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Pubblicato il: dom 28 Gen 2018
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Trump vuole van Gogh. Il Guggenheim gli offre il cesso d’oro di Cattelan

Donald Trump

Donald Trump

«E’ una faccenda molto delicata», ha detto Maurizio Cattelan, «con un sorriso beffardo», al Washington Post che gli chiedeva un commento sul suo water d’oro massiccio a 18 carati offerto dal Guggenheim al Presidente Donald Trump. In effetti, è molto delicata: perché il Presidente Trump, detto anche toddler in chief, il pischello che comanda, in verità aveva chiesto per arredare la sala ovale della Casa Bianca, secondo un’abitudine in uso fra i suoi predecessori e sempre soddisfatta, lo splendido Landscape with snow, Paesaggio con neve, di Vincent Van Gogh, realizzato dall’artista olandese nel 1888, durante il suo soggiorno ad Arles, in Francia.

La curatrice del Guggenheim, Nancy Spector, che non ha mai nascosto la poca simpatia per il tycoon, già subito dopo la sua elezione, con un commento poco carino su Instagram, ha risposto a Donna Hayashi Smith, che aveva avanzato la richiesta per conto del Presidente Trump, con una mail molto garbata e altrettanto ferma. Magari pure un po’ ironica, ma non bisogna essere troppo maliziosi: «E’ una faccenda molto delicata…».

Cattelan sulla sua tavoletta dorata

Cattelan sulla sua tavoletta dorata

Niente van Gogh. E’ troppo fragile, troppo delicato, per essere esposto alla With House, e quindi finire nella nuova dimora di uno che i giornali più cattivi si divertono a chiamare tiny-fingered, cioé che smanetta sempre, mette le dita dappertutto, come fanno i bambini. Meglio un bel water, anzi un water d’oro massiccio, vista la sua nota passione per questo metallo, che ha profuso a piene mani nelle sue varie case, nel jet privato, ma soprattutto sull’attico della Trump Tower nella Fifth Avenue, dove viveva prima di trasferirsi a Washington a comandare il mondo e bisticciare con Kim Jong un su chi ha il bottone più grosso. Il fatto è che il Presidente non adora soltanto gli oggetti d’oro, ma è anche un fanatico igienista, con una autentica fobia per i germi. E si dà il caso che il water in questione è perfettamente funzionante, installato al quinto piano del museo di New York, in un bagno aperto fino ad agosto 2017 ai visitatori, che sono stati più di centomila, incolonnati per giorni interi in lunghe file, solo per potercisi sedere sopra e fare i propri bisogni. Non crediamo che basti a rassicurare Trump il fatto che ogni 15 minuti, gli addetti del museo passassero per pulirlo. A tutto questo, bisogna poi aggiungere che i musei avevano sempre esaudito le richieste dei suoi predecessori: ai Kennedy lo Smithsonian di Washington prestò un dipinto di Delacroix, The Smoker, del 1923.

Cesso d'oro di Cattelan

Cesso d’oro di Cattelan

Agli Obama lasciarono addirittura 47 opere, fra le quali le pere di Rothko e Jasper Johns. A lui hanno offerto il water d’oro, realizzato nel 2016, battezzato «America» e definito dal suo stesso autore – guarda caso – «un simbolo della società degli eccessi e della ricchezza Usa». Sempre e solo coincidenze? Nella sua mail del 15 settembre, pubblicata dal Washington Post, Nancy Spector oltre a spiegare che il quadro di Van Gogh è troppo fragile per essere esposto nella dimora del Presidente, ci tiene a precisare che comunque era già stato prenotato da Bilbao. Al suo posto, offre «America», un gabinetto d’oro massiccio che adesso è disponibile «se il Presidente e la First Lady dovessere essere interessati a installarlo alla Casa Bianca». Il suo autore, Maurizio Cattelan, «sarebbe disposto a offrirla alla White House per un prestito di lungo periodo. Ovviamente si tratta di un’opera di grandissimo valore, e in qualche modo anche fragile, ma saremmo lieti di fornire tutte le istruzioni per la sua installazione e manutenzione». In allegato, Nancy s’è premurata di aggiungere una bella foto, se qualcuno non avesse capito bene di cosa stiamo parlando.

Il lavori di Robert Rauschenberg e Alma Thomas, nella White House di Barack Obama

Il lavori di Robert Rauschenberg e Alma Thomas, nella White House di Barack Obama

Il Rothko concesso in prestito a Obama

Il Rothko concesso in prestito a Obama

E poi, fra le coincidenze che piacciono a chi ci legge una perfida ironia in questa mail, c’è la figura di Maurizio Cattelan, 57 anni, il più dissacrante e irriverente artista italiano contemporaneo, autore de la «Nona ora», che mostra Papa Paolo Giovanni II colpito da un meteorite, di Love, la mano senza dita tranne l’indice medio alzato, esposta davanti al Palazzo della Borsa di Milano, o di Hin, la scultura che ritrae Hitler in ginocchio che prega con gli occhi commossi, battuta all’asta da Christie per poco più di diciasette milioni di dollari. Con il water d’oro non siamo a questi livelli. Il suo valore si aggirerebbe sul milione di dollari. In ogni caso, dal 15 settembre a oggi, Donna Hayashi Smith non ha ancora dato una risposta a nome del Presidente, che si è rifiutato di lasciare qualsiasi commento pure a quei ficcanaso del Washington Post. Verrebbe da pensare che ha rifiutato, sdegnato, l’offerta del Guggenheim. Peccato. Un grande presidente come questo si merita perfettamente l’arte del suo tempo. Che non è un’arte minore. Ma quella classica, che sta tornando in auge, sembra più adatta a quegli uomini che sanno uscire dagli schemi del moderno capitalismo, reso così avido e incontrollabile dalla globalizzazione. Senza offesa per nessuno.

Trump

Trump

Cesso d'oro di Cattelan

Cesso d’oro di Cattelan

Donald Trump

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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