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Pubblicato il: lun 24 Lug 2017
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Il Centro Pecci cerca un nuovo direttore, tra giochi di potere e polemiche

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Chi sarà il nuovo direttore del Centro Pecci di Prato per l’Arte Contemporanea? Dal 24 luglio sarà attivo il bando per la scelta dell’incarico, ed è stato promosso persino un call internazionale per rendere la decisione più inattaccabile e il più ponderata possibile. Ma in realtà le schermaglie e le inevitabili indiscrezioni sono già cominciate da un pezzo.

L’attuale direttore, Fabio Cavallucci, ha mandato una lettera aperta all’assessore Simone Manganti e ai giornali per contestarne modalità e pressioni varie, parlando senza mezzi termini di «tentativi di condizionamento istituzionale», chiedendo al Comune di fare un passo indietro nelle scelte della Fondazioni per le Arti Contemporanee che gestisce il Centro Pecci: «Ho visto un assessore che con i toni e la sua presenza costante in Consiglio spinge la Fondazione ad avvallare decisioni già prese in altri luoghi», scrive l’attuale direttore, «senza dare ascolto ai dubbi dei singoli consiglieri, che sarebbero i reali detentori della facoltà di decidere. Ho visto usare gli argomenti del potere più che quelli della ragione. E’ sufficiente che sia il Comune a finanziare una fondazione per far sì che questa non abbia facoltà di prendere una libera decisione?».

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Fabio Cavallucci

Non è la prima volta che Cavallucci eleva questi lamenti, visto che negli ultimi aveva già protestato per alcune soluzioni assunte sopra la sua testa, come quella di non chiudere per ferie ad agosto il Centro o di organizzare due concerti nell’anfiteatro. Ma il vero motivo della polemica è probabilmente un altro, e cioé la scelta del nuovo direttore, un incarico al quale punta anche lui, benché il suo mandato stia per scadere. In realtà, era già scaduto a marzo, ma il Consiglio d’Amministrazione gli aveva chiesto la disponibilità a proseguire fino al 31 dicembre 2017.

Nel frattempo, ad aprile, era partita pure una petizione di professori e autorità pratesi per invitare chi di dovere a rinnovargli il contratto per altri tre anni. Non è che questa richiesta avesse avuto tanto clamore. E lo stesso Cavallucci forse deve aver a sua volta sospettato di essere già fuori dai giochi, se ha pensato bene di elevare i toni della polemica con questa lettera pubblica: «E’ un peccato che proprio a Prato non si applichi la benché minima ombra di quei principi», non marcando una «distanza di sicurezza della politica dalla cultura. Non credo che sia possibile costruire qualcosa di grande, e di veramente utile, se non si comincia con i principi della tolleranza e dell’ascolto».Centro-di-Arte-Contemporanea-Luigi-Pecci-Prato

Durante i tre anni del suo mandato, è stato aperto il Sensing The Wave, la struttura spaziale progettata da Maurice Nio da affiancare al vecchio edificio di Italo Gamberini, con una spesa, che lui ha sempre definito molto contenuta, di quasi quindici milioni d’euro. I progetti di Cavallucci non prevedevano solo l’esposizione dell’arte visiva, ma la valorizzazione di musica, teatro, danza, cinema, affinché il centro diventi «uno spazio per le arti contemporanee complessive». Bisogna avvicinare l’arte il più possibile alla società, ha ripetuto più di una volta in questi anni il direttore in scadenza: «Porteremo l’arte dove la gente vive e lavora. L’arte quando la si racchiude in un luogo la si fa morire».

Al di là delle intenzioni e del consenso ottenuto, per ora la riconferma di Cavallucci non sembra essere la prima scelta. In ogni caso è difficile capire oggi quale sia il destino del Museo. Il Centro Pecci è sicuramente una eccellenza italiana, fondato dal Comune di Prato e sostenuto interamente da fondi pubblici e gestito dalla Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana. La nomina del suo direttore ha dei precedenti polemici molto illustri, visto che l’ultima volta, nel 2014, prima della scelta di Cavallucci, Vittorio Sgarbi fece fuoco e fiamme quando venne a sapere di essere stato escluso dalla lista dei candidati. Si scagliò violentemente contro la commissione: «Ho tutti i titoli per fare il direttore. La commissione è criminale e abusiva. Non hanno titoli per giudicarmi».

In quella occasione, il critico d’arte minacciò anche di fare ricorso al Tar: «Mi dovranno chiedere scusa. Sono degli incompetenti assoluti, li porterò tutti in Tribunale». Da allora non sappiamo quante cose siano cambiate e Vittorio Sgarbi questa volta sia nella lista dei candidati. E’ un incarico di prestigio, più che di soldi: tre anni da direttore, per ottantamila euro lordi all’anno. E a dire il vero, un favorito c’era: Lorenzo Giusti, già direttore del Man di Nuoro ma ormai è “scappato via”:  pochi giorni fa è stato nominato direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo nel  triennio 2018-2020.
Il Centro Pecci, per ora, fa questo effetto.

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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