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Pubblicato il: mar 11 Dic 2018
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Le pietre d’inciampo rubate a Roma. Si indaga per furto aggravato dall’odio razziale

Pietre d'inciampo in ottone

Pietre d’inciampo . Immagine dalla pagina fb del Vice Sindaco Luca Bergamo

Si indaga per furto aggravato dall’odio razziale. L’Associazione ‘Arte in Memoria’ aveva già ricevuto una lettera intimidatoria con l’immagine di Hitler la scorsa estate . Le reazioni del mondo politico.

Roma – Furto aggravato dall’odio razziale. Questo il reato ipotizzato dalla Procura di Roma che ha aperto un fascicolo in relazione al grave furto delle ‘Pietre d’inciampo” avvenuto nel rione Monti di Roma la notte tra il 9 e il 10 dicembre. Difficile del resto pensare a una ‘bravata’,  anche in relazione alle minacce ricevute la scorsa estate da Adachiara Zevi (una lettera minatoria con l’immagine di Hitler), presidente dell’Associazione Arte in Memoria, che si occupa dell’installazione delle pietre nella Capitale e ovviamente ha subito denunciato il furto.
Ricordiamo che i venti sanpietrini dorati erano stati installati nel 2013 dall’artista concettuale tedesco Gunter Demnig. Pietre simili si trovano in altri municipi di Roma, in giro per l’Italia e in Europa, in memoria dei cittadini ebrei deportati nei campi di concentramento.

I primi Stolpersteine (pietre d’inciampo), risalgono al 1995 a Colonia. L’artista le installa  nel marciapiede prospiciente la casa dei deportati. In ogni pietra, su una lastra d’ottone viene inciso il nome del deportato, l’anno di nascita, la data e il luogo di deportazione e, quando è nota, la data di morte. L’idea dell’artista fin dall’inizio, è stata quella di rendere queste opere parte della città. Una presenza discreta ma costante. Da non ricordare solo una volta l’anno con una corona. Per questo motivo sono dichiaratamente antimonumentali. La loro superficie lucente è un inciampo mentale, non fisico, tra presente e passato, per gli abitanti del quartiere così come per i passanti occasionali.

In questo caso i venti sanpietrini ricordavano le vittime delle famiglie  Di Castro e Di Consiglio. Tra le incisioni, una ricordava una bimba di tre anni.

Immediata la reazione della Sindaca Raggi che in un tweet ha scritto :

“Inaccettabile il furto di 20 pietre d’inciampo, realizzate in memoria dei cittadini ebrei deportati nei campi di concentramento, nel rione Monti. Un gesto che condanno con forza e profonda indignazione. La memoria esige rispetto”

Gli fa eco il Vice Sindaco con delega alla crescita culturale Luca Bergamo:

“Ogni pietra era li per ricordarci ciascuna e tutte le vite spezzate nei campi di sterminio, e le ideologie che quei campi hanno realizzato. Sono vicino alle famiglie e alla Comunità ebraica di Roma cui ho portato la solidarietà e l’affetto della città al presidio silenzioso organizzato poco fa nel quartiere.
Rimetteremo le pietre e ne metteremo di nuove, non smetteremo mai di ricordare, di difendere la libertà di pensiero, di espressione e di religione”.

Condanna anche da parte del  Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che con un tweet ha definito:

“Vergognoso il furto delle Pietre d’inciampo di questa notte nel rione Monti. Un’offesa e un oltraggio alla memoria dei cittadini ebrei deportati nei campi di sterminio”.

Anche i Presidenti di Camera e Senato hanno espresso il loro pensiero. Il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico scrive su twitter :

“Il furto delle pietre di inciampo poste in ricordo delle vittime della Shoah è un atto grave. Un oltraggio antisemita. La memoria è e resterà sempre una risorsa civile della nostra società.”

Il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha dichiarato all’ansa:

” E’ il segnale preoccupante di una nuova barbarie. Un atto scellerato contro la testimonianza e la memoria della ferocia conosciuta dal popolo ebraico e dalla comunità romana a cui vanno la solidarietà mia e del Senato”.

Ferma anche la condanna della senatrice a vita Liliana Segre – sopravvissuta alla Shoah che parla di un atto vigliacco mentre la Presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, sottolinea al quotidiano ‘La Stampa’ che la comunità sente comunque vicine tutte le istituzioni e le forze dell’ordine che sapranno trovare i responsabili:

“Le pietre d’inciampo sono uno dei modi di ricordare, ma la memoria di queste persone va ben oltre e nessuno la potrà cancellare”

 

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