meeting art istituzionale
Pubblicato il: sab 18 Ago 2018
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La maniera “spregiudicata” di Madame d’Ora, fotografa modernista fra Vienna e Parigi

ATELIER D’ORA | Self-portrait of the photographer d’Ora | 1929 © ullstein bild collection | Photo: Madame d’Ora – ullstein bild collection

ATELIER D’ORA | Self-portrait of the photographer d’Ora | 1929 © ullstein bild collection | Photo: Madame d’Ora – ullstein bild collection

Il Leopold Museum di Vienna celebra l’opera di Madame d’Ora, mondana ma originale interprete della fotografia europea del Novecento con una grande antologica, la prima a lei dedicata. Fino al 29 ottobre 2018

Madame d’Ora, nom de plume di Dora Philippine Kallmus (1881-1963), fu nel 1905 la prima donna ad essere ammessa alla Scuola applicata di Grafica, a Vienna, e nello stesso anno entrò a far parte dell’Associazione dei fotografi austriaci. Due dettagli che fanno di lei una figura importante in Austria e in Europa, considerando il contributo che ha portato allo sviluppo della fotografia artistica, nel corso della sua lunga carriera, che va dal 1907 al 1957.

Il Leopold Museum (in collaborazione con il Photoinstitut Bonartes di Vienna e il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo) la celebra con una retrospettiva a cura di Monika Faber e Magdalena Vukovic, che passa in rassegna le fasi che hanno contraddistinto la sua creatività, puntando l’attenzione sulla fotografia mondana e di moda, affiancando anche, da quest’ultimo punto di vista, importanti documentazioni d’epoca.

ATELIER D’ORA | In the Zwieback Fashion House | 1913 © ÖNB-Bildarchiv/picturedesk.com | Photo: ÖNB-Bildarchiv/picturedesk.com

ATELIER D’ORA | In the Zwieback Fashion House | 1913 © ÖNB-Bildarchiv/picturedesk.com | Photo: ÖNB-Bildarchiv/picturedesk.com

ATELIER D’ORA | Madame Agnès with a hat made of velvet with transparent brim | c. 1936 © Photoinstitut Bonartes, Vienna | Photo: Photoinstitut Bonartes, Vienna

ATELIER D’ORA | Madame Agnès with a hat made of velvet with transparent brim | c. 1936 © Photoinstitut Bonartes, Vienna | Photo: Photoinstitut Bonartes, Vienna

Ma prima di giungere a quelle luci sfavillanti, la Kallmus mosse i primi passi nella Vienna ancora asburgica d’inizio secolo, guadagnandosi una certa notorietà come fotografa ritrattista per i casati aristocratici e alto borghesi della città. In pochi mesi il suo atelier divenne l’indirizzo di riferimento per il ritratto fotografico. Al pari dei ritratti di Klimt (che ebbe l’opportunità di fotografare nel 1907), anche le fotografie di Madame d’Ora sono un ripensamento psicologico, una radiografia dell’anima, e molto spesso ne condividono l’estetica, come nel ritratto della pittrice Mileva Roller, vicino al Ritratto di donna del 1893, per il pallore dell’incarnato e l’espressione sospesa. Analogie che documentano come la d’Ora guardasse con attenzione al clima artistico della sua epoca.

ATELIER D’ORA | Gustav Klimt | 1907 © ARGE Collection Gustav Klimt / Permanent loan, Leopold Museum, Vienna | Photo: Leopold Museum, Vienna/Manfred Thumberger

ATELIER D’ORA | Gustav Klimt | 1907 © ARGE Collection Gustav Klimt / Permanent loan, Leopold Museum, Vienna | Photo: Leopold Museum, Vienna/Manfred Thumberger

 

ATELIER D’ORA | Mileva Roller | 1910 © IMAGNO, Collection Christian Brandstätter Images | Photo: Austrian Archives/IMAGNO/picturedesk.com

ATELIER D’ORA | Mileva Roller | 1910 © IMAGNO, Collection Christian Brandstätter Images | Photo: Austrian Archives/IMAGNO/picturedesk.com

Le sue fotografie, che affascinano con la loro eleganza e l’occasionale stravaganza, vengono richieste anche da numerose testate austriache e straniere. La particolarità dello stile della d’Ora è dovuta all’utilizzo della macchina fotografica a mano, che a differenza di quella montata su cavalletto, permette di ottenere immagini assai più dinamiche. Nel suo atelier passarono i grandi nomi della Vienna intellettuale e artistico dell’epoca: oltre a Klimt e alla Roller, anche Alma Mahler e Grete Wiesenthal, Alban Berg e Arthur Schnitzler. Accanto a loro, anche i maggiorenti viennesi dell’epoca: banchieri, commercianti, persino l’ultima Imperatrice Zita di Borbone-Parma.

L’Europa del primo dopoguerra conosce una considerevole espansione della moda, in virtù dell’affermazione della prima fase della società dei consumi che conoscerà l’apice negli anni Trenta; la pubblicità si fa sempre più martellante, e l’immagine ancor più dello slogan ne è il mezzo fondamentale. Nascono, o si rafforzano, le riviste di moda, e proprio una di queste rappresentò un punto di svolta per la Kallmus, che nel 1923 si vede offrire una collaborazione dalla prestigiosa rivista parigina L’Officiel de la Couture; decide quindi di trasferirsi in Francia, dove alterna il lavoro di atelier a quello per la rivista. Nelle sue fotografie d’Ora racconta il lato paradossalmente creativo e raffinato di quei controversi anni, che nascondono dietro i bagliori del consumismo, le tensioni sociali e il nascente nazionalismo che porteranno ai totalitarismi e alla Seconda Guerra Mondiale.

ATELIER D’ORA | Josephine Baker | 1928 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

ATELIER D’ORA | Josephine Baker | 1928 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

 

MADAME D’ORA (DORA PHILIPPINE KALLMUS), Elsie Altmann-Loos, 1922ATELIER D’ORA | Elsie Altmann-Loos | 1922 © Photoarchiv Setzer-Tschiedel/IMAGNO/picturedesk.com | Photo: Photoarchiv Setzer-Tschiedel/IMAGNO/picturedesk.com

MADAME D’ORA (DORA PHILIPPINE KALLMUS), Elsie Altmann-Loos, 1922ATELIER D’ORA | Elsie Altmann-Loos | 1922 © Photoarchiv Setzer-Tschiedel/IMAGNO/picturedesk.com | Photo: Photoarchiv Setzer-Tschiedel/IMAGNO/picturedesk.com

A Parigi, le sue modelle come Anna Pavlova, Eva Rubinstein o Josephine Baker, sono assai meno compassate delle aristocratiche viennesi; per questa ragione d’Ora sviluppa uno stile fotografico che fa largo uso dei contrasti luminosi, per esaltare pose decisamente sensuali. Nel corso di quegli scintillanti decenni, documentò anche il mondo del cinema e del teatro, con particolare attenzione a Maurice Chevalier, star del varietà dell’epoca. Un’epoca paradossale, a prima vista spensierata, che la mostra racconta anche attraverso abiti e accessori originali, e riviste di moda quali Vogue, Excelsior, L’Officiel.

ATELIER D’ORA | Maurice Chevalier | c. 1927 © Photoinstitut Bonartes, Vienna | Photo: Photoinstitut Bonartes, Vienna

ATELIER D’ORA | Maurice Chevalier | c. 1927 © Photoinstitut Bonartes, Vienna | Photo: Photoinstitut Bonartes, Vienna

Un’epoca che ebbe termine nel 1939, con l’invasione nazista della Polonia e l’inizio di un nuovo conflitto. Quando la Wermacht giunse anche a Parigi, d’Ora fu costretta a chiudere l’atelier e a rifugiarsi a Lalouvesc, piccolo villaggio di montagna, appena a sud di Lione. Qui rimase fino al 1945, e subito tocca con mano la tragedia che ha sconvolto l’Europa; appena rientrata a Parigi, infatti, ritrae l’attivista politico austriaco Viktor Matejka, reduce da sei anni a Dachau a causa della sua opposizione all’Anschluss nel 1938. E ancora, fra il 1948 e il 1954 realizza due toccati reportage: il primo, forse su incarico dell’agenzia ONU per i rifugiati, documenta la vita quotidiana di quelle famiglie in attesa di rientrare nelle loro case, spesso distrutte dai bombardamenti e costretti a condividere alloggi di fortuna, a volte messi a disposizione dall’amministrazione alleata; si tratta di fotografie intime, partecipate, fortemente empatiche del dramma che raccontano.

ATELIER D’ORA | In a refugee camp (Salzburg?) | 1948 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Nachlass Madame d’Ora, Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

ATELIER D’ORA | In a refugee camp (Salzburg?) | 1948 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Nachlass Madame d’Ora, Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

Altro reportage dal forte impatto, la serie Abattoir (Mattatoio), realizzata nel 1954 nei macelli parigini e caratterizzata da profonda crudezza. I corpi straziati degli animali uccisi con metodi industriali per il consumo umano, diventano metafore di quella che è stata la tragedia dell’Olocausto e in generale dello sterminio organizzato dal regime nazista; l’uccisione programmata di milioni di esseri umani, considerati alla stregua di carne da macello. Il reportage di d’Ora fu una delle prime manifestazioni dell’arte e della cultura per mantenere viva la memoria di quegli episodi d’ineffabile crudeltà, dai quali lei, di origine ebraica, si sentiva personalmente toccata.

ATELIER D’ORA | Severed calf’s head in a Parisian slaughterhouse | c. 1954 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

ATELIER D’ORA | Severed calf’s head in a Parisian slaughterhouse | c. 1954 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

Soltanto nei tardi anni Cinquanta d’Ora torna al ritratto fotografico, cui dedica le ultime energie prima di ritirarsi nel 1957. Quelli di Pablo Picasso e Jean Cocteau furono i suoi ultimi ritratti. Scomparve nel 1963, nella cittadina di Frohnleiten, in Stiria, non lontano da Graz. Ma il suo nome è ormai legato in perpetuo a un’idea di fotografia innovativa, che combina arte e marketing, eleganza e umorismo. E la maniera “spregiudicata” con cui ha ritratte tante donne, un po’ sulla scia dei nudi femminili di Klimt, hanno permesso di far nascere un nuovo approccio al corpo femminile da parte delle donne stesse, contribuendo al rafforzamento della coscienza femminista europea.

ATELIER D’ORA | Pablo Picasso | 1955 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Nachlass Madame d’Ora, Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

ATELIER D’ORA | Pablo Picasso | 1955 © Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg | Photo: Nachlass Madame d’Ora, Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg

MAKE ME LOOK BEAUTIFUL, MADAME D’ORA!

13.07.2018 – 29.10.2018
LEOPOLD MUSEUM
Museum Quartier,
Museumsplatz 1, 1070 Vienna, Austria

www.leopoldmuseum.org

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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