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Pubblicato il: mer 10 Ott 2018
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Pensieri in bianco e nero. Gli scatti di Mario Giacomelli a Milano, verso l’astrazione

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 – Campagna marchigiana

La Fondazione Forma continua il suo viaggio divulgativo nella fotografia d’autore offrendo al pubblico un’accurata selezione degli scatti di Mario Giacomelli. La retrospettiva, intitolata Mario Giacomelli: da un caos all’altro. Paesaggi e fotografie astratte e organizzata in collaborazione dell’Archivio Giacomelli di Senigallia, si compone di oltre 50 scatti del fotografo marchigiano scomparso nel 2000 esposti fino al 18 novembre negli spazi di Forma Meravigli a Milano.

Coerente e omogeneo nella rigorosa bicromia del bianco e nero, il corpus fotografico proposto è l’occasione per farsi trasportare nell’immaginario visivo di Giacomelli. Un mondo prevalentemente rurale quello ritratto, fatto delle colline nei dintorni di Senigallia, campi, casolari e specchi d’acqua sui quali si posa lo sguardo personalissimo dell’autore. Il paesaggio, vero protagonista dell’esposizione, è catturato dall’alto e si fa verticale, azzerando la profondità prospettica e “schiacciandosi” in una innaturale quanto drammatica bidimensionalità. Ecco che allora, come si osserva negli scatti delle serie Storie di terra (anni ‘60), Presa di coscienza sulla natura (1977-2000) e Il volo lento della farfalla (1984-1985), i solchi dell’aratura paionotramutarsi in energiche pennellate nere e gli appezzamenti in superfici campite condifferenti pattern e gradienti chiaroscurali. La natura acquisisce un’essenza non più solo materica ma anche astratta: ed è l’occhio del fotografo a ritrarla in questa tensionepassando, di scatto in scatto,da un caos all’altro.

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 – Campagna marchigiana

Sul medesimo filo tra astrazione e materia si possono ascrivere le immagini tratte da Per poesie (anni ‘90). Qui l’autore ritrae fili spinati, lacerti di case fatiscenti, intonaci scrostati, e ricorre ora a inquadrature estremamente ravvicinate. Quello che ne risulta è un risultato ancora più di impatto rispetto a quello ottenuto negli scatti a volo d’uccello della campagna. Mostrandoci persino le più piccole scalfitture dei muri le foto acquisiscono una maggiore tattilità e, al tempo stesso, producono anche un maggiore senso di disorientamento, tanto chetalvolta risulti difficile identificare la natura degli oggetti ritratti.

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 – Campagna marchigiana

Oltre alle fotografie a tema paesaggistico e antropico, la mostra introduce anche all’interesse di Giacomelli per la figura umana. Se nelle immagini della campagna marchigiana l’umanità è assente e si fa intuire con le sole tracce del proprio passaggio/assenza – l’aratura, gli abitacoli abbandonati – ecco che nei cinque scatti tratti da Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-1963) compare al centro del campo fotografico nella sua vitalità più spontanea. I seminaristi che giocano sulla neve restituiscono la sensibilità di un Giacomelli divertito e capace di farci sorridere, ma ancora una volta attento a cogliere la delicatezza dei valori spaziali. La neve su cui si stagliano, come sospese, le figure umane dà l’illusione di uno spazio immateriale, lieve nel suo candore. Un altro paesaggio quindi, che si inscrive nell’inesausta ricerca di nuovi scorci e visioni a cui il fotografo ha dedicato la sua attività, portata avanti in parallelo al lavoro di tipografo e svolta la domenica spesso in compagnia del figlio Simone. Ed è proprio in questa costante ricerca di qualcosa di altro, oltre l’effimero e il visibile, che può essere cercato il senso del suo operare. «Le foto», affermava Giacomelli, «a volte nascono dal niente, o dal tutto che è la stessa cosa. Io cerco di fotografare i pensieri. L’oggetto mi è utile per trasmettere quello che voglio dire».

Da Il mare dei miei racconti, 1983_1987_La spiaggia di Senigallia

Da Il mare dei miei racconti, 1983_1987_La spiaggia di Senigallia

Informazioni tuli

Mario Giacomelli: da un caos all’altro. Paesaggi e fotografie astratte

20 settembre 2018 – 18 novembre 2018

Forma Meravigli. Milano, via Meravigli, 5

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