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Pubblicato il: gio 08 Nov 2018
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Esclusiva. Il monaco-pittore Sinaite ci racconta il monastero di Santa Caterina in Egitto

Gregory Sinaite

Il monaco pittore Gregorio Sinaite al simposio Biros credit Solange Leon Iriarte

In occasione del Biross International Art Painting Symposium sponsorizzato e organizzato da Escaross Textiles in Egitto dello scorso ottobre un gruppo di artisti è stato invito a visitare il Monastero di Santa Caterina nel Sinai.

Il Cicerone del gruppo è stato Gregory Sinaite, un monaco ortodosso greco nato in Libano di 52 anni, 23 anni dei quali trascorsi nel Monastero di Santa Caterina.

Com’è la vita nel Monastero?
Sono uno dei trenta monaci che vivono stabilmente nel monastero. I miei ruoli cambiano come quelli degli altri monaci, lavoro nella biblioteca, nella chiesa, nel museo. Preferisco lavorare nel museo e nella biblioteca dove vengono gli studiosi da tutto il mondo per le loro ricerche e li aiuto a trovare i testi.

 Icona nel Museo del Monastero Gregory Sinaite

Icona nel Museo del Monastero

Avete una biblioteca importante..
Abbiamo 3300 manoscritti e 8000 libri antichi in 13 lingue diverse. Dopo la biblioteca Vaticana la nostra è la più importante al mondo. Anch’io studio i manoscritti che non sono solo religiosi. I testi sono d’astronomia, di storia, di filosofia e di religione, riguardano anche i padri della chiesa, molti di essi hanno studiato la filosofia ellenistica per capire e spiegare meglio il cristianesimo.

Possedevate la più antica bibbia al mondo…
Il codice Sinaiticus ci fu donato da Giustiniano. Conteneva interamente l’Antico Testamento, è una delle 50 copie commissionate da Costantino intorno al 330, prestato allo studioso tedesco van Tischendorf (che la trovò nel monastero ndr) su richiesta dello zar di Russia, non fu mai più restituito. Nel 1933, è stato venduto da Stalin al museo britannico. Ora ci rimangono solo alcuni frammenti.

Il codice siriaco esposto nel Museo Gregory Sinaite

Il codice siriaco esposto nel Museo

Parlate anche aramaico…
Abbiamo libri scritti in aramaico. Alcuni monaci parlano in aramaico in liturgia. La scrittura araba ha preso molto dall’aramaico. Gli aramaici hanno tradotto la scienza greca nella lingua araba.

Avete un museo importantissimo..
Il nostro museo è visitato da molti pellegrini. Esiste dal sesto secolo, è stato recentemente riorganizzato con l’aiuto del Metropolitan Museum. Abbiamo icone di diverse epoche, sono esposti tutti gli stili bizantini, per questo è il primo al mondo. Le nostre icone sono prima dell’iconoclastia, l’iconoclastia non è mai arrivata nel Sinai. Nelle bacheche sono visibili molti oggetti ad uso ecclesiastico di diversi paesi. Queste opere sono arrivate al Monastero da imperatori e credenti come doni di fede.

La più antica icona raffigurante Cristo Pantocratore (V secolo)

La più antica icona raffigurante Cristo Pantocratore (V secolo)

Qual è il rapporto con le tribù locali?
I beduini locali erano cristiani. Dopo la loro conversione continuano a lavorare nel monastero con amicizia non vedono un nemico negli altri. I fanatici dell’Isis hanno cercato di fare 3 attentati. L’anno scorso è arrivato nella notte vicino al monastero un attentatore kamikaze che è stato neutralizzato dalla sicurezza. Noi monaci non abbiamo paura di morire come martiri, ma questo patrimonio deve rimanere per l’umanità.

Gregory Sinaite ha parteciato al Simposio Biross come un pittore…
Mi piace dipingere e creare mosaici mi relaziona con le persone, il mondo e la natura, colgo le emozioni, la pittura è come la musica. È universale. Sono lento nel dipingere e medito molto prima di fare le mie opere. Ho studiato copyright e letteratura inglese in Egitto. Ho frequentato seminari di pittura in Italia e Grecia. Prima di diventare monaco studiavo e lavoravo. Dopo tre anni di noviziato sono diventato monaco. Cosa farò e dove andrò? Dio decide per me quello che è meglio.

Giorgio Piccaia intervista il monaco Gregory Sinaite - credit Solange Leon Iriarte

Giorgio Piccaia intervista il monaco Gregory Sinaite – credit Solange Leon Iriarte

 

La storia del Monastero di Santa Caterina

Mosè e il Monastero di Santa Caterina su Sinai  hanno un legame inscindibile. La vita di Mosè (XIII a.c- XII a.c.) ruota attorno a questo luogo. Il Cardinal Martini in una delle sue meditazioni: …“Mosè, stando là nel deserto, mentre pascola il gregge del suocero, vede un po’ lontano un roveto che brucia e gli sembra che continui a bruciare senza consumarsi; nel suo discorso (cfr. At. 7, 31), Stefano così commenta la scena: «Mosè si meravigliò» (o de Moyses idon ethaumasen). Questo mi piace molto: Mosè, che ha 80 anni, è capace di meravigliarsi di qualche cosa, di interessarsi a qualcosa di nuovo. Immaginiamoci quella grande pianura dell’Oreb, a 1700 metri di altitudine, sovrastata da grandi montagne, con terrazze successive di sabbia e di roccia: su una di queste terrazze c’è il nostro roveto”…

Dio lo chiamò e gli parlò e gli ordinò di andare. Mosè affrontò il faraone chiedendo la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù; e ritornano con il suo popolo dopo tre anni arrivato sul Monte Sinai ricevette le tavole della Legge. Tanto per gli Ebrei quanto per i cristiani egli fu la guida del popolo ebraico secondo il racconto biblico dell’Esodo, per i musulmani Mosè fu uno dei profeti dell’Islam.

 Vista del Monastero di Santa Caterina sul Sinai

Vista del Monastero di Santa Caterina sul Sinai

Il Monastero è stato costruito intorno al roveto ardente e nella chiesa si conservano le reliquie di Santa Caterina (287-305) che, racconta la tradizione, “due angeli trasportarono da Alessandria al Monte Sinai. Esse vennero scoperte da un asceta che viveva non lontano da lì e, allorchè si costruì il grande monastero presso la montagna dove Mosè aveva parlato con Dio, lo si dedicò a Santa Caterina e vi si depositarono le sue Sante reliquie che liberano ancor oggi un profumo celeste e che hanno compiuto numerosi miracoli”.

Il monastero, il più antico al mondo ancora in uso, è un centro monastico ortodosso. Nel 342, Elena madre dell’imperatore Costantino il grande, fece costruire un monastero con una cappella, dedicato alla vergine Maria sul luogo del roveto ardente. Successivamente l’imperatore Giustiniano, tra il 527 e il 547 d.C, ordinò la costruzione della chiesa conosciuta oggi come della Trasfigurazione, il mosaico situato nell’abside è stato restaurato recentemente da una equipe italiana.
Giustiniano aveva anche ordinato la costruzione un’imponente cinta muraria con torrette per proteggere il monastero e rifornendolo di soldati romani per proteggerlo dagli attacchi dei beduini.
Anche dopo la conquista da parte degli arabi del Sinai nel 641 d.C., i monaci continuarono a vivere nel monastero, protetti da un editto di Maometto che assicurava loro la protezione.

Lettera di protezione attribuita a Maometto al Monastero- Particolare

Lettera di protezione attribuita a Maometto al Monastero- Particolare

Dove si trova

Il Monastero è situato nel Sud del Sinai, è nel centro di un triangolo tra il deserto di EL-Tih, il golfo di Suez e del golfo di Aqaba nel Sinai alle pendici settentrionali del Jebel Musa (2285 metri), è affiancato a sud est dal Jebel Kathrina e Jebel Abu Mas’ud (2135 metri) identificati con il biblico Monte Horeb.
L’UNESCO ha dichiarato il Monastero di Santa Caterina patrimonio dell’umanità dal 2002 per la sua architettura bizantina, la sua preziosa collezione di icone e per la grande raccolta di antichissimi manoscritti che costituiscono la più vasta e meglio conservata biblioteca di testi antichi bizantini dopo quella della Città del Vaticano. Inoltre, il monastero è considerato un luogo sacro dalle tre maggiori religioni monoteiste: il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.

L'interno della chiesa della Trasfigurazione credit Derya Erdem

L’interno della chiesa della Trasfigurazione credit Derya Erdem

«Santa Caterina è un luogo di incontro tra ebraismo, cristianesimo e islam – ha commentato durante la cerimonia per l’inaugurazione dei restauri del mosaico dell’abside il ministro El-Enany -. È espressione di quello che chiamiamo il genio dell’Egitto, con i suoi riflessi sull’armonia tra le componenti del suo grande popolo».

 Mosè si toglie i calzari

Mosè si toglie i calzari

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Autore

- Pittore, ceramista, giornalista pubblicista e libero pensatore, scrive dal 1983, è figlio d’arte, è stato allievo di Corrado Levi e di Jery Grotowski. Per ArtsLife si occupa -come collaboratore- di seguire eventi in Italia e all’estero. giorgiopiccaia@gmail.com


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