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Pubblicato il: lun 25 Lug 2016
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La fotografia di Nino Cannizzaro, linguaggio a km 0

Le Detroit Perdu

Le Detroit Perdu

Nino Cannizzaro è un fotografo di Palermo. Fa parte del collettivo SPontanea. Il suo sguardo è rivolto al paesaggio umano e urbano, un paesaggio che risuona dell’eco degli odori e dei colori, nonostante preferisca il bianco e nero, della Sicilia. Le immagini di Nino Cannizzaro sono intrise della sua terra (Vucciria Reload), del sapore amaro della quotidianità (Ronzio) e della storia che richiama Omero (Le Detroit Perdu). Ha scelto un linguaggio senza regole, non facile, carico e dettato dall’animo curioso e irrequieto e al contempo aspro e ricercato.

Nino Cannizzaro

Nino Cannizzaro

Nino Cannizzaro, come ti racconteresti fino al momento in cui hai incrociato la fotografia?
Ho sempre preferito le immagini alla parole. Sono più in sintonia con il mio temperamento irrequieto, con le passioni più morbose, con la mia difficoltà a trovare le parole giuste e ritrovarmi nelle immagini che palesano le cose più intense e complicate. Sono cresciuto con un padre appassionato di pittura, le visioni liberate sulla tela, uscite dai suoi libri d’arte, con un groviglio di emozioni che ho sempre avuto difficoltà a districare. Per questo forse la fotografia più che incrociarla l’ho cercata, almeno fino a quando lei non mi ha trovato.

Cosa è cambiato da quel momento e cosa ti ha spinto a continuare sulla strada della fotografia.
È cambiato tutto, anche se ci ho messo un po’ a rendermene conto. La fotografia mi tira fuori tutto quello che è meglio non resti dentro, che fa sempre bene guardare da altri punti di vista. In questo modo ho scoperto prospettive differenti. È cambiato il mio modo di guardare e lasciarmi guardare. Anche la relazione complicata che ho sempre avuto con me stesso e il mondo è migliorata. Più o meno
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Ronzio

Ronzio

Che cos’è la fotografia per Nino Cannizzaro.
Come direbbe un mio amico, la fotografia è il mio linguaggio a km 0. Parla per me, di me, di tutto quello che mi interessa, riguarda. Quando fotografo un ginocchio sbucciato non mi interessa quello che è successo al corpo, ma quello che emergerà dalla ferita.
 La fotografia mi da la forza di liberarmi dagli schemi che semplificano e impoveriscono tutto, dai limiti imposti da altri, da tutti i sogni e bisogni che non mi appartengono. Inizio a pensare che è anche molto di quello che devo ancora scoprire, soprattutto su di me. Ovviamente è anche quello che mi da il coraggio di resistere quando sembra tutto girare nel verso sbagliato.

Dunque la fotografia come espressione dell’anima?
Dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima, dei sentimenti più intimi e immateriali. In realtà quando fotografo – quello che vedo fuori è quello che mi porto dentro – a dirottare lo sguardo sono anche molto i sensi, quello che sente tutto il corpo, dalla pelle al cuore, passando per la mente e il fegato. Quindi sentimenti, emozioni, ma anche tante sensazioni fisiche. Diciamo che uso la fotografia per esprimere tutto, in particolare ciò che non saprei fare in altri modi.

Le Detroit Perdu¸

Le Detroit Perdu¸

Quanto conta per te ciò che è intorno e quanto invece la fotografia è anche sguardo sul mondo per comprendere ciò che ti è intorno.
L’osservazione del mondo è l’inizio di tutto, anche se poi non mi fermo al già visto, mi fermo solo quando sento quello che riconosco. È il ritmo della vita a dettare quello dello sguardo, quello dello scatto e quello che bisogna aspettare tutto il tempo necessario. La fotografia ha il merito di aver insegnato l’attesa ad un tipo irrequieto come me. Oggi l’attesa ha un sapore diverso.

Cosa e come c’entra la tecnica nella tua fotografia.
Sono un autodidatta e anche parecchio allergico a metodi e regole. Con la tecnica mi diverto, mi piace sperimentare, sfidare i limiti. Forse, è per questo che non cambierei mai la mia macchina fotografia che tengo in vita grazie al nastro isolante, con una super accessoriata ultimo modello che farebbe tutto al posto mio. Curo più la cultura dell’immagine che l’istruzione tecnica e quando fotografo un paesaggio, non penso agli accessori che mi offre la macchina fotografica ma a tutti i modi in cui hanno saputo vederlo i grandi fotografi tra cui Luigi Ghirri. Approfitto di tutte le mostre e le occasioni di incontro, dialogo e scambio per crescere. Dedico anche molto tempo a ricerca e preparazione, ma poi il resto dipende da troppi fattori che hanno poco a che vedere con la tecnica.

Vucciria Reload¸

Vucciria Reload

Quali sono stati i passaggi fondamentali per lo sviluppo della tua ricerca fotografica.
La ricerca del fotografo cammina parallela alla vita dell’uomo, ai piccoli momenti del quotidiano che scorgo per strada o su un quadro di Sironi, alle risorse a disposizione e gli stati d’animo che ne dettano l’uso. Ovviamente anche alla stampa che sperimenta sulla visione e lavora sull’immagine, fin da quando ho scoperto con Mario Giacomelli che può spingersi ovunque. Cerco di fare tesoro di chi ha da insegnare, badando più alla sensibilità che ai titoli. Non si finisce mai di imparare e l’umiltà va coltivata, come la capacità di sorprendersi, entusiasmarsi e non farsi condizionare da quello che sappiamo, al punto da accecarci su ciò che ignoriamo.

Quali le tappe fino ad oggi.
 Quali gli obiettivi.
Se ti riferisci a progetti, premi, mostre, collaborazioni, trovi tutto online, sul sito e il blog. Scrivo tutto li per tenerne memoria, perché il tempo e le risorse non sono tante e cerco di dedicarle al presente, senza pensare troppo al futuro, che non ha senso se non vivi in pieno tutto quello che viene prima. Tengo a continuare a godermi la fotografia insieme alle cose importanti della vita, da vivere in modo degno di essere definito tale, avendo attenzione verso me stesso e gli altri. Senza perdermi nelle sciocchezze e bassezze che sembrano ormai caratterizzare ogni istante della nostra esistenza, professione, passione, relazione.

Ronzio

Ronzio

Vucciria Reload

Vucciria Reload

www.ninocannizzaro.com

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Autore

- Giornalista professionista e curatrice, scrive di fotografia e politiche culturali


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