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Pubblicato il: mer 18 Lug 2018
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L’armonica invasione dello spazio percettivo. Agostino Bonalumi a Milano, le immagini

Agostino Bonalumi | Archivio Bonanumi

Agostino Bonalumi | Archivio Bonanumi

Bonalumi 1958-2013 è l’attesa antologica che testimonia l’operato creativo di un pioniere dell’arte astratta italiana. In mostra i quadri, le sculture, le installazioni che hanno consacrato Agostino Bonalumi tra i massimi artisti del dopoguerra, anche a livello internazionale. Dal 16 luglio al 30 settembre a Palazzo Reale, Milano

“Tutto questo processo di coscienza pittorica, senza soggetto, è tuttavia basato su un’entità: la luce. Questa illumina i rilievi, crea ombre e riflessi, appiattisce ed esalta superfici, dà quindi esistenza al dipinto”

Germano Celant

Lo puoi sentire come un respiro che pulsa. Prima incerto, poi pienamente definito nella sua forma conclusa, programmata, inevitabile. Emerge come da un abisso, da un porto sepolto in uno spazio piatto, la cui superficie uniforme si screpola di increspature solo all’apparenza casuali. Ed infine spunta lieve come un’isola che sboccia, che si scrolla di dosso il peso della gravità e si impone conquistando spazio.

Agostino Bonalumi, Rosso

Agostino Bonalumi, Rosso

Possiamo viverla così l’arte astratta di Agostino Bonalumi (1935-2013): un’inesauribile tentativo di conquistare spazio. Forme e modalità di conquista cambiano e si affinano negli anni, lungo una carriera durata più di ’50 anni. Resta chiara invece l’intenzione di superare la pittura, che a dire il vero già negli anni ’60, quando Bonalumi si affaccia al sistema dell’arte, viveva una sua radicale trasformazione con l’avvento e il consolidamento dell’informale. Ma l’artista lombardo si schierò fin dagli esordi giovanili contro quella materia impastata di colore giudicata troppo forma e poca percezione. Da li in poi sarà una scalata verso l’olimpo percettivo.

Bonalumi 1958-2013 racconta il percorso artistico di Agostino Bonalumi dagli esordi milanesi del 1958, passando per le sperimentazioni e le grandi mostre degli anni 60 e 70, fino alla consacrazione internazionale e agli ultimi cicli creativi. Ispirato dall’insegnamento spaziale di Lucio Fontana, riuscì a fare suoi i dettami innovativi senza scadere nella tradizione del nuovo, elaborando un proprio e distintivo linguaggio artistico. Fondamentale anche la collaborazione con Enrico Castellani e Piero Manzoni, con i quali fonderà la rivista Azimuth e si distinguerà come iniziatore di una nuova arte.

Agostino Bonalumi, Rosso e Nero | Artslife

Agostino Bonalumi, Rosso e Nero | Artslife

 

Agostino Bonalumi, Grigio | Artslife

Agostino Bonalumi, Grigio | Artslife

L’idea di una pittura bidirezionale, in grado essere contemporaneamente dentro e fuori di sé, lo affascina a tal punto da forzare i limiti pittorici. Soprattutto quelli propri della tela, spingendosi fino ad una zona di confine dove l’acquisizione dello spazio porta il quadro sull’orlo della scultura. L’estroflessione sarà la cifra stilistica di un lavoro volto ad espandere la tela, la pittura, l’arte stessa. I quadri di Bonalumi sono creature ambigue, opere d’arte che sono prima oggetti che rappresentazioni, tele prima costruite che dipinte.

Agostino Bonalumi, Blu

Agostino Bonalumi, Blu

Sulle campiture (quasi) rigorosamente monocrome crescono linee e forme essenziali, spesso geometriche, tratteggiate con un’equilibrio armonico perfetto, figlie di uno studio e di un metodo mai casuale. Ovali panciuti che serialmente si moltiplicano, cuscinetti di una morbidezza suggerita che invitano ad una curiosità tattile difficilmente soddisfabile, linee guizzanti, traverse orizzontali ora spezzate ora continue. Questi alcuni degli strumenti del concerto sincopato di Bonalumi, regno del positivo-negativo, dove i vuoti hanno lo stesso valore della presenza e le ombre sfidano la luce in un dialogo sempre nuovo e infinitamente suggestivo. Lungo le sue cangianti trame si intuisce un ritmo nascosto ma studiato, un andamento ingannevole dalle innumerevoli varianti possibili che conduce a risultati visivi il cui tessuto matematico è chiaro. Possiamo pensare al complesso della sua opera come ad una grande proporzione, dai rimandi interni, ma anche dagli inaspettati collegamenti organici. Così lo racconta il curatore Marco Meneguzzo:

Bonalumi ha costruito proporzioni come se avesse scritto una unica, grandiosa partitura di cui ogni opera è al contempo frammento e unità. Frammento perché compartecipe dello sforzo di esaurire un linguaggio, costituendone un passaggio, quasi un “mattoncino di DNA” senza il quale non si può dichiarare compiuta l’impresa; unità perché in ciascuna opera si può riconoscere l’intero codice, decifrarlo e apprezzarne le innumerevoli possibilità che l’artista, intanto, va letteralmente costruendo passo dopo passo, opera dopo opera”

Agostino Bonalumi | Bonalumi 1959-2013

Agostino Bonalumi | Bonalumi 1959-2013

Superfici lisce, superfici ruvide; superfici piatte, superfici estruse; ombre solide, solidi in ombra; luci ingannevoli, inganni di luce. Bonalumi innalza la percezione e lo stimolo delle sue possibilità a carattere fondante della sua arte, il cui segreto, speriamo, possa esaurirsi nei nostri occhi e non nella sua mano. 120 opere in mostra, allora, per scovare le intuizioni e assorbire i significati di un artista capace non solo di estendere la tela, ma anche la coscienza di tutti noi.

Agostino Bonalumi, Grigio | Artslife

Agostino Bonalumi, Grigio | Artslife

 

Agostino Bonalumi, Struttura modulare bianca | Artslife

Agostino Bonalumi, Struttura modulare bianca | Artslife

Il sito ufficiale di Palazzo Reale per ulteriori informazioni.

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