meeting art istituzionale
Pubblicato il: mer 17 Dic 2014
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Alejandro Marmo riabilitato da Papa Francesco

Alejandro Marmo e Papa Francesco, due argentini forse accomunati dalla mano della provvidenza divina, che li ha portati entrambi all’interno delle Mura Vaticane.

Marmo è uno scultore 43enne di Buenos Aires che ha fatto degli scarti del mondo la sua materia prima artistica e sociale.

Pezzi di metallo, lattine usate, lucchetti, catene, pezzi di biciclette arruginiti, ingranaggi, ferramenta. Tutto ciò che il mondo abbandona all’incuria, lui trasforma in opera d’arte, dando vita a imponenti sculture, che sembrano pulsare di vita.

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Di origine italiana, nato in una modesta famiglia di immigrati italiani, come moltissimi di quelli che hanno costruito l’Argentina attuale, tra gli attrezzi da fabbro del padre e la macchina da cucire della madre, Alejandro ha sviluppato il suo talento improntato sulla fatica e il sacrificio e vive la creazione artistica come la viveva Michelangelo:

“L’opera d’arte esiste già, molto tempo prima che un autore la consacri, svelandola nella realtà. E’ la materia che cerca l’artista, a volte gridando verso di lui e scuotendo la sua immaginazione.

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Tutto nasce dall’emotività per arrivare alla razionalità, dunque dalla costruzione di questo ponte immaginario tra le emozioni e i concetti. Un’opera è l’intero processo che iniza quando sentiamo, pensiamo, la costruiamo, plasmiamo ciò che abbiamo immaginato e lo esponiamo, alla fine, ricevendo il contributo della realtà sociale.”

Lui e Papa Francesco si erano conosciuti in Argentina, quando Bergoglio era ancora l’illuminato cardinale che visitava le periferie argentine. E si erano trovati subito in una sintonia di visione e di fede, iniziando un rapporto di amicizia che oggi ha portato Alejandro Marmo ad esporre le sue opere nei Giardini Vaticani.

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Giardini Vaticani – Papa Francesco benedice le sculture di Alejandro Marmo installate

La scultura “Vergine di Lujan” e il “Cristo Operaio” di Alejandro Marmo, sono state realizzate in collaborazione con un gruppo di ragazzi “difficili”, emarginati, arrivati dall’Argentina per questo progetto.

I ragazzi delle periferie argentine a cui si dedica da sempre l’artista e i ragazzi “esclusi” per i quali sta portando avanti diversi progetti, anche con il sostegno di Papa Francesco.

La materia prima di queste opere d’arte è costituita dai materiali di scarto che lo scultore ha raccolto nelle fattorie del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo.

“L’arte è una costante costruzione e al tempo stesso un’incessante distruzione di realtà.”

Le opere di Alejandro Marmo sono installate in diversi Paesi del mondo e innanzitutto in Argentina dove alcune sue opere murarie compaiono sui palazzi pubblici di Buenos Aires

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Evita, scultura murale , facciata Ministerio de Desarrollo Social, Buenos Aires (2011)

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L’ingranaggio è un simbolo fondamentale, la metafora dell’arte. La società ha bisogno degli artisti come una festa di famiglia ha bisogno dei bambini. I materiali che ritornano a vivere racchiudono valori come il recupero della memoria storica, i valori della famiglia, il rispetto per gli anziani e per le radici.

“L’arte senza dubbio –afferma convintamente Marmo – sarà la religione del XXI secolo, per curare l’anima della società dalle ferite della vanità.”

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