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Pietro Bellasi e la poetica della nostalgia nell’incontro con l’artista Roberto Ciaccio

Pietro Bellasi Pietro Bellasi
Pietro Bellasi
Pietro Bellasi

Il 10 agosto è mancato Pietro Bellasi, letterato, studioso, professore e sociologo. Un grande uomo, di notevole spessore culturale e umano.

Si tratta di uno di quei “naufragi indefinibili”, per usare una sua espressione, che “decretano un esilio di silenzio”. Bellasi ha saputo osservare la realtà sociologica del nostro mondo con rigore e saggezza, ma anche con tenerezza struggente. Con energica distanza critica, egli cercava, sotto la coltre dell’indifferenza della società di oggi, altre vie, altri spazi in cui andare “al di qua e al di là dell’indifferenza stessa”.

La redenzione del mondo Bellasi l’ha trovata nell’arte e, in modo particolare, in quell’arte che proclama a gran voce la necessità di una rinascita del reale.

Significativo e del tutto particolare l’incontro di Pietro Bellasi con l’artista Roberto Ciaccio. Una liaison affettuosa e poetica tra un sociologo dell’arte e un artista. Bellasi e Ciaccio erano uniti da forti corrispondenze poetiche e da un’appassionata ricerca di Senso, ciascuno attraverso modalità differenti. Già nel 1991 Bellasi, curatore di una mostra personale dell’artista a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, aveva saputo cogliere e descrivere quella “passione dell’attesa e dell’ascolto” che caratterizzerà tutto il percorso artistico di Ciaccio. Attesa di “un’aurora quasi insospettata”, di “spazi in cui strutturare patrie dell’evento, del narrarsi nuovo di un esserci evocato da chissà quale confino o esilio”.

Bellasi, continuamente alla ricerca di un rinnovarsi del reale, ha letto l’opera di Ciaccio come “una supernova luminosa” caratterizzata da superfici “rivelatrici di eventi nascenti di luce”.

Nel 1995, in occasione di un’altra personale di Roberto Ciaccio a Palazzo Forti a Verona, Pietro Bellasi scriveva un testo di un’ intensità meravigliosa: “Quella mattina di inizio secolo a Bar-Sur-Aube. Roberto Ciaccio e la nostalgia della modernità”.

Nel tema della soglia di Ciaccio, Bellasi scorge la condizione dell’uomo contemporaneo che vive su un crinale, dove “l’al di qua e l’al di là fluttuano”. Il Soggetto si trova dunque sospeso e si smarrisce. I fogli dell’artista divengono uno spazio interstiziale di incontri e separazioni, di apparizioni e scomparse, di accadimenti e attese, di presenze e assenze…ed è proprio lì, in quel luogo di transizione, che nasce il sentimento della nostalgia. Nostalgia di un ritorno, di ciò che è stato e che non è più, “di tutto ciò che appartiene ad un ormai e che è già preda della perdita e del caduco”. Ma anche e soprattutto nostalgia dell’aura di cui parla Walter Benjamin perché nell’intercapedine tra la durata del tempo dell’esistenza e la durata del tempo storico l’uomo si ritrova ormai “smemorato”. Il Soggetto della modernità, travolto dall’ondata del progresso scientifico, si sente privato dell’immaginazione, della memoria involontaria che custodisce i ricordi. Pietro Bellasi accosta quella “struggente qualità di addio” di W.Benjamin all’atmosfera remota di una cittadina ritratta in una cartolina, Bar-Sur-Aube, luogo natio di Gaston Bachelard, da cui deriva il titolo del testo scritto dal sociologo. La cartolina cattura “un attimo di quel giorno al tempo stesso irripetibile e fatalmente qualsiasi”.

L’affettuosa amicizia e l’intenso scambio tra Bellasi e Ciaccio rappresentano la testimonianza del “miracolo dell’arte”: l’arte che sa unire gli uomini, in una consonanza di mente e cuore.

Roberto Ciaccio
Roberto Ciaccio

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