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Pubblicato il: mar 29 Mar 2016
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Il Gemito di Napoli. La ricerca di una bellezza spietata. Vincenzo Gemito “o scultore pazzo”

Vincenzo GEmito

“Io non so centomila lire quante siano né m’importa saperlo. Io non conosco il denaro, ma gli eroi: a me basta una pipa di tabacco e della creta. Il resto è zero”.

Vincenzo Gemito, ‘o scultore pazzo’, non sapeva cosa fosse il denaro eppure conosceva il valore della materia e ricercava spietatamente la bellezza.

Nacque a Napoli nel 1852 e il suo destino sembrò già essere condizionato dalle sue umili origini: trovatello, accolto in uno dei numerosi istituiti della città, il suo cognome fu Genito, generato, come quello di tanti orfani della città. Si pensa che fu uno scrivano a registrarlo per errore col nome di Gemito. Gemito è un sospiro, è un lamento, è la produzione di Vincenzo.

L’inizio della sua formazione avvenne proprio grazie al suo carattere impetuoso. Il suo innegabile talento da autodidatta, gli consentì di intraprendere il suo apprendistato presso il Caggiano e poi il Lista due importanti scultori del tempo. Una delle sue prime opere è il Giocatore. È la rappresentazione di uno scugnizzo napoletano che gioca a carte: l’artista restituisce un impianto apparentemente tranquillo, ma la mano nervosa, che il giovane porta alla testa, è il segnale della capacità del maestro di registrare lo stato psicologico del suo giovane soggetto.

Vincenzo GEmito

Gemito, Il giocatore, 1868, Museo di Capodimonte, Napoli

Il periodo in cui Vincenzo Gemito debutta come scultore è costituito da un acceso dibattito sul verismo, in cui gli artisti sostenevano prima di tutto l’obbligo di interpretare il vero della propria epoca.

Eppure l’artista presta attenzione a questa fase dell’arte e lo fa vagando per le strade della sua Napoli in continuo fervore, osserva, interpreta e registra il vero e lo rappresenta senza alcuna mediazione. A questa ricerca si affianca anche la necessità di recuperare la tradizione, il mondo classico e, quando, alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, si reca a Parigi, coltiva una serie di amicizie che lo aiuteranno a raggiungere il suo obiettivo.

Alla fine degli anni Ottanta si ammala ed è vano il tentativo di ricoverarlo in un centro di cura, da cui fugge dopo tre giorni. Per ben vent’anni resta chiuso in casa  e la sua segregazione è ampiamente documentata dal suo diario. Malgrado lo stato depressivo che sviluppa in seguito, non smette di produrre, in particolar modo si dà all’attività grafica, realizzando numerosi ritratti e molto spesso sotto pressione economica. Gemito riscuote fin dal suo esordio un enorme successo, e, proprio nel 1928, un anno prima della sua morte, viene realizzata una mostra completa presso Castel Nuovo di Napoli.

O scultore pazzo’, chiamato così perché è imprevedibile, indomabile, gira per la città alla ricerca dei gemiti di Napoli. Odia il marmo, perché non si piega alle dita, preferendo la cera, perché immortala i lamenti e i sospiri della metropoli.

Un esempio dei suoi primi successi è l’opera Il Pescatore napoletano del 1877, che conquista il pubblico per la sua capacità di rappresentare in maniera estrema, con un realismo quotidiano, un ragazzino di un contesto sociale ben preciso.

Gemito, Il pescatore, 1875, Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Gemito, Il pescatore, 1875, Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Anche per quanto riguarda il Busto di fanciulla napoletana vi è la volontà di Gemito di immortalare, in maniera quasi maniacale, una bellezza spietata che ricerca per tutta la vita. Osservando questa fanciulla si ha l’impressione di avvertire il ‘gemito’ di vitalità che caratterizza la sua posa e il suo volto.

Quest’opera dimostra molto di più: l’artista è povero di cultura, ma dotato di un’acuta capacità di osservazione, che gli consente di cogliere gli elementi essenziali e  ad essa, si combina l’amore per l’antico e per il classico di cui vi sono delle chiare citazioni.

Gemito, Busto di fanciulla napoletana, 1920, Museo del Novecento, Castel Sant'Elmo, Napoli

Gemito, Busto di fanciulla napoletana, 1920, Museo del Novecento, Castel Sant’Elmo, Napoli

Il linguaggio artistico di Gemito si differenzia anche per i soggetti che lui sceglie di rappresentare. Si rivolge ad una categoria sociale specifica, che si distingue da quella della nobiltà. Lo dimostra anche lo stato di crisi in cui entra quando riceve la commissione di due opere ufficiali come il Carlo V per la facciata del palazzo reale di Napoli e un trionfo da tavola.

L’artista necessita di un contatto diretto con la materia ed è affascinato dai processi di lavorazione dei materiali, tanto da istituire una fonderia ancora in attività presso Mergellina a Napoli.

Attraverso il percorso artistico di Vincenzo Gemito è possibile comprendere che si tratta di un maestro che è figlio della strada ed è dalla strada che trae ispirazione. Allo stesso tempo è stato in grado di gravitare negli ambienti artistici di prestigio di quel tempo e di studiare la tradizione antica che gli consente di intraprendere un linguaggio sempre più autonomo. Eppure c’è da chiedersi se il soprannome ‘o scultore pazzo’ gli si addica, probabilmente perché la sua sensibilità era tale da percepire i ‘gemiti’ del mondo che lo circondava e i battiti della sua città.

Bibliografia

Catalogo: Gemito, Catalogo della mostra, Napoli 29 marzo/ 5 luglio 2009, a cura di Pagano D.M, Electa Napoli.

Catalogo: Museo di Capodimonte, Touring Club Italiano,a cura di Mariella Utili, 2002 Touring Editore, Milano.

Fonderia artistica Gemito: http://www.fonderiagemito.it/index.php/it/

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Autore

- Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università Suor Orsola Benincasa e da poco conseguita la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell'arte (curriculum storia dell'arte) presso l'Università Federico II di Napoli. Già redattrice per un'altra rivista attualmente si occupa della promozione dell'arte contemporanea


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