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Pubblicato il: mar 26 Dic 2017
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Libri: l’amore al centro della Top Ten di Natale. Ecco cosa leggono gli italiani

La liseuse Pierre-Auguste Renoir 1876

La liseuse
Pierre-Auguste Renoir
1876

Libri: l’amore al centro della top ten di Natale. Ecco cosa leggono gli italiani e qualche consiglio di lettura per chi volesse approfondire la Storia dell’Arte

Che cosa leggono gli italiani? A giudicare dalle classifiche di questo Natale, amano le storie d’amore, come dimostra Fabio Volo, scrittore praticamente inventato da quel genio di Beppe Cottafavi, il più grande editor italiano, che campeggia abbastanza incontrastato alla testa dei primi dieci già da un bel pezzo. E’ vero che dietro a lui ci sono due libri di autori stranieri, come «Origin» di Dan Brown, il thriller con il professor Robert Langdon, questa volta ambientato in Spagna, in cui il mondo dell’arte e della scienza si misura con la più alta tecnologia, e «Oltre l’inverno» di Isabelle Allende, ma il distacco è così forte da fare di Fabio Volo, l’unico vero best seller.

fabio volo

Al quarto posto, «L’uomo del labirinto», thriller di Donato Carrisi, e al quinto, l’immancabile Bruno Vespa per Natale, «Soli al comando», una sorta di condanna come quella dei cinepattoni: evidentemente ai lettori va bene così, e quindi viva Vespa, che per l’occasione sotto l’albero ci regala ritratti degli uomini e delle donne che hanno governato il mondo, a cominciare da Putin, senza dimenticare Stalin, e ficcandoci dentro un po’ di salsa italiana, tanto per gradire, da Renzi a Berlusconi, passando pure per Mussolini e Grillo, che magari deve ancora governare a casa nostra prima di pensare al mondo. Ma Bruno Vespa da buon cerimoniere è uno che si porta sempre avanti col lavoro.

Dopo di lui, si va ancora sul sicuro con «Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone», di Maurizio De Giovanni, al sesto posto, mentre Ken Follet è solo all’ottavo con «La colonna di fuoco», ultima puntata dalla saga di Kingsbridge, che diventa un grande polpettone di spionaggio cinquecentesco, attraverso intrighi, amori e vendette tra Inghilterra, Scozia, Francia, Spagna e Paesi Bassi. In mezzo, al settimo posto, ci sono le «Storie della buonanotte per bambini ribelli», un titolo che schiaccia l’occhiolino per Natale e la sua festa dedicata ai più piccoli, raccontando invece 100 vite di donne straordinarie.

Al nono c’è «Le tre del mattino», di Gianrico Carofiglio e al decimo, Alessandro D’Avena, «Ogni storia è una storia d’amore», che chiude perfettamente il cerchio dei primi dieci, ritornando sul motivo principale che domina la classifica dei top ten italiani: l’amore. Ce n’è un po’ in tutte le salse, perchè non manca pure nell’avventuroso romanzo di Ken Follet e fa capolino in quella di Carofiglio, che è la storia di un padre e di un figlio e di un incontro che li cambierà per sempre, ma che è soprattutto un intenso racconto incentrato sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell’amore e del talento.

longhi

Se questi sono i gusti certificati degli italiani, ArtsLife però si prende la briga di consigliare qualcosa di diverso e ha pensato a dei grandi libri sul mondo dell’arte, a cominciare dalla «Storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli», un critico famoso che va molto di moda adesso grazie al potere pubblicitario della televisione. In questo libro Caroli affronta cinque secoli chiave dell’arte occidentale, quelli dal Rinascimento ai giorni nostri: come spiega la Mondadori, «centinaia di capolavori appartenenti all’immaginario collettivo vengono proposti e sviscerati con un linguaggio semolicer, molto coinvolgente e fruibile da tutti». Si limita invece al diciannovesimo secolo Philippe Daverio con «Il secolo lungo della modernità», pieno di foto e contenuti in cui l’800 diventa un «museo immaginato», che assomiglia a un luogo in cui perdersi e sognare. Per chi vuole invece imparare avvicinandosi all’arte e al suo passato, due testi fondamentali: «Breve ma veridica storia della pittura italiana», di Roberto Longhi, un testo – pensate – preparato dal professor Longhi per i suoi studenti di liceo nel lontano 1914, e ancora adesso attualissimo, tanto da essere considerato a tuttoggi un compendio insuperato e un manuale indispensabile, che raccoglie tutto quello che c’è da sapere, da Giotto alla pittura ottocentesca; e «La storia dell’arte», di E. H. Gombrich, un superclassico del genere con una impareggiabile chiarezza espositiva per chi sente la necessità di un primo orientamento nel mondo dell’arte, dagli Egizi al Novecento. Un altro classico, volendo, è «Storia della Bellezza», a cura di Umberto Eco, un percorso illustrato della cultura dal punto di vista iconografico ma anche filosofico.

gombrich

Ci sono poi tre libri particolari. Uno è la «Firenze dei viaggiatori», a cura di Franco Paloscia, lungo le tracce di una città diventata luogo di luminosa mitologia, elemento generatore di grandi idee e grandi capolavori, dove eventi e immagini coincidono, attraverso le tele di Van Wittel, gli acquarelli di Murray e di Smith e soprattutto di Turner con la splendida «Veduta di Firenze da San Miniato». Firenze com’era negli sguardi degli artisti. Poi vogliamo consigliarvi «Ricordi di un collezionista», l’autobiografia del più grande e famoso collezionista italiano, Giuseppe Panza, che comperò artisti della Pop Art, del Minimalismo, dell’arte Ambientale e Concettuale quando nessuno li voleva. Una chicca è «Vita d’artista», di Piero Manzoni, la Milano del boom economico raccontata fra aneddoti e verità nascoste da una delle figure più importanti del secondo Novecento.

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Ma per chi ama Milano, un consiglio personale, infine, che non c’entra più con l’arte. Alessandro Robecchi, uno degli autori di Crozza, ex Cuore dei tempi d’oro con Michele Serra, scrive dei thriller d’ambientazione milanese che ricordano con i dovuti paragoni quelli torinesi di Fruttero e Lucentini. Non c’è forse lo stesso pungente sarcasmo, e i personaggi seriali sono meno approfonditi e più macchiette. Ma il ritratto della città della Madunina, delle sue nevrosi e dei suoi vizi, è parecchio calzante. Lo dico, perché finite queste vacanze uscirà il suo ultimo libro, «Follia maggiore». E anch’io volevo partecipare alla saga dei consigli.

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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