meeting art istituzionale
Pubblicato il: ven 08 Lug 2016
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L’estate da Fondazione Prada a Milano è con Theaster Gates e Nástio Mosquito

foto: Patrizia Varone

foto: Patrizia Varone

Due le mostre che la Fondazione Prada presenta a Milano dal 7 luglio al 25 settembre. “True Value” e “T.T.T.- Template Temples of Tenacity”, dedicate rispettivamente al lavoro di Theaster Gates e Nástio Mosquito, sono state concepite da Elvira Dyangani Ose come progetti autonomi che però includeranno installazioni, interventi site-specific, proiezioni ed eventi collettivi e musicali per coinvolgere attivamente il pubblico.

“True Value” di Theaster Gates (Chicago, Stati Uniti; 1973) riunisce in due spazi della Fondazione Prada una selezione di opere recenti e nuove commissioni realizzate per la mostra. La Cisterna ospita i lavori in cui l’artista esplora elementi del quotidiano all’interno dell’estetica e della cultura black.

L’opera di Gates è caratterizzata dalla convinzione secondo la quale gli oggetti comuni sono in grado di veicolare una conoscenza profonda, insita non solo nel loro aspetto materiale, ma evocativa anche delle esperienze legate al loro utilizzo. In questo senso, i materiali di scarto rappresentano la memoria collettiva e sono i catalizzatori di una riflessione politica ed estetica sulla riqualificazione culturale e sull’attivismo sociale.

Ad esempio, le manichette antincendio utilizzate contro i manifestanti all’epoca del movimento americano per i diritti civili degli anni Sessanta, o i pavimenti delle palestre di decine di scuole abbandonate in seguito alla diffusione di politiche neoliberali, sono stati trasformati in opere nelle quali il formalismo non è semplicemente un elemento estetico. La chiave della pratica artistica di Gates risiede in questa attitudine trasformativa, capace di trasmettere un valore universale simbolico.

Foto Patrizia Varone  Theaster Gates

Foto Patrizia Varone
Theaster Gates

Al primo piano del Podium, invece, Gates presenta True Value (2016), l’installazione che dà il titolo alla mostra e che consiste nella ricostruzione di un negozio di ferramenta abbandonato. L’opera raccoglie materiali, oggetti, strumenti di lavoro e utensili decontestualizzati rispetto al loro luogo di origine. Ricollocandoli in un ambito artistico, True Value sviluppa una nuova dimensione capace di creare uno spazio poetico e al tempo stesso pragmatico partendo dai materiali in vendita e dalle relazioni umane connesse al loro commercio e al lavoro. Il progetto espositivo rappresenta inoltre l’opportunità di scoprire alcuni luoghi culturali e commerciali nelle vicinanze della Fondazione, ponendo l’attenzione su storie locali, modelli socio-politici e realtà culturali marginali, che formano una possibile nuova cartografia degli aspetti meno noti di Milano.


Gli spazi espositivi accoglieranno una serie di incontri aperti al pubblico, dal titolo ”True Value in conversation”, sotto forma di dibattiti e letture, per trattare questioni centrali nel lavoro dell’artista come la capacità dell’arte nel trasformare le istituzioni, la riscrittura della storia e l’attivismo sociale.

Nella sua opera, Gates ha elaborato una pratica multidisciplinare che include una pluralità di linguaggi artistici – scultura, pittura, installazione, musica e performance – oltre ad azioni di sviluppo urbano e di coinvolgimento delle comunità locali. Gates ha lavorato come consulente per singoli e organizzazioni, per la progettazione e realizzazione di iniziative volte alla riqualificazione delle aree urbane più povere attraverso la fusione di pragmatismo e creatività, pianificazione urbana e “gesti artistici”.
A livello internazionale, nei progetti realizzati a Istanbul, Bristol e Kassel, si è concentrato sulla capacità dell’arte di rivitalizzare le tradizioni, intensificare i collegamenti tra le comunità e instaurare dialoghi e scambi di culture tra città. Fondatore dell’organizzazione non-profit Rebuild Foundation, Gates è docente al Dipartimento di arti visive dell’Università di Chicago dove coordina il programma “Arts and Public Life”.

Come afferma Elvira Dyangani Ose, curatrice di “True Value”: “Sarebbe un errore credere che l’attenzione di Theaster Gates verso la riqualificazione urbana, il sociale e la blackness si limiti unicamente alle comunità nelle quali i progetti sono realizzati. Al contrario, i segni immateriali di Gates, tanto quanto gli oggetti che produce e le esperienze che fa vivere, sono essenzialmente una ‘chiamata alle armi’, in grado di aumentare non solo la consapevolezza del bisogno di ciò che il poeta e teorico americano Fred Moten chiama ‘coalition’, ma anche il riconoscimento che ciò che colpisce quelle comunità, riguarda tutti noi: l’accettazione dell’idea secondo la quale siamo tutti uniti in un unico intento”.

foto: Patrizia Varone Nastio Mosquito

foto: Patrizia Varone Nastio Mosquito

L’altro artista presentato alla Fondazione Prada, nella mostra a cura di Elvira Dyangani Ose, è Nástio Mosquito (Luanda, Angola; 1981). Mosquito ha abbandonato la formazione da regista e operatore video per dedicarsi a un’originale pratica artistica che combina musica, video, installazione e performance. Affermatosi sulla scena internazionale per le sue performance irriverenti, Mosquito si pone spesso come un disinvolto showman che ricopre molteplici ruoli di presentatore, cantante, attore e impresario teatrale.

La sua pratica ruota intorno al tema dell’eredità culturale, che fonde in sé passato, presente e futuro, e che dunque si oppone a concetti più limitanti come tradizione e identità. Affascinato dalle potenzialità e dalle specificità dei diversi linguaggi verbali, musicali e visivi, Mosquito crea esperienze performative e coinvolgenti per il pubblico in cui politica e intrattenimento diventano aspetti complementari di un programma artistico unitario.

L’assenza della sua voce e del suo corpo, risuona con potenza nel progetto per la Fondazione Prada, che rappresenta una radicale scelta stilistica nel lavoro di un artista in costante evoluzione. “T.T.T.-Template Temples of Tenacity” rappresenta l’immersione di Mosquito in un’idea collettiva di arte totale, che invita collaboratori e pubblico a partecipare a un’irripetibile esperienza sensoriale.

“T.T.T.- Template Temples of Tenacity” è costituito da tre nuovi progetti presentati da Mosquito al piano terra del Podium, nel Cinema e negli spazi esterni della Fondazione, realizzati in collaborazione con artisti internazionali. WEorNOT (Nastivicious’ Temple #01) (2016) è un’installazione site-specific firmata da Nastivicious, il duo fondato nel 2008 da Mosquito e dall’artista spagnolo Vic Pereiró, in collaborazione con l’illustratrice Ada Diez. Il progetto trasforma la vasta sala del Podium in un tempio contemporaneo nel quale le pareti in vetro, ricoperte da illustrazioni caricaturali, diventano delle grandi vetrate colorate. Riflessione satirica su politica e società, WEorNOT (Nastivicious’ Temple #01) incoraggia i visitatori a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad abbandonarsi a un’esperienza meditativa. Il pubblico potrà inoltre consultare un volume nel quale Nastivicious ha raccolto una serie di proverbi e motti, risultato di un ironico stravolgimento di aforismi e detti popolari, nell’intento di indagare le potenzialità trasformative del linguaggio.

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I Make Love To You. You Make Love To Me. Let Love Have Sex With The Both Of Us (Part 1 – The Gregorian Gospel Vomit) (2016) nasce dalla collaborazione con il musicista Dijf Sanders, l’artista Chilala Moco e il coro The Golden Guys diretto da Paola Milzani e s’ispira all’inno cristiano Jesus Loves Me (1860), attribuito ad Anna B. Warner. La performance si svolge nello spazio esterno della Fondazione e coinvolge due cori di quindici interpreti ciascuno. Partendo da aree distanti fra loro, le due formazioni si avvicinano operando una fusione fisica e sonora dagli esiti imprevedibili. La prima performance di I Make Love To You. You Make Love To Me. Let Love Have Sex With The Both Of Us (Part 1 – The Gregorian Gospel Vomit) si è svolta mercoledì 6 luglio.

Nel mese di settembre Nástio Mosquito presenterà inoltre Synchronicity Is My Bitch: The Cinematic Experience (2016), uno dei suoi lavori più emblematici dopo Nástia’s Manifesto (2008). L’opera è un montaggio di suoni e immagini nel quale l’artista ha assemblato brani tratti dal suo ultimo album – Gatuno, Eimigrante & Pai de Família (2016) – con frammenti di una serie di film africani, documentari e programmi televisivi locali prodotti negli ultimi vent’anni. Il lavoro trae ispirazione dal vasto immaginario legato all’amore – e a tutti i suoi possibili significati – sviluppato da Mosquito, che si definisce “a child of the Cold War”, facendo riferimento alla propria infanzia vissuta in Angola all’epoca della guerra civile (1975-2002).

L’opera rappresenta una riflessione sulle relazioni umane, affettive e di alienazione, che l’artista osserva all’interno di diversi contesti sociali e politici e accompagna con la sua musica. Proiettata in loop nel Cinema della Fondazione, l’opera sarà visibile in un contesto informale e di condivisione, dando vita a un’esperienza sensoriale che va al di là della normale fruizione cinematografica.

Come spiega Elvira Dyangani Ose, “prima d’ora Nástio Mosquito non ha mai indagato con tanta profondità i sentimenti umani. Pur non abbandonando la sua attitudine alla provocazione, l’artista ci coinvolge nell’impresa più difficile: entrare in uno spazio e in un tempo in cui i giudizi e le valutazioni sono sospesi, dove non tutto deve avere necessariamente un senso; dove, se si accetta questa sfida, si è incoraggiati ad abbandonarsi alla propria sensibilità. ‘T.T.T.-Template Temples of Tenacity’ è un progetto collettivo multisensoriale, in cui si sperimenta il superamento dei limiti dettati dalle proprie convinzioni, per aderire a un’esperienza inedita: esistere, semplicemente. Consapevole dei possibili rischi di questa operazione e giocando con l’eventualità del fallimento, Mosquito ci offre uno schema, una bozza, un solido punto di partenza dal quale iniziare a fare i conti con chi siamo e che cosa siamo”.

info: www.fondazioneprada.org

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Autore

- Giornalista professionista e curatrice, scrive di fotografia e politiche culturali


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