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Pubblicato il: ven 10 Ago 2018
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Nessuno tocchi il (brutto) manifesto di Marina Abramovic

Un particolare del manifesto di Marina Abramovic per Barcolana50

Un particolare del manifesto di Marina Abramovic per Barcolana50

Il vicesindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori, minaccia di togliere fondi alla manifestazione velistica Barcolana, rifiutando il manifesto disegnato dalla Abramovic: “opera orribile nonché strumentalmente politica”

Una di quelle grandi artiste convinte che il coronamento di una importante carriera sia nell’iperpresenzialismo, nell’esserci sempre per esorcizzare il temuto (?) oblio”. Non eravamo stati propriamente teneri, il mese scorso, quando davamo notizia del manifesto della Barcolana di Trieste, una delle regate più grandi del mondo, firmato da Marina Abramovic: “We are all on the same boat”. Siamo tutti sulla stessa barca, ovvero la quintessenza della retorica, letto in questo preciso momento storico”. Ma – fedeli agli intramontabili dettati di Voltaire – mai ci sogneremmo che critiche come queste avanzate, legate al gusto ed al contesto del progetto nel quadro dell’opera e della figura della grande artista, possano mai portare ad una censura: prospettiva che invece sta infiammando gli animi in questi giorni già caldi per ragioni atmosferiche, dopo che il vicesindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori, ha minacciato prima in un’intervista a Repubblica e poi sul suo profilo Facebook di togliere i fondi alla manifestazione, assicurando che il manifesto non comparirà a Trieste.

Il manifesto di Marina Abramovic per Barcolana50

Con gli organizzatori sono stato chiaro: o sparisce quell’orrore, o salta la convenzione con il Comune”, ha affermato Polidori. “Significa stop a 30mila euro di finanziamenti, Frecce Tricolori, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, sicurezza. Il governatore della Regione Massimiliano Fedriga e i vertici del partito mi hanno fatto i complimenti”. Risultato? Una pioggia di conferme, mezze conferme e smentite, nel più classico stile italiano: ed un profluvio di prese di posizione che ormai trovano nei social network i canali preferenziali. Chi difende a spada tratta l’intangibilità della libertà di pensiero, chi – ferma restando la distanza verso ogni forma di censura – ribadisce i propri rilievi formali e concettuali verso il manifesto. Sul piano istituzionale tocca al sindaco Dipiazza intervenire per gettare acqua sul fuoco: non togliamo i fondi alla Barcolana, anche se il manifesto non mi entusiasma. E anche Polidori rivede le sue posizioni, confermando però che il manifesto – “opera orribile nonché strumentalmente politica” – a Trieste non sarà utilizzato…

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Autore

- É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.


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