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Pubblicato il: mer 03 Mag 2017
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The Handmaid’s Tale, nuovo serial TV dal romanzo di Margaret Atwood: futuro (im)possibile?

The Handmaid’s TaleThe Handmaid’s Tale: dal romanzo di Margaret Atwood un nuovo serial TV che getta lo sguardo su un futuro (im)possibile? 

Ricordatevi di scegliere le migliori arance e assicuratevi sempre che il vostro padrone sappia chi le ha prese. Benedite il tempo e non sostate troppo sulla riva del fiume, è inappropriato per un’ancella che vive «sotto il suo occhio».
È appena arrivato sulla piattaforma di streaming televisivo Hulu (una delle prime a offrire un servizio di televisione on demand coniugato a un’attitudine social), l’attesa riduzione dell’acclamato romanzo di Margaret Atwood Il Racconto dell’Ancella: The Handmaid’s Tale.

La serie, già dalla “messa in onda” dei primi tre episodi ha avuto un ottimo successo di pubblico e ha spinto la critica a confrontarsi con i temi che la percorrono: l’oggettivazione del corpo femminile, la sottomissione della donna, l’uso del genere e della religione come arma di esclusione e violenza, il populismo come pericolosa deriva democratica. Temi che oggi, a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo (correva l’anno 1985), sembrano più attuali che mai.

In The Handmaid’s Tale una teocrazia dalle connotazioni fortemente patriarcali ha preso il potere in Nord America: La Repubblica di Gilead. Col pretesto del vertiginoso calo delle nascite il nuovo regime ha eliminato lo strumento democratico del Congresso e ha cancellato, in nome della procreazione come base dell’atto divino, ogni diritto umano.
Alla donna non è permesso avere un’istruzione, un lavoro ed è costretta a cedere tutti i propri averi al parente maschile più prossimo. Le poche donne che hanno dimostrato di essere fertili ma che vivono al di fuori dell’istituzione matrimoniale sono declassate al mero status di organismo biologico, private dei connotati d’individuo, persino del nome e, in accordo al passo della Genesi di Giacobbe e Rachele, costrette ad avere rapporti con gli ufficiali della Repubblica sposati a donne non fertili. The Handmaid’s TaleOmosessuali, medici e oppositori sono impiccati ai muri della città o inviati nelle “colonie”, luoghi in cui moriranno lavorando allo smaltimento delle scorie tossiche che inquinano il pianeta.
Quello di The Handmaid’s Tale è uno stato di terrore rigido e gerarchico, che opera secondo i principi del puritanesimo, ricordate gli occhi indagatori della comunità di Boston ne La Lettera Scarlatta di Hawthorne?

In The Handmaid’s Tale diventano un raffinato espediente narrativo: non abbiamo le telecamere orwelliane ma «occhi» che osservano, vigilano e riportano comportamenti inadeguati o minimi focolai di rivolta e dissidenza.
Il nostro punto di vista è quello dell’ancella Difred/Offred (nome temporaneo che indica il possedimento della donna da parte dell’ufficiale assegnato, “di Fred” e richiama la parola “offered”, offerta) interpretata dalla sempre più capace Elisabeth Moss (Mad Men, The One I Love).The Handmaid’s Tale Nel pilot veniamo a sapere di com’è stata strappata alla figlia e separata con la violenza dal proprio compagno per essere costretta a un agghiacciante training per diventare “ancella”.
Ogni episodio di The Handmaid’s Tale mozza il fiato, durante la visione dell’episodio le labbra tremano come sotto le cuffie puritane delle ancelle e le mani si annodano nervose come fossero costrette nelle cappe rosse che connotano la loro funzione.

I flashback legano il racconto distopico al reale, un contemporaneo così vicino a noi da far rabbrividire. Abbiamo assistito a desolanti campagne sulla fertilità e la procreazione, alla demonizzazione di diritti faticosamente acquisti come quello all’aborto, violenza e prevaricazione sulle donne affollano le pagine di cronaca nera.

Vedere tutto ciò normato da un regime distopico così vicino alle derive populiste ed estremiste che oggi sfiorano il potere non può che metterci in uno stato di disagio e allarme.
Dalla sopravvivenza al risveglio della coscienza, i primi tre episodi ci raccontano di come Difred abbia realizzato troppo tardi quello che è successo. Il contatto con l’ancella dissidente Diglen (Alexis Bledel, che abbandona la maschera di Rory Gilmore –Una mamma per amica– per abbracciare un ruolo più intenso e drammatico) le apre gli occhi: «in una vasca in cui la temperatura sale lentamente moriremmo bolliti senza accorgerci di nulla» la sentiremo sussurrare, ma sarà possibile sovvertire un simile ordine costituito?The Handmaid’s TaleMancano ancora sette episodi alla sua conclusione ma The Handmaid’s Tale si è già rivelata una delle produzioni più interessanti e meglio costruite dell’attuale panorama seriale. Il suo creatore Bruce Miller (E.R., The 100) ha attualizzato e reso fluida questa seconda riduzione dell’opera di Margaret Atwood, già portata sul grande schermo nel 1990, in una pellicola di culto con Natasha Richardson nei panni di Difred/Offred e Faye Dunaway in quelli di Serena Joy, la frustrata moglie del comandante.

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Autore

- Dopo la laurea in Lettere moderne e la specializzazione in Sociologia della Letteratura alla facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha studiato il lavoro di Pier Vittorio Tondelli e collaborato con la manifestazione Roma Noir. Ha partecipato come lettore a due edizioni della trasmissione “Amici Libri” condotta da Aldo Busi e gestito la pagina dedicata alla Cultura Avant-Pop delle Guide di Super Eva (prodotte dal gruppo Dada). Scrive di cultura indipendente sul suo blog http://onlyrecensionitoplaywith.blogspot.it/ e per ArtsLife si occupa di cinema.


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