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Pubblicato il: lun 12 Dic 2016
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A Venezia rivivono le avventure di Ippolito Caffi: intervista ad Annalisa Scarpa

Fino all’8 gennaio 2017, le sale del Museo Correr di Venezia, catapultano il visitatore nella prima metà del XIX secolo vista con gli occhi di uno dei più grandi interpreti del Vedutismo italiano: Ippolito Caffi (Belluno 1809-Lissa 1866). Da Venezia a Londra passando per Genova, Atene e Costantinopoli, la mostra veneziana ripercorre le tappe della vita del pittore veneto che, armato di spirito d’avventura e taccuino alla mano, girò mezzo mondo.  A raccontarcelo è la curatrice della mostra veneziana, Annalisa Scarpa.

Ippolito Caffi, Venezia, Museo Correr

Ippolito Caffi: Venezia, il molo al tramonto. 1864, olio su tela

150 dall’unità italiana, 150 opere in mostra a 150 anni dalla sua morte: non poteva esserci un momento più appropriato per dedicare una mostra al pittore più originale del vedutismo veneto dell’Ottocento…chi è Ippolito Caffi?

Caffi è un’artista proiettato nel secolo successivo. Dal periodo giovanile a quello più maturo, non denoti un’evoluzione di stile; infatti è difficilissimo datarlo in mancanza di appoggi documentari. La sua incredibile modernità però è data dalla luce che dà ai luoghi che dipinge. Caffi si fa suggestionare dalla luce dei posti che visita: Roma ha un certo tipo di luce, l’Oriente ne ha un altro; la luce viene interpretata in modi diversi, per arrivare poi alla Liguria, caratterizzata da una malinconia con questo spleen un po’ romantico di quasi tristezza. Poi c’è l’amore smisurato per Venezia, in tutte le sue sfaccettature, anche nelle luci delle battaglie.

Ippolito Caffi, Venezia, Vedutismo, Museo Correr

Ippolito Caffi,
Bombardamento notturno a Marghera, 25 maggio 1849,
Olio su tavola

Qual è la faccia di Venezia che il pittore ritrae nelle sue vedute?

Caffi ha un nuovo modo di vedere questa città, una visione ben più ampia rispetto a quanto accadeva prima di lui. Non ci sono più gli scorci ai quali ormai l’occhio era abituato, non viene più rappresentato un unico istante della giornata, l’artista rappresenta tutti i momenti della giornata.. Dalla mattina al pomeriggio, dal tramonto alla notte. C’è poi una particolare importanza data alla quotidianità della città lagunare, come ad esempio si denota nell’opera Venezia. Neve e nebbia nella quale, una Venezia impalpabile emerge indistinta dal Canal Grande consegnando all’osservatore uno scorcio di vita vera.

Amata odiata, vagheggiata e abbandonata: qual è il rapporto che Caffi ha con la città lagunare?

Inizialmente è stato un rapporto un po’ bizzarro. Quando entrò all’Accademia di Venezia, non sopportava la situazione. Era un’istituzione che a lui non andava bene perché, ad esempio, non sopportava l’accademismo, non credeva a tutti gli orpelli e alla struttura accademica nel senso deleterio che ritrovava a Venezia. Ed è anche per questo che in lui ardeva il sogno di andare a Roma, vedeva in questa tutta la novità. Se si pensa al Vedutismo e al Paesaggismo infatti, è li che nasce. È a Roma che Caffi diventa vedutista.

Ippolito Caffi, Roma, Venezia, Museo Correr

Ippolito Caffi, Roma: Campidoglio, 1856, olio su cartoncino intelato

In mostra al Museo Correr vediamo anche degli esempi di disegni realizzati dall’artista, momento fondamentale nella sua produzione…

Quella dei disegni è stata una piccola deviazione per mostrare come lavorava. Abbiamo messo solo sei taccuini; entrando nella prima sala il visitatore può vedere l’uomo viaggiatore e a destra il raffronto con quello che è successo durante la sua vita con Venezia e gli stimoli europei di quel momento. L’obiettivo era mostrare un po’ il suo lavoro: per tutti i suoi disegni ci sarebbe voluta una mostra a parte! Però, dare lo stimolo di come operava, secondo me è fondamentale. Ho deciso di aprire le pagine dei taccuini dove ci sono le figure perché è molto interessante veder come l’artista lavora in maniera post illuministica e romantica, mette l’uomo al centro della scena perché tu lo ritrovi, salvo rarissimi casi. L’uomo dà il calibro della proporzione e dell’architettura. Anche nei dipinti, soprattutto in quelli orientalisti. Caffi accompagna la figura dentro il quadro ed è veramente raro che non ci sia la figura umana; i disegni in mostra ne sono un exempla.

Le opere in mostra hanno tutte un formato quasi “tascabile”: come mai?

Caffi lavorava en plein air, soprattutto nelle opere piccolissime. Quelli in esposizione sono tutti quadri che erano rimasti nel suo studio. Vent’anni dopo la morte dell’artista, la vedova Virginia Missana ha donato le opere rimaste nello studio del marito; erano opere alle quali Caffi teneva molto dato che le utilizzava come parametro per le repliche successive. Osservando opere in mostra come il gruppo dei moccoletti a Roma, questa rappresentava il parametro di quello che a lui serviva per riprodurli dopo; i moccoletti sono stati fatti in quaranta versioni ed è difficile trovarne una uguale all’altra. In questo procedimento Caffi anticipa i tempi, possiamo definirlo un pre-impressionista. In mostra vediamo tutti cartoncini legati su tela; Caffi girava con questi cartoni e dipingeva ad olio e nella sua vita ha girato molto di conseguenza il materiale a disposizione era numeroso. Viaggiare con tela e telaio sarebbe stato impensabile quindi l’artista aveva un prisma di cartoncini che poi veniva portato in studio: la varietà delle opere di Caffi sta nella lavorazione che avevano in studio mentre la ricchezza del Muve è che sono tutti prototipi.

Ippolito Caffi, Venezia, Oriente, Museo Correr

Ippolito Caffi, Asia Minore, Hierapolis, 1844, Olio su cartoncino intelato

Come si inserisce la ricerca poetica di Ippolito Caffi nella storia dell’arte della seconda metà dell’Ottocento?

I notturni, la nebbia, la neve, la differenza tra mattino presto e sera tardi, questa gamma che sfuma da una percezione timbrica all’altra fino ad arrivare alle astrazioni pure di opere come Roma: Volo sul pallone. Ippolito Caffi esce da una scuola, però la sua interpretazione è personale e in anticipo rispetto al suo tempo. Gli altri artisti procrastinano il gusto canalettiano mentre Caffi va alla ricerca di qualcosa di diverso. I suoi panorami sono fotografici. È come se usasse un grandangolo e ampliasse il più possibile il suo punto di veduta. C’è una particolare attenzione alla prospettiva che, allo stesso tempo, modifica in base alle esigenze: un esempio lo si denota ne Il ponte di Rialto del 1845, è una visione surreale, Caffi ha creato delle prospettive perfette da palazzo a palazzo che in un secondo momento sono state compresse. Lo sguardo poi si perde tra i colori dell’orizzonte nella rappresentazione del pallone in volo su Roma: non c’è altro all’orizzonte. Non c’è architettura, Caffi esclude tutto ciò che è terreno. L’intelligenza dell’artista è stata proprio quella di porre un oggetto che fluttua nell’aria, che è in aria: questo è tipicamente impressionista.

Ippolito Caffi, Venezia, Roma, Museo Correr

Ippolito Caffi, Roma: volo sul pallone, 1847, Olio su cartoncino intelato

Ippolito Caffi, Venezia, Museo Correr

Ippolito Caffi,
Arrivo di Vittorio Emanuele a Napoli, 1860, Olio su cartoncino intelato

INFORMAZIONI UTILI

Ippolito Caffi. Tra Venezia e l’Oriente. 1809-1866

Museo Correr, Piazza San Marco, Venezia

Fino all’8 gennaio 2017

www.correr.visitmuve.it

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Autore

- Laureata in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali e specializzata in Arte Contemporanea all'università Ca' Foscari di Venezia


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