meeting art istituzionale
Pubblicato il: lun 25 Gen 2016
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Tommaso Montanari lascia Italia Nostra

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari

Lo storico dell’arte Tommaso Montanari ha annunciato le dimissioni da Italia Nostra con una lettera – inviata all’associazione e successivamente pubblicata su La Repubblica-  che vi riportiamo. Tra le motivazioni si legge “…Italia Nostra opera perché un giorno non ci sia più bisogno di Italia Nostra… Italia Nostra è diventata, da un mezzo, un fine: soprattutto per chi la dirige…
Ecco la lettera integrale, seguita dalla risposta del Presidente di Italia Nostra Marco Parini:

 

Cari soci di Italia Nostra,

è con grande tristezza che vi scrivo per comunicarvi che mi sono appena, irrevocabilmente, dimesso dal Consiglio Nazionale dell’Associazione.

Ho accettato di candidarmi rispondendo all’appello di alcuni amici – tra i quali voglio nominare solo Giovanni Losavio, indimenticato presidente –, profondamente preoccupati per la frattura che l’attuale dirigenza nazionale ha deliberatamente provocato con l’ispirazione più autentica dell’Associazione, quella di Umberto Zanotti Bianco, Antonio Cederna, Giorgio Bassani. Questa frattura è, in effetti, innegabile: mentre moltissime delle sezioni conservano intatto quello spirito, e lottano quotidianamente perché siano attuati i valori dell’articolo 9 della Costituzione, Italia Nostra nazionale è caduta in un letargo profondo. Non c’è più alcuna elaborazione intellettuale originale, e c’è anzi la supina accettazione delle più usurate parole d’ordine del potere vigente.

Ho sempre pensato che il faro dell’Associazione dovesse essere una celebre frase del suo presidente Giorgio Bassani, per cui Italia Nostra opera perché un giorno non ci sia più bisogno di Italia Nostra. Quando ho citato questa bussola, mi è stato risposto che si tratta di un programma superato, anzi sbagliato. Italia Nostra è diventata, da un mezzo, un fine: soprattutto per chi la dirige.

Sono fermamente convinto che tra l’attuale dirigenza e i padri fondatori c’è la stessa distanza che separa Matteo Renzi da Alcide De Gasperi, o Maria Elena Boschi da Piero Calamandrei. Parlare, o carteggiare, con i membri della Giunta Esecutiva equivale a farlo con il ministro Franceschini: la ‘valorizzazione’ è messa sullo stesso piano della tutela; il privato su quello del pubblico; il volontariato su quello del lavoro, e via di seguito. Questa mutazione della scala valoriale e il crescente interesse di Italia Nostra per la gestione diretta del patrimonio culturale (con tutte le servitù politiche e gli interessi che ciò comporta) mostrano che l’Associazione si avvia a diventare una fotocopia (peraltro sbiadita e subalterna) del Fai.

Nella feroce battaglia che infuria intorno al progetto costituzionale sul patrimonio – una battaglia che ho provato a descrivere in alcuni miei libri, come Le pietre e il popolo e Privati del patrimonio – Italia Nostra si trova spesso a combattere da quella che io giudico la parte sbagliata del fronte. Il rifiuto di ricorrere contro la ricostruzione illegale e abusiva di Città della Scienza a Bagnoli è forse il più terribilmente concreto tra i segni di quella che io giudico una gravissima involuzione.

Sapevo tutto questo prima di entrare nel Consiglio Nazionale: ed è anzi proprio per tentare di cambiare questo stato di cose che ho accettato di candidarmi.

Quello che non conoscevo è il punto a cui è arrivata la determinazione della maggioranza del Consiglio ad avanzare in questa direzione. Ogni tentativo di proporre un’agenda valoriale diversa viene respinto in base ad un unico, brutale argomento: la forza dei numeri in consiglio – quasi si volesse scimmiotare la retorica muscolare della maggioranza ‘che tira diritto’, drammaticamente invalsa in Parlamento. Questa radicale indisponibilità ad ogni correzione di rotta si accompagna ad un dibattito di qualità intellettuale e culturale oggettivamente infima, e ad una violenza verbale sorprendentemente alta. Credo che sia meglio non entrare in dettaglio, ma se qualcuno fosse interessato a comprendere su cosa si fondi un giudizio così netto, sono disponibile a far conoscere il ricco carteggio di insulti da me ricevuto in questi mesi.

In queste deprecabili e deprimenti condizioni la mia presenza nel Consiglio Nazionale di Italia Nostra non ha alcuna prospettiva utile. Continuo invece a credere nel lavoro splendido di molte sezioni, e spero che anche queste mie dimissioni possano spingere i soci – e non solo le centinaia che mi hanno votato, e che ringrazio – a condurre finalmente una battaglia che riallinei la dirigenza nazionale ai valori sani di quelle stesse sezioni.

Queste precoci, e assai sofferte, dimissioni si devono al fatto che una simile battaglia non ha, nell’attuale consiglio nazionale, alcuna prospettiva di successo. Ammiro gli amici che scelgono di rimanere, per dare testimonianza e svolgere una indispensabile funzione di controllo. E so che chi prenderà il mio posto in Consiglio avrà occhi e voce perfettamente adeguati. Ma credo che ora sia, invece, mio dovere non sottrarre ulteriori energie alla battaglia per il patrimonio culturale e per la sua funzione costituzionale.

Continuerò ad appoggiare in ogni modo il lavoro delle sezioni che operano secondo il cuore antico, e attualissimo, di Italia Nostra.

Questo inverno, ne sono sicuro, passerà: viva Italia Nostra!

Tomaso Montanari

Ecco la lettera di risposta del Presidente Marco Parini:

Cara Desideria, caro Nicola, cari tutti,

con una comunicazione del 14 gennaio scorso Tomaso Montanari rassegnava le dimissioni dal Consiglio Direttivo Nazionale. Le dimissioni di un Consigliere si apprendono con rammarico, specie quando queste sono connotate da una divergenza di opinioni e da un dissenso dalla politica culturale dell’Associazione.

Montanari, recentemente iscritto all’Associazione, in occasione della prima riunione d’insediamento del Consiglio Direttivo, espresse dissenso dalla linea programmatica che in continuità con lo scorso triennio è però risultata condivisa dai soci che ne avevano premiato indirizzo e risultati con l’elezione di coloro che la sostenevano e tra questi chi vi scrive.

Un programma basato sulla critica anche dura come testimonia l’incremento delle azioni giudiziarie anche penali, sulla ricerca e sul confronto culturale con la società civile e con le Istituzioni, senza pregiudizi ma sempre nel rigore e senza sconti, ricordo ad esempio la prima iniziativa contro il decreto “Sblocca Italia” da noi promossa e partecipata da tutte le associazioni di tutela e da diecine di parlamentari o le battaglie sul paesaggio, contro l’eolico selvaggio ecc.ecc.

Una politica fatta di critica e di proposta, di parole e di iniziative concrete ed operative come testimoniano le iniziative di conservazione e valorizzazione sul territorio, concessioni e gestioni di beni culturali, musei locali, parchi, riserve e giardini che da tanti anni vengono gestiti da Italia Nostra e che continuamente ci viene chiesto dalle Sezioni e dal territorio di incrementare. Una azione di valorizzazione che Montanari ritiene non condividere. Una azione invece fondamentale per la salvaguardia dei beni che tuteliamo. Potrei ricordare il Boscoincittà, il museo nel Porto Vecchio di Trieste, i giardini in Veneto, l’Imera in Sicilia, la torre in Sardegna, la recente concessione dell’Eremo di Santo Spirito in Abruzzo, il parco gestito dalla Sezione di Reggio Calabria, i progetti di Riserva marina di Augusta, il progetto delle Terme di Petriolo in Toscana, il museo all’Isola di Caprera ed ancora molto e molto altro. Creare parchi, gestire aree verdi, siti archeologici, beni culturali, gestire campi scuola è parte della nostra attività così come il “concorrere alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione” (dall’art. 1 del nostro Statuto). Una azione di aiuto e concorso che i nostri Fondatori sottoscrissero nell’atto costitutivo d’Italia Nostra ove è scritto all’art.3 lettera e “promuovere l’acquisto di edifici o proprietà in genere, di valore storico–artistico (come ad esempio in Inghilterra, il National Trust) o assicurare eventualmente la tutela secondo le esigenze del pubblico interesse”. Contenuti e finalità che i nostri fondatori sottoscrissero il 29 ottobre 1955, assolutamente attuali in piena conformità ai principi di sussidiarietà indicati nella Costituzione e nella declinazione normativa del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Montanari che, dopo la prima seduta di Consiglio direttivo, giustificandosi non è più potuto intervenire, non sembra condividere queste attività e le finalità in esse sottese. Ma tutto ciò è parte da decenni dell’attività di Italia Nostra e chi vi scrive che da quarant’anni vi milita ne prosegue convinto l’azione.

Montanari mi ha coinvolto in due polemiche, censurando due mie dichiarazioni stampa: la prima relativa alla condivisione all’inserimento, da parte del Governo, dei servizi culturali tra i servizi pubblici essenziali. Condivisione che, ribadisco, è stata invocata dall’Associazione già negli anni ’90 in occasione degli scioperi selvaggi attuati in molti musei e che dovrebbe formalmente porre la cultura tra le priorità programmatiche dell’azione di ogni Governo, non costituendo presupposto di una compressione dei diritti sindacali ma regolamentandone le modalità come nelle scuole, nei trasporti pubblici o negli ospedali. In passato la regolamentazione era limitata alla vigilanza non anche al funzionamento. Mi è stato contestato un triste collateralismo con il Governo, espressione della politica partitica che, al pari dei più recenti accostamenti all’azione di Renzi, del ministro Boschi od altro, non appartiene al linguaggio di Italia Nostra ma bensì al lessico di una politica di scontro parlamentare. La seconda contestazione mossami da Montanari è relativa ai posti di lavoro che le Associazioni di Volontariato generano nell’indotto: ma per questo ho già scritto a tutti Voi con mail il 17 dicembre scorso.

Risposte le mie sempre garbate a contestazioni dure,ingiuriose mai precedute da una telefonata un confronto come accade a chi vuol ragionare insieme ma sempre dure e subito scritte a tutti come manifesto di un dissenso da rendere pubblico ed opporre. Sono dispiaciuto per tutto ciò ma non posso che riaffermare che in una Associazione di volontariato deve prevalere il lavoro lasciando la polemica ad altri contesti.

Montanari ha comunicato le sue dimissioni irrevocabili al Consiglio Direttivo Nazionale che nella riunione del 16 gennaio scorso ne ha deliberato all’unanimità la formale presa d’atto così invitando l’arch. Luigi De Falco, quale primo dei non eletti, a subentrargli. L’arch. De Falco ha comunicato formale accettazione della carica.

Marco Parini

 

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