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Pubblicato il: mar 06 Nov 2018
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Il crudo verismo di Max Beckmann. Un’importante antologica a Mendrisio, immagini

Donna addormentata, 1924, olio su tela, © ArtsLife

Max Beckmann torna protagonista con una grande antologica al Museo d’Arte di Mendrisio: 30 dipinti, 17 acquerelli, 80 grafiche e 2 sculture sono presentati -fino al 27 gennaio 2019- per ripercorrere quella che fu la parabola di uno dei più grandi maestri del Novecento. La carriera di Max Beckmann (1884-1950) ha subìto nel suo svolgimento bruschi alti e bassi tanto che l’artista, ancora oggi, rimane sconosciuto ai più nell’orizzonte culturale italiano. L’ultima grande mostra, realizzata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, risale infatti al 1996.

E’ dunque una scommessa quella che nasce dalla collaborazione del Museo d’Arte di Mendrisio con Siegfried Gohr, tra i massimi studiosi e critici di Beckmann. Il percorso mira su tutto a mettere in luce la tessera poliedrica dei soggetti rappresentati e delle tecniche utilizzate attraverso una suddivisione cronologica delle opere: l’anima dell’artista alterna paesaggi tardoimpressionisti a grottesche e inquiete caricature litografiche per poi trovare nuovo conforto nelle sospese nature morte.

Autoritratto su sfondo verde con camicia verde, 1938-1939, olio su tela, © ArtsLife

Nella sala principale lo spettatore è accolto da una teca in cui sono raccolti documenti e fotografie d’archivio che raccontano l’epopea dell’artista, fortemente segnata dallo scoppio delle due guerre. Le pareti laterali sono percorse da tasselli che ne raccontano la biografia fino a culminare, in fondo all’ambiente, in una grande fotografia per intero di Beckmann accompagnata da una citazione: “Il tempo è un’invenzione degli esseri umani, lo spazio è il palazzo degli Dei”, (Max Beckmann, Tre lettere a una pittrice, 1948).

Come un sismografo l’artista riporta nella sua produzione le scosse storiche che hanno lacerato la storia dell’umanità nel XX secolo, dalla prima alla seconda Guerra Mondiale, alternando maestria pittorica, plastica e grafica. Gli interlocutori costanti sono i grandi maestri della tradizione classica come Michelangelo, Signorelli, Tiziano e Tintoretto ma anche Rembrandt e Del Greco; questi si incontrano e si mescolano con le suggestioni espressioniste della prima metà del ‘900 fino a creare un linguaggio figurativo originale e profondamente enigmatico che porta Beckmann a essere uno dei grandi solitari del secolo breve assieme a Henri Matisse e Pablo Picasso.

Bagnanti, 1922, puntasecca acquerellata, © ArtsLife

Da uno stile tardoimpressionista-espressionista, dopo la prima guerra, forme, linee e colori si riducono all’essenziale vittime anch’esse dello shock fisico e psichico che colpisce l’autore. Negli anni ’20, da Berlino, si trasferisce a Francoforte dove ottiene la cattedra alla Städelschule. Solo una decina di anni più tardi, nel 1933, la sua arte viene etichettata come “degenerata” e viene costretto dai Nazionalsocialisti a lasciare la città, ostracizzato, decide di rifugiarsi prima in Olanda e poi, definitivamente dal 1947, negli Stati Uniti. In questo ultimo decennio si dedica soprattutto alla ritrattistica -in particolare autoritratti- e a quadri a tema mitologico e biblico: figure enigmatiche e cariche di valenze simboliche popolano l’orizzonte immaginario dell’artista. Gli ultimi anni trovano respiro in una ritrovata celebrità e in uno stile caratterizzato da una maggior necessità di sintesi. Max Beckmann muore improvvisamente a Central Park, nel 1950, proprio mentre si sta recando al Metropolitan Museum di New York per ammirare l’esposizione di una sua opera.

Tulipani rossi e gigli di San Giovanni, 1935, olio su tela, © ArtsLife

Il lavoro espositivo, frutto di più di due anni di studi e approfondimenti, segue un criterio inedito fortemente voluto e motivato dal curatore Siegfried Gohr: abbandonando un approccio teosofico e eccessivamente storiografico nei confronti dell’artista si sofferma su quegli elementi comuni e quotidiani -specchi, strumenti musicali, libri, fiori e piante- che silenziosamente nascondono il senso più profondo della sua produzione, segnata dall’incontro della vita con la morte. L’orchestra umana messa in scena da Beckmann trova la sua più autentica espressione nella serie di realizzazioni grafiche in puntasecca, acquaforte o litografia definite dall’autore stesso “la mia buona anima” in cui conferisce nuova linfa vitale alle tradizionali categorie come le nature morte, le scene di interni e la ritrattistica.

Era così meraviglioso fuori che persino la selvaggia insensatezza di questa enorme morte, la cui musica ho sentito di nuovo e di nuovo, non poteva disturbarmi dal mio grande divertimento!

(Max Beckmann)

Nell’auto, 1914, olio su tela, © ArtsLife

 

Donna con candela, 1920, xilografia acquerellata, © ArtsLife

 

Informazioni utili

Max Beckmann:
Dipinti, sculture, acquerelli, disegni e grafiche

Orari:
martedì – venerdì : 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00
sabato – domenica e festivi: 10.00 – 18.00

lunedì chiuso, tranne festivi.
Chiuso 25 dicembre 2018 e 1 gennaio 2019

Biglietti:
intero chf/euro 12 ridotto chf/euro 10

www.mendrisio.ch/museo
museo@mendrisio.ch
tel. +41. 058.688.33.50

Il ritorno di Max Beckmann. La grande antologica a Mendrisio

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