23 Settembre 2026 10:54

Antonio Loreto

One and three, cinque più uno: Kosuth e Zaffarano

La serie One and three dell’allora ventenne Joseph Kosuth ritraeva realisticamente sedie, tavoli, martelli, cappelli, piante, eccetera. Realisticamente nel senso platonico (Repubblica X), nel senso dei tre gradi di realtà: l’idea (se possiamo assumere che l’idea coincida con la parola, e quindi con la definizione da vocabolario del lemma che identifica, poniamo, la classe delle sedie), la copia realizzata dall’artigiano (una sedia su cui ci si potesse sedere), la copia della copia realizzata dall’artista (una fotografia della sedia)

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Minima realia: Donald Judd e Alessandro Broggi

Che cosa fanno gli stacks di Donald Judd? La domanda sarebbe mal posta, secondo i dettami minimalistici. Un’opera minimale non fa nulla, non vuole alludere a nulla, non è simbolica, o metaforica, non figurativa o figurale. È letterale. Direi anzi, e forse meglio, sintattica.

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Dal fungo al dito, con amore

Oggi della bomba nessuno ha più paura…. La minaccia non viene dalla fisica nucleare, che i bambini e gli artisti rappresentano con un fungo, bensì dalla metafisica finanziaria….

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Charlie don’t surf

Apocalypse Now, come molti sapranno, nasce dalla fusione di due progetti: una pellicola militante immaginata da Francis Ford Coppola intorno alla follia della guerra del Vietnam (chiusasi allora da non più che una manciata di anni), e una trasposizione di Heart of Darkness (Conrad) su cui andava ragionando John Milius.

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