignaggio delle opere eseguite nelle ultime settimane del 1904, la gamma di colori di Picasso si amplia.
Questo passaggio, diffuso, avviene prima di tutto senza grandi modifiche stilistiche delle figure, il cui manierismo e le cui distorsioni espressioniste sono comuni al «periodo blu».

Picasso Blu e Rosa al Museo d'Osay di Parigi

Picasso Blu e Rosa al Museo d’Osay di Parigi

L’artista realizza allora numerose tele ispirate da Madeleine, con la quale ha una relazione amorosa.
Questi ritratti permettono di seguire l’abbandono progressivo della monocromia blu a vantaggio di una tavolozza di colori sfumata che va dal rosso più vivo dell’abito della Donna con cornacchia al bianco latteo dell’incarnato della Donna con camicia.

Durante l’estate del 1905, il viaggio in Olanda risveglia un’attenzione nuova ai costumi tradizionali e ai paesaggi pittoreschi. I corpi prosperosi delle donne di Schoorl ispirano a Picasso un interesse crescente per gli effetti scultorei in pittura.

Saltimbanchi
Sviluppato contemporaneamente in pittura, disegno, incisione e scultura, il ciclo dei saltimbanchi si estende dalla fine del 1904 alla fine del 1905.
Vi si distinguono due tematiche principali: quella della famiglia, che inscena la paternità di Arlecchino, e quella del circo, che associa al personaggio della commedia dell’arte gracili figure di acrobati, di buffoni o di suonatori d’organetto.

Questi due approcci convergono nella grande opera a guazzo Famiglia di acrobati con scimmia, che presenzia all’esposizione della galleria Serrurier del febbraio 1905.
Ispirati dalla troupe del circo Medrano, situata all’angolo tra rue des Martyrs e boulevard Rochechouart, queste composizioni sono caratterizzate dalla loro gravità.

Picasso non si interessa tanto allo spettacolo, il più delle volte lasciato fuori campo, quanto al rovescio dello scenario, a questo mondo di mezzo che riconcilia la trivialità più ordinaria e la grazia più profonda.
Là dove ci si aspetterebbe movimento, leggerezza, allegria, l’artista pratica una pittura statica, compatta e malinconica che culmina in autunno nella Famiglia di saltimbanchi (i giocolieri) alla quale lavora dalla primavera. Questo grande capolavoro del 1905 appartiene alla collezione Chester Dale, le cui condizioni di lascito alla National Gallery of Art di Washington non consentono il prestito.

Dal rosa all’ocra
All’inizio del 1906, la pittura di Ingres, alla quale il Salon d’Automne del 1905 ha dedicato una retrospettiva, ispira a Picasso una grande composizione presto abbandonata, L’abbeveratoio, da cui il Ragazzo che conduce un cavallo proviene direttamente.
Un classicismo emergente permea poi la produzione dell’artista, mentre il «periodo rosa» vira all’ocra.

Queste tendenze sono confermate dal suo soggiorno a Gósol tra il maggio e l’agosto del 1906. Avviene allora un incontro singolare tra la sua opera e il grandioso paesaggio di questo villaggio isolato dei Pirenei catalani.
A contatto con la scultura romanica e con l’arte iberica – scoperta l’inverno precedente in una mostra al Louvre – Picasso inizia un ritorno alle sue radici, che accentua ulteriormente il suo interesse per l’opera di Gauguin.

Nel corso delle settimane si vedono emergere, nella scultura come nella pittura, semplificazioni rudi della forma e dello spazio che prefigurano e avviano le rivoluzioni plastiche future. Con la loro autorità intellettuale e il loro sostegno finanziario, Leo e Gertrude Stein favoriscono e assistono questa evoluzione in corso.

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Autore

- Classe 78. Laureato in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano


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  1. Cristina ha detto:

    A me risulta che sia alla Fondazione BEYELER a Basilea questa retrospettiva

    https://www.fondationbeyeler.ch/en/

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