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Pubblicato il: lun 12 Set 2016
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Venezia 73. Frantz, il nuovo film di François Ozon. Intervista al regista francese

"Frantz" (2016), François Ozon

Frantz” (2016), François Ozon

Venezia 73. In Concorso nella selezione ufficiale della Mostra di Venezia, François Ozon ha presentato in anteprima mondiale il suo ultimo film, Frantz. Intervista e recensione.

L’uomo che ha commosso il Lido.

Potrebbe forse essere questo l’epiteto più calzante per descrivere François Ozon, fra gli artisti più apprezzati dell’orizzonte cinematografico contemporaneo, che arriva in Concorso a Venezia e riesce a far subito piangere il pubblico del festival.

>> François Ozon ha una reputazione che lo precede: sono passati più di vent’anni da quando ha abbandonato la carriera di modello per dedicarsi agli studi sulla settima arte e – in patria come all’estero – il suo estro artistico continua a convincere. La critica lo stima, è venerato dai più giovani e anche il pubblico d’essai riconosce importanti meriti alle sue indagini sull’uomo e sulla sessualità.

Venezia 73, Pierre Niney, François Ozon e Paula Beer nella Corte Moresca dell'Hotel Excelsior

Venezia 73, Pierre Niney, François Ozon e Paula Beer nella Corte Moresca dell’Hotel Excelsior

Sabato 03 settembre, il cineasta francese ha fatto tappa al Lido per presentare Frantz, dramma sentimentale a sfondo storico ambientato dopo la firma del Trattato di Versailles. Con lui, i protagonisti del film: Pierre Niney, indimenticabile Yves Saint Laurent per Jalil Lespert, e Paula Beer, ancora sconosciuta al grande pubblico, che si è aggiudicata il Premio Marcello Mastroianni (nel 2008 vinto da Jennifer Lawrence. Le porterà la stessa fortuna?).

Al termine della Prima guerra mondiale, in una cittadina tedesca, Anna si reca tutti i giorni sulla tomba del fidanzato Frantz, morto al fronte in Francia. Un giorno incontra Adrien, un giovane francese anche lui andato a raccogliersi sulla tomba dell’amico tedesco. La presenza dello straniero nella cittadina tedesca porterà non poco scompiglio.

Pierre Niney e Paula Beer in "Frantz", François Ozon

Pierre Niney e Paula Beer in “Frantz“, François Ozon

Intercettiamo il regista in uno degli angoli più suggestivi di tutto il Lido: la Corte Moresca, giardino privato all’interno dell’Hotel Excelsior, piccolo Eden con eleganti fontane e meravigliose piante esotiche. Quando arriviamo, la situazione è confusa: François è lontano, sotto un porticato, sembra che stia parlando su FaceTime (o forse si sta semplicemente scattando dei selfie?) e una troupe sta allestendo il set per un servizio fotografico.

>> Mentre attendiamo per non essere d’intralcio, si spalanca una delle porte di vetro affacciate sulla Corte e con passo felino ci passa a fianco Pierre Niney, seguito a ruota da una collezione invidiabile di abiti Dior e da un set di eleganti valigie in pelle nera marchiate Louis Vuitton. A quanto ci spiegano, il set fotografico è quello di Montblanc e l’attore è il protagonista dello shooting. Ci potrà mai essere al mondo qualcosa di più francese?

Pierre Niney in "Frantz", François Ozon

Pierre Niney in “Frantz”, François Ozon

Giusto il tempo per fumare una sigaretta e finalmente si avvicina il regista in persona, che – come se non fosse troppo assurdo per essere vero – saluta con un semplice “Bonjour!” e si sistema lievemente di profilo. “Nel caso si scattassero delle foto, preferisco essere preso dal lato sinistro” confessa a bassa voce, sorridendo dolcemente.

Era da un po’ di tempo che mi frullava per la testa un’idea particolare: volevo fare un film che avesse al centro un segreto impronunciabile, e ambientarlo in un periodo storico di per sé drammatico. Forse tutto è nato dalla piéce “L’homme que j’ai tué” di Maurice Rostand, in cui un francese porta delle rose sulla tomba di un soldato tedesco. Non appena ho scoperto questo punto di partenza ho lavorato voracemente all’idea.

François Ozon sul set di "Frantz"

François Ozon sul set di “Frantz

Oltre alla piéce di Maurice Rostand, alle origini del film c’è un’altra fonte: Broken Lullaby (L’uomo che ho ucciso), lungometraggio del 1932 di Ernst Lubitsch (che a sua volta si ispirò proprio alla piéce di Rostand). L’omaggio è dichiarato nei titoli di coda, ma in molti sono usciti indignati dalla proiezione stampa, accusando il regista francese di aver letteralmente recuperato il film di Lubitsch per tutta la prima parte della narrazione. C’è insomma chi parla di plagio, chi invece guarda l’operazione come a un’interessante ricostruzione contemporanea di un film amato dal regista (perfettamente in tema con il recupero nostalgico che quest’anno al Lido ha fatto furore).

Dal canto suo, il regista dice di aver concentrato la sua attenzione su altri elementi.

In Frantz si ritrovano molte delle mie ossessioni, ma il fatto di affrontarle in un’altra lingua, con attori differenti, in luoghi diversi dalla Francia, mi ha costretto a reinventarmi. Spero che questo abbia dato nuova energia e una nuova dimensione a quei temi. Prima di realizzarlo non avevo mai girato film di guerra o scene di battaglia né avevo mai filmato una piccola città tedesca o Parigi in bianco e nero, o ancora, in tedesco…

François Ozon, Pierre Niney e Paula Beer durante le riprese di "Frantz"

François Ozon, Pierre Niney e Paula Beer durante le riprese di “Frantz

È a proposito della questione linguistica che non si può non parlare di Paula Beer. La performance di Pierre Niney è straordinaria, ma il film si concentra principalmente sulla protagonista femminile, Anna, seguendone l’educazione sentimentale e il viaggio per l’Europa. Va da sé che la scelta dell’attrice si è rivelata fondamentale.

Non conoscevo nemmeno un’attrice tedesca, quindi abbiamo dovuto organizzare dei casting tradizionalmente intesi. Le mie ambizioni erano alte, cercavo una giovane Romi Schneider con l’eleganza della principessa Sissi. Quand’ecco che arriva questa giovane ragazza, che parlava giusto un poco di francese e aveva una straordinaria malinconia negli occhi… Mi ha convinto subito, principalmente perché Paula ha una presenza fortissima, ma allo stesso tempo la delicatezza di una ragazza di soli vent’anni.

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Per il regista francese è anche la prima esperienza con un racconto dall’importante dimensione storica, ma ha le idee ben chiare sul valore che ne consegue.

Non voglio girarci intorno, questa storia mi ha interessato per il risvolto contemporaneo. Il cinema ha l’opportunità di contribuire alla riflessione sul presente. La storia spesso è tragica e – come dice il proverbio – ripete sé stessa: comprendere il passato significa comprendere il presente. Con Frantz ho voluto spingere lo spettatore a interrogarsi su questioni come il nazionalismo, il patriottismo, la paura dello straniero… Di questi giorni più che mai attuali nei discorsi nazionali. Voglio pensare che in un qualche modo il film risponda all’odio sempre più frequente nei confronti delle altre culture. La cultura riunisce i miei personaggi, che nella tragedia riescono a comunicare grazie alla musica, alla letteratura, alla poesia. L’educazione può unire i paesi.

"Frantz" (2016), François Ozon

Frantz” (2016), François Ozon

Prima di chiudere, c’è ancora una curiosità che vale la pena soddisfare: qual è, per François Ozon, la più bella storia d’amore del cinema?

Splendor in the grass (Splendore sull’erba) di Elia Kazan, con Natalie Wood e Warren Beatty – risponde senza esitazione, mentre gli occhi gli si accendono come a un bambino – È una storia d’amore impossibile, ostacolata da una società puritana, quella americana, che impedisce loro di vivere il desiderio fino a farli diventare impazzire. È un amore triste, e proprio per questo è bellissimo.

Un amore bellissimo, come quelli raccontati dalla sua sensibilità artistica.

Per il pubblico non resta che aspettare l’uscita nelle sale, prevista per il 22 settembre.

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Autore

- Laureato in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano e Dottore in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l'Università degli Studi di Bologna. Multimedia freelancer. Aspirante camaleonte.


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