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Pubblicato il: lun 29 Ott 2018
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A Star Is Born, Bradley Cooper e Lady Gaga nel remake di una storia senza tempo

A Star Is Born Gaga 2018A Star Is Born: Bradley Cooper e Lady Gaga conquistano il botteghino e le classifiche col remake di una storia senza tempo, ma qualcosa non convince

Bello e/o brutto non sono sempre i termini più adatti per definire un film, per cercare di capirlo. Ci sono molti film brutti ma pieni di idee, pieni di vita; registi che hanno capovolto i criteri della critica, scult che nel corso del tempo hanno riacquistato il loro posto negli annuari del cinema. Film che all’uscita in sala sono stati spernacchiati da critica e pubblico ora sono riconosciuti come intoccabili. Poi ci sono film che all’apparenza hanno tutte le carte in regola per essere “belli”, eppure, eppure…
Questo A Star Is Born versione 2018 vede schierati in prima linea Bradley Cooper e Lady Gaga: li abbiamo visti ovunque, da Venezia a Toronto, in un tour promozionale degno del Rainbow Tour di Evita Peron. All’annuncio del progetto e poi con i teaser iniziali,  i primi a essere in fermento sono stati i fan di Gaga, ma ora il film e la sua colonna sonora sono primi in classifica da ormai qualche settimana (sia negli Stati Uniti che in UK) e i milioni incassati al botteghino aumentano sempre più. E tutti ne parlano.
È sempre più raro che si parli di cinema, forse perché mancano le pellicole che facciano parlare di sé al di fuori dei circoli della critica, sempre più ristretti (in via di estinzione). A Star is Born invece, in questo, ce l’ha fatta: è diventato, non solo un film visto ma, cosa più difficile, un film popolare.A Star Is Born Gaga 2018Bradley Cooper e Lady Gaga sono i primi della classe, hanno fatto i compiti a casa (molti) e hanno confezionato un film che omaggia tutti i precedenti del genere (Wellman/Gaynor, Cukor/Garland e Pierson/Streisand). Sarà forse per questo che la versione 2018 di A Star Is Born sembra rimanere impigliata in una ragnatela di stereotipi e meccanismi un po’ passé.
Bradley Cooper come regista ha un certo gusto estetico (e una buona disponibilità di mezzi), ma dirige senza intuizioni, senza slanci (va anche considerato che è un esordio). Perfino la prima performance di Shallow, il pezzo bomba per antonomasia, sembra un po’ buttata via, smorzata laddove poteva andare in crescendo.
Con la scena dei Grammy poi si arriva a inaspettate vette di sciatteria. È il problema degli artisti che vogliono rappresentare lo star system, vorrebbero ridicolizzarlo ma ne sono, volenti o nolenti, schiavi, non hanno quindi la distanza necessaria ad analizzarlo, lo rappresentano semplicemente, in maniera statica – facendone al massimo una blanda parodia.

In tal proposito è ficcante la critica di Tracey Thorn (ex voce degli Everything but the Girl – uscito quest’anno il suo quinto disco solista, Record) che su Twitter ha sentenziato: “the script seems to have been written by someone who knows literally zero about the music business hahaha. So weird”.

Stupisce (in negativo) anche la costruzione del personaggio di Gaga, Ally (l’astro nascente). Cantautrice che non vuole cantare i propri brani (come Violet Sanford in Le ragazze del Coyote Ugly – va ricordato che al di fuori del canone il filone È nata una stella ha dato vita a una serie di variazioni sul tema, figli e figliastri, non indifferenti, come gli infausti Glitter a Burlesque) perché si vergogna del proprio aspetto, anzi, la gente la fa vergognare del proprio aspetto. Insomma, Ally ha rinunciato ancora prima di cominciare. Sarà Bradley Cooper (Jackson Maine nel film) a convincerla e lanciarla (come vuole il canone della storia).
In mano a un produttore che la vuole manipolare Ally rifiuta ballerine e tinta bionda (meglio rossa, più trasgressiva e autentica, avrà pensato) ma passa dalla musica rock a quella pop/commerciale senza problemi. Jackson la guarda un po’ storto, ma non fa obiezioni. Le rinfaccia la pochezza artistica delle sue hit commerciali in un litigio, ma lei non si dispiace nemmeno di quello, si arrabbia solo quando le dice che è brutta, ma lo perdona subito dopo. Come gli perdona ogni debolezza, ogni scorrettezza. Per lui, che si ubriaca e si autocommisera, Ally è pronta a rinunciare a tutto: una diva geisha. Su di lei incombe un perenne alone di apatia. Lei poi, Lady Gaga, la popstar che tra tutte le sue contemporanee più si è impegnata per dimostrare la propria versatilità, come attrice se la cava, ma non brilla come dovrebbe, è priva di quelle sfumature e di quei palpiti impercettibili ma vivissimi che rendono un’attrice magnetica. Per lo più, in tutte quelle che non sono scene madri, sembra annoiata, imperscrutabile. A Star Is Born Gaga 2018Ottimo invece il lavoro sui comprimari. Su tutti brilla Sam Elliott (Dietro la maschera, We Were Soldiers), perfette anche Shangela e Willam (drag queen reduci da RuPaul’s Drag Race che già erano nel lyric video di Applause), e Anthony Ramos (l’assistente di Grace Adler in Wille & Grace) nel ruolo del miglior amico di Ally. Greg Grunberg e Ron Rifkin, che con Bradley Cooper avevano diviso il set di Alias, completano il corollario di amici convocati nel progetto.

Bradley Cooper non centra a pieno il bersaglio per colpa del “completismo” di cui, in buona fede, si macchia. Volendo accogliere in sé tutti gli illustri predecessori dà vita a un melodramma senza attualità, senza passione. A Star Is Born non è un film brutto, cinematograficamente è un film morto, il che è un molto peggio.

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  1. Gel ha detto:

    In the beginning was George Cukor. In 1932, he made “ What Price Hollywood? ,” in which Constance Bennett plays a waitress who hungers to be a movie queen. She gets her break, thanks to Max Carey (Lowell Sherman), a decent director and a lousy drunk. Fortune functions like a pair of scales: as she rises, he must fall. The same process affected Janet Gaynor and Fredric March in William Wellman’s “ A Star Is Born ” (1937), the title that has stuck ever since. Next up was Judy Garland , in 1954, with Cukor back in charge, and James Mason on the alcoholic skids. By now, the fable had become a musical, and so it was again in 1976, when Kris Kristofferson was defeated by Barbra Streisand ’s vast voice and the untamable majesty of her perm. Here, in short, is a story that never dies.

  2. Violeta Carkaj ha detto:

    Secondo me hai visto un altro film e ti confondi. La passione è proprio ciò che non manca. Ti coinvogle in un turbine di emozioni che non sai se le puoi contenere. In una sala piena di gente sono scattati gli applausi in maniera spontanea al termine del film. La bellezza di questo rapporto è l’amore che non scompare anche di fronte a pregi e difetti, e lady Gaga se la cava benissimo da donna che sa essere tale seppur artista. Se poi si vuole valutare con i parametri della perfezione a livello tecnico, ci sta, ma in quanto film ha già fatto il suo come pezzo che merita di essere visto, anzi vissuto direi.

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