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Pubblicato il: ven 10 Ago 2018
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Il secondo trimestre di Sotheby’s: quando le garanzie riducono i profitti

Sotheby’s ha appena rilasciato il suo report sui risultati del secondo trimestre:  calo sui profitti,  nonostante i risultati delle aste sia in generale crescita.

I dati emersi sono stati attribuiti dal direttivo principalmente a due cause:  in parte alle elevate garanzie affrontate dalla casa d’aste per garantirsi l’assegnazione di importanti top-lot, dall’altra allo slittamento nel calendario al primo trimestre delle aste primaverili di Hong Kong, portando a venir meno in questo report i risultati di un mercato, quello asiatico, sempre più influente per l’andamento del settore.

“In generale i risultati sono più bassi di quelli che ci aspettavamo” ha ammesso  il  CEO di Sotheby’s  Tad Smith in una conference call con gli investitori e gli analisti, dopo la pubblicazione del report.

Nei tre mesi chiusi al 30 giugno Sotheby’s ha riportato un ricavo di $345.6 milioni, in crescita sui $339.9 milioni dello stesso periodo del 2017. Nonostante l’incremento  i profitti sono scesi a $57.3 milioni, dai $76.9 dello scorso anno. Le vendite all’asta  sono cresciuto del 10% a 2 miliardi contro i 1,8 del 2017  e le Private sales hanno realizzato  $296 milioni.

Subito dopo il rilascio dei risultati, ne ha risentito come era prevedibile l’andamento dei suoi titoli in borsa: il prezzo delle azioni di Sotheby’s è infatti  sceso (da $52.89 a $47.80),  già nei 5 minuti dopo l’apertura di  Dow Jones, prima di assestarsi intorno ai 50$ per azione.

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Sotheby’s stock prices. Courtesy of Yahoo Finance.

Grandi prezzi, non portano necessariamente grandi profitti

Il direttore di Sotheby’s ha spiegato questa perdita nel guadagno complessivo del periodo attribuendola al forte declino nei margini che la casa d’asta può trarre dalle commissioni, scesi del ben 14.1% nell’ultimo trimestre e del 15% nell’intera metà anno 2018. Questa sarebbe una delle prime conseguenze di un mercato che si sta dimostrando sempre più competitivo nell’ultimo periodo, soprattutto nell’assegnazione dei veri capolavori.

Durante il secondo trimestre infatti “il mercato dell’arte è stato dominato dalla fortissima  competizione per la messa in asta di opere d’alto valore con eccellenti provenienze come Estates, fondazioni e beneficenza. Parallelamente, se si confrontano con i risultati dello stesso periodo l’anno precedente, il nostro margine sulle commissioni è stato ridotto significativamente dal livello alto di commissioni d’asta che abbiamo diviso con chi ha affidato le opere “

In altre parole la casa d’asta è stata costretta a sacrificare parte del proprio profitto per assicurarsi i più importanti “Top Lot”. In particolare Adam Chinn, capo dell’operating office, ha ricordato come le aste di maggio a New York siano state davvero insolite (“unusual”) a causa dell’asta della competitor Christie’s, quella della Collezione Rockefeller,  che ha sicuramente “aggiunto ulteriore pressione competitiva”.

Sembra che siano bastate due grandi (ma onerose) opere “trofeo” di questa stagione per danneggiare significativamente il risultato finale di questo ultimo trimestre. Ironicamente una di queste è stata proprio la più cara in assoluto quest’anno:  il nudo di Modigliani  Nu couché (sur le côté gauche) del 1917 che ha superato la sua stima di $150m, fermandosi a $157 milioni, compreso il buyer premium: le offerte erano state aperte a $125 milioni ma non c’è stata una grande lotta. Alla fine è stato comunque battuto per  $139 milioni, ma secondo Artnet News alcune fonti hanno riferito che sia stato assegnato con una cosiddetta “offerta irrevocabile” o a un garante terzo. Come ha osservato il CEO di  Sotheby’s Tad Smith  “Sono stati proprio i lotti dai prezzi più elevati a  essere poi un po’ più morbidi rispetto a tutto il resto”.

Un’altra importante garanzia deve esserci stata anche dietro l’altro top lot della stagione,  il ritratto di Picasso di Marie-Thérèse Walter, Buste de femme de profil. Femme écrivant (1932), che veniva offerto con una stima attorno ai $45 milioni. Presentato come star della serata dedicata all’ Impressionist & modern art a  Londra a Giugno, non è riuscito a raggiungere la stima ed è stato venduto con un’unica offerta, molto probabilmente anche qui a un garante terzo con cui c’era già l’accordo, per £27.3 milioni ($36 milioni).

Ragioni per essere positivi

Nonostante questi risultati non particolarmente brillanti, la casa d’aste può contare su alcuni punti di forza daranno ai suoi investitori  motivi per rimanere ottimisti. Innanzitutto rimangono in grande crescita le Private sales, +63%per un totale di $543mnella prima metà del 2018, di cui  un 30% di compratori che erano nuovi clienti per la casa d’aste. Molti di questi sono stati raggiunti grazie alle vendite online,  che continuano a crescere del  30% rispetto allo scorso anno, per un totale di $100m.

Rimane forte per Sotheby’s il mercato asiatico,  che ad oggi rappresenta circa un terzo del suo intero giro d’affari globale e ha visto finora già battuti 8 dei  20 top lot venduti da Sotheby’s quest’anno.

Bisogna in realtà prendere ogni report un po’ con le pinze. In particolare si deve tener conto che se Sotheby’s, in quanto società quotata in borsa, è costretta a rilasciare un resoconto completo dei propri risultati che comprende anche i margini di guadagno, questo non vale per la sua rivale Christie’s che ha rilasciato  un esuberante report in cui vantava ben $4 miliardi di totale.

Christie’s non è obbligata a riportare i suoi effettivi profitti,  ma è a sua volta in continua competizione con Sotheby’s per l’assegnazione dei mandati sui lotti più importanti, tramite accordi, concessioni e garanzie da offrire ai proprietari.  In particolare, anche per la memorabile asta della collezione Rockefeller,  Christie’s ha sicuramente a sua volta dovuto compromettere parte dei suoi profitti finali per ottenerne il mandato della vendita e i suoi margini sulle commissioni saranno sicuramente  ridimensionati da garanzie ed altri accordi.

Inquadrando le perdite solo come un  temporaneo passo indietro Smith, ha assicurato che in generale, il mercato rimane  “chiaramente sano.”  In generale  Smith rimane comunque positivo riguardo le previsioni future, dicendo che la casa d’asta è solo sulla buona strada per “portare a casa un altro anno di eccellente crescita nelle vendite in asta e ancora di più nelle private sales”. 

 

Il sito ufficiale della casa d’aste 

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Autore

- Elisa Carollo è laureata in Marketing & Management delle arti all’università IULM di Milano. Animata da una grande passione per l’arte contemporanea e con un forte interesse per il suo mercato ma anche per politiche culturali che attribuiscono all’arte un ruolo chiave nello sviluppo e innovazione della società, aspira a farsi strada, con costanti studi e esperienze, nel sistema dell’arte internazionale. Collabora con ArtsLife per contenuti editoriali su tali tematiche


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