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Pubblicato il: gio 09 Nov 2017
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Fumetti, una passione senza confini. Tintin è il re della Nona Arte

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Ci dev’essere un segreto nei fumetti, nella loro arte sequenziale, in quelle figure e in quei personaggi che si perdono nei sogni, come al cinema, se da un po’ di tempo gli capita tutto questo ben di dio, soldi e pubblico, alla faccia della crisi.

A Lucca la 51ma edizione di Comics & Games è stato un successo così straordinario con i suoi 243mila biglietti venduti, sfiorando il record del 2016 nonostante due giorni sotto la pioggia che avevano dimezzato i visitatori, che il Comune ha appena deciso che da ora in poi la manifestazione diventerà un Expo nell’ex caserma Lorenzini, e addirittura un museo albergo aperto tutto l’anno, mentre appena un anno fa una tavola di Tintin, il reporter inventato da Hergé, alias Georges Prosper Remi, è stato venduto dalla casa d’asta Artcurial alla modica cifra di 1,5 milioni, doppiando addirittura il suo valore massimo, attestato tra i 700 e i 900mila euro, appena un anno dopo aver timbrato il suo record con un altro disegno dello stesso autore, aggiudicato a 1,6 milioni questa volta da Sotheby’s.

Hergè, Tintin da record

Hergè, Tintin da record

D’altro canto bastava passare fra gli stand di Lucca per capire che questa passione, con le lunghe code alle mostre e i grappoli di lettori che si contendevano avidamente le copie dei classici di ogni epoca per le loro collezioni, è ormai uscita dai suoi confini. C’erano molti bambini, è vero, nel pubblico. Ma erano molto più numerosi i giovani e gli adulti, che poi sono quelli che hanno i soldi. Yellow Kid, il ragazzino con i denti sporgenti e la sua camicia gialla, che segna il battesimo dei fumetti alla fine del 1800 sulla rivista The Truth, e il Corriere dei Piccoli, allegato al Corriere della Sera per la prima volta nel 1906, appartengono davvero a un passato che è cambiato moltissimo.

Fino a qualche tempo fa il fumetto era quasi esclusivamente un oggetto per ragazzi di 12 anni, che se ne allontanavano già a 15. Ma l’hanno trasformato, dagli anni 50 in avanti, e soprattutto nei 60 e 70, le sue contaminazioni con la Pop Art, e i disegnatori come Jim Steranko con il suo Nick Fury, o Jack Kirby, e soprattutto Will Eisner, considerato il padre dell’arte sequenziale, che ne hanno alla fine elevato il lavoro artigianale.

Oggi, il fumetto è una industria che appartiene a tutti gli effetti al variegato mondo dell’arte, come il cinema, per intenderci. Solo così si può spiegare il successo a livello nazionale e internazionale di Lucca Comics, e il richiamo esercitato sui grandi nomi che è andato ben oltre i semplici numeri del rendiconto finale: 700 espositori, 90 location e 243mila biglietti venduti. A tutto questo però bisogna aggiungere che per la prima volta ha partecipato Netflix, con un suo stand, e sono intervenuti l’artista fantasy americano Michael Whelan con il suo realismo immaginario, il maestro del manga Tayo Matsumoto, il creatore della saga a fumetti The Walking Dead, Robert Kirkman, e poi Raina Telgemeier, Gabriele Salvatores, e tanti altri che hanno riempito mostre e dibattiti. Non sappiamo ancora quale sia stato il giro d’affari.

Presumiamo più che buono, visto che il Comune di Lucca dopo questi felici risultati ha deciso di investire 7 milioni di euro per aprire la Nuova Casa del Fumetto, che ospiterà esposizioni temporanee e mostre permanenti, e che «sarà in parte museo, in parte biblioteca, e in parte centro culturale, un luogo vivo dove disegnatori e grafici potranno dormire, lavorare e confrontarsi con il pubblico di appassionati, studenti e turisti».

Lucca vuole diventare la città del fumetto per tutto l’anno. E lo fa proprio perché il fumetto non è più solo patrimonio dei bambini. Il suo pubblico più importante ormai è quello degli adulti. Come testimoniano i prezzi con cui sono state vendute semplici tavole o le copertine degli autori, in questi ultimi anni. I record spettano a Tintin di Hergé: «Lo scettro di Ottokar» valutato 800mila euro è stato aggiudicato da Sotheby’s nel 2015 giusto per il doppio, mentre un anno dopo un disegno di 50 per 35 cm della storia «Uomini sulla luna» pubblicata nel 1954, che ritrae il momento in cui Tintin, il capitano Haddock e il fedele cagnolino Milou muovono i primi passi sul suolo lunare, è stato venduto per 1,5 milioni.

Tintin. Lo scettro di Ottokar

Tintin. Lo scettro di Ottokar

Hergé non è però il solo ad avere questo successo. Una copertina di Frank Frazetta per un libro di Edgar Rice Burroughts è stata comprata per 1,07 milioni di dollari, mentre poco meno è costata una sua altra copertina, disegnata negli anni 50 per un numero di Buck Rogers, giudicata troppo violenta e riadattata per un magazine di storie fantastiche. Nell’elenco dei pezzi pregiati, ci sono grandi personaggi dei fumetti come Superman e Spiderman e grandi nomi di artisti. Frank Miller, creatore e disegnatore della serie Sin City, con quel suo tratto particolate fra luce e ombra, dove il bianco è quasi abbagliante e il nero color pece, ha avuto un suo lavoro piazzato a 450mila euro.

Persino poco, visti gli altri prezzi, e considerato che Miller è ormai così famoso che nel 2005 la sua opera è diventato un film diretto, oltre che da lui, da Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, con un parterre di attori eccezionale, da Mickey Rourke a Bruce Willis e Clive Owen. Dopo Miller, la prima storica copertina di Spiderman di Todd McFarlane è stata venduta a 358mila dollari, una tavola di Superman del suo disegnatore Fred Guardineer a 286mila tre anni fa. Nello stesso anno l’Incredibile Hulk firmato da Herb Trimp è stato comprato invece per più di 650mila dollari.

Hugo PRATT

Hugo PRATT

Tutti questi soldi non sono riusciti comunque a far girare la testa a un mondo che comincia ad allargarsi, mantenendo salde e ben munite le sue roccaforti. America, Giappone e Francia (per molti lavori assieme al Belgio) guidano quest’industria. Ma anche l’Italia ormai sta diventando un Paese molto importante in questo campo. Hugo Pratt, Milazzo, Pazienza, ma anche Giardina con le sue tavole di stile francese hanno fatto scuola. E in questa nutrita schiera di disegnatori, ormai c’è un posto fisso per un nuovo padrone. L’arte.

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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