meeting art istituzionale
Pubblicato il: mer 12 Dic 2018
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Edward Burne-Jones e Anni Albers, alla Tate trame d’artista in mostra

 

The Garden Court 1874-84, Oil paint on canvas, 1250 x 2310 cm, The faragindon Collection Trust

Edward Burne-Jones e Anni Albers, alla Tate Britain e alla Tate Modern trame d’artista in mostra, due artisti uniti dal filo rosso del telaio

Se vi trovate a Londra due sono le mostre da non perdere, entrambe targate Tate. Alla Tate Britain è in corso fino a al 24 febbraio 2019 Edward Burne-Jones. Pre-raphaelite visionary, un’importante retrospettiva su uno dei protagonisti della confraternita dei preraffaelliti. Alla Tate Modern, invece, è aperta fino al 27 gennaio 2017 la mostra su Anni Albers, artista e designer tedesca formatasi al Bauhaus.

Edward Burne-Jones (1833 – 1898) è stato una delle figure chiave dell’arte nell’epoca vittoriana nonché uno dei esponenti di spicco del preraffaellismo, portando il movimento verso esiti simbolisti che andarono a sostituire i primi intenti di riproduzione naturalistica con tecniche antiche. Burne-Jones si è servito di miti e leggende dell’antichità per dar vita a un mondo onirico e fiabesco, in bilico tra sonno e veglia, tra passato e contemporaneità, nella ricerca di una bellezza, letteralmente, da favola.

Inizialmente le ispirazioni principali erano desunte dal mondo religioso e medioevale, successivamente dai miti e dalla fiabe, ma in tutta la sua carriera Burne-Jones ha sempre inseguito un ideale di bellezza come antidoto al materialismo galoppante che dopo la rivoluzione industriale del ’48 aveva iniziato a invadere a macchia d’olio tutti i campi dell’esistenza umana, dal lavoro all’economia domestica, arrivando a toccare anche l’arte.

Love among the Ruins, 1870-3 Watercolour, bodycolour and gum arabic on paper, 96 x 152 cm Private collection

Edward Burne-Jones è stato pittore, ma anche designer, uno di quegli artisti che ha saputo valorizzare attraverso una ricerca tecnica coscienziosa e puntuale le più svariate tecniche: dal disegno alla vetrata, dal gioiello agli arazzi. Quella che la Tate Britain gli ha dedicato è una grande retrospettiva, la prima londinese dopo circa 40 anni.Nato e cresciuto a Birmingham, cittadina industriale, Burne-Jones ha studiato teologia a Oxford dove incontrò quello che divenne suo amico e sodale nell’arte, William Morris. L’amore per la letteratura e l’arte medioevale li accumunava nello spirito e negli intenti. Nel 1856 Burne-Jone decise quindi di abbandonare gli studi e riversare il suo entusiasmo per la teologia nell’arte, iniziando a dedicarsi al disegno sotto la guida di Dante Gabriele Rossetti. Il passaggio al colore arriva attraverso i suoi lavori in vetro piombato: le arti applicate saranno una costante durante tutta la sua carriera di pittore anche quando da un’estetica gotica porterà i suoi lavori verso ispirazioni più classicheggianti. Miti come quelli di Fillide e Demofonte o come quello di Perseo diventeranno spunti per quadri sospesi nel tempo, al pari di soggetti tratti dal ciclo bretone (Merlino e Morgana i protagonisti prediletti, in una rielaborazione di un tema caro ai simbolisti, quello della emme fatale) o dalle favole, come la Bella addormentata nella versione dei fratelli Grimm (illustrata in un  bellissimo ciclo di quattro pannelli intitolato The Briar Rose).

Quattro i viaggi di Burne-Jones in Italia: 1859, 1862, 1871, 1873. È stato proprio durante questi “Grand Tour” che l’artista ha potuto studiare da vicino l’arte rinascimentale italiana che è stata uno stimolo fondamentale per lo sviluppo della sua poetica. Ha saputo “rubare” la fisicità di Michelangelo e Signorelli (in lavori come The Wheel of Fortune, 1883), la grazia di Raffaello, il gusto per la linea di Botticelli (rintracciabili in opere come The Golden Stairs, 1880) e la forza espressiva (languida e sensuale) dei manieristi, Giulio Romano e Rosso Fiorentino.
Da Lorenzo Lotto, invece, sembra trarre la capacità di catturare la psicologia dei soggetti ritratti, amici e famigliari per lo più: la moglie Georgiana o la figlia Margaret, per esempio, quest’ultima ritratta vestita di azzurro sullo sfondo di un grande specchio curvo che sembra preso in prestito dal Parmigianino (l’autoritratto del 1524) o da Tiziano (Donna allo specchio).

Laus Veneris, 1873-8, Oil paint on canvas, 1194 x 1803 mm, Laing Art Gallery (Tyne & Wear Archives & Museums)

La retrospettiva si chiude con una sala dedicata agli arazzi. Burne-Jones era un artista che non faceva distinzione tra arti maggiori e arti applicate e ha utilizzato le proprie idee, le proprie intuizioni e una naturale inclinazione alla sperimentazione per lavorare i materiali più disparati. Esposti enormi arazzi dove prendono vita episodi biblici (l’Adorazione dei magi) come profani (ma pur sempre di matrice religiosa, come la ricerca di Santo Graal).
Per lui i materiali sono sempre stati fonte di ispirazione al pari di temi, soggetti e letteratura. Con Love among the Ruins, per esempio, crea una grande opera di tale finezza pittorica e coloristica da esser stata inizialmente scambiata per un dipinto a olio (equivoco che costò al quadro una verniciatura dannosa) quando invece era stata realizzata ad acquerello. Quella della bellezza e della poesia per Burne-Jones è stata una ricerca totale.

Anni Albers, 
Design for Wall Hanging, 1926
Gouache and pencil on paper
356 x 292 mm
Museum of Modern Art, New York, Gift of the designer
© 2018 The Josef and Anni Albers Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York/DACS, London

Un anno dopo la morte di Burne-Jones è nata Anni Albers (1899 – 1994). Gli esiti della loro ricerca artistica sono stati al contempo profondamente lontani e inaspettatamente vicini.
Anni Albers è stata un’innovatrice dell’astrazione sapendo unire l’antica arte della tessitura, cara anche a Burne-Jones, con il linguaggio dell’arte moderna. Come artista, designer e insegnante, ha saputo trasformare il modo in cui la tessitura era percepita, elevandola da medium a opera d’arte. Anni Albers ha iniziato a lavorare col telaio come studente del Bauhaus a Weimar (ha fatto il suo ingresso nella scuola nel 1922) e ha continuato a esplorare le possibilità offerte da questa tecnica durante tutto il corso della sua carriera, continuata poi negli Stati Uniti.
Proprio al Bauhaus ha conosciuto Josef Albers, che nel ’25 è diventato suo marito. Nel ’33, con l’avvento del nazismo, la scuola viene chiusa e la coppia scappa negli U.S.A. dove entrambi insegneranno al Black Mountain College in North Carolina, una scuola sperimentale e innovativa con un approccio interdisciplinare al centro del quale massima importanza era data alla pratica artistica.

Il lavoro di Anni Albers è stato di grande influenza per le generazioni successive di designer e artisti e la mostra alla Tate Modern esplora il suo rapporto con i diversi lati della creazione.
A dispetto della modernità su cui si fondava la scuola, al Bauhaus la disparità tra uomini e donne non era ancora stata superata. Anni iniziò il suo primo anno seguendo le lezioni di Georg Muche e successivamente quelle di Johannes Itten, alle donne però non era consentito l’accesso a determinate discipline -come, per esempio, l’architettura. Non potendo entrare in un laboratorio dedicato alla lavorazione del vetro con Josef Albers, Anni Albers iniziò senza troppa convinzione il corso di tessitura di Gunta Stölzl – chiamato anche “The Women’s Workshop”. Una scelta che le cambierà la vita. La stessa Gunta Stölzl ricreò diversi arazzi perduti di Anni Albers.

Nel corso della sua carriera Anni Albers ha esplorato le possibilità della tessitura utilizzando materiali diversi tra loro, spesso innovativi, per realizzare pattern geometrici ispirati alla matematica, alle scritture antiche e alla civiltà precolombiane – in special modo quella peruviana. Quello che colpisce di più nei suoi lavori e l’aspetto materico finale che prende vita dalle trame dei differenti filati intessuti tra loro.

Come designer, Anni Albers ha lavorato per l’architettura e per l’arredamento, realizzando tessuti che studiava sia nelle fantasie che nell’utilizzo dei materiali. Venne ingaggiata da Gropius per la progettazione di una serie di copriletti e di altri prodotti tessili (tra questi delle tende) per i dormitori degli studenti ad Harvard.

Dagli anni ’60 in poi si avvicina anche alla tecnica della stampa, realizzando pattern e composizioni che, oltre a essere tessute, finiva anche per diventare soggetti di stampe d’artista. Litografia e serigrafia con il passare del tempo hanno preso sempre maggior rilievo nel corpus della sua produzione. Bellissime le stampe geometriche della serie Mountainous, completamente bianche, o i labirinti della serie Meander, letteralmente ipnotici.


>> EDWARD BURNE-JONES
Tate Britain
24 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019

>> ANNI ALBERS
Tate Modern
11 ottobre 2018 – 27 gennaio 2019

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