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Pubblicato il: sab 14 Lug 2018
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L’arte come confronto critico con la situazione contemporanea, alle OGR di Torino. Le immagini in anteprima

OGR Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian

Dal 12 luglio al 30 settembre 2018 le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presenta Forgive me, distant wars, for bringing flowers home, la prima mostra personale in un’istituzione italiana del trio di artisti iraniani (ma residenti a Dubai) Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian cura di Abaseh Mirvali. Un compendio di montaggi materici/visivi che impongono un confronto critico con la situazione contemporanea. Ecco la mostra e le prime immagini.

A partire dagli anni 60/70 l’appropriazione, l’accumulazione, l’estetica dell’archivio è diventata una delle pratiche prevalenti in un’idea di arte, dove ormai il rappresentare ha ceduto sempre più il posto al presentare. Come osservava al tempo anche Assmann, gli artisti contemporanei “non hanno più nulla da ricostruire o da riprodurre, possono soltanto collezionare ciò che è rimasto da relitti sparpagliati, salvare le tracce, ordinarli e conservarli… bilanciando le proporzioni della perdita” 

Queste parole sembrano essere perfette per descrivere la pratica di questo trio di artisti iraniani, Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian, che con questa mostra presentano negli spazi delle OGR- Officine delle Riparazioni di Torino un immenso eclettico compendio di montaggi materico/visivi: fra appropriazione e post produzione di oggetti, documenti e  opere  il selezionare, il montaggio e la ri-mediazione di questi in un nuovo percorso di significazione  si configura come azione gesto critico verso il presente della nostra contemporaneità storica/sociale.

“Forgive me, distant wars, for bringing flowers home” non è intesa infatti come una retrospettiva o una generica presentazione dell’opera degli artisti,  si tratta piuttosto di una dimostrazione in situ della loro metodologia e filosofia di lavoro pressochè unica, in quanto concepita come un’infinita accumulazione di spunti, stimoli visivi, documenti, temi,  aperta ad  ogni materia, come poi soprattutto  al contributo di altri individui.

Così facendo  gli artisti dimostrano di adottare un approccio Pluriprospettico al mondo (e al mondo dell’arte), rifiutando ogni ordine e verità data/riportata, volendo piuttosto metterli alla prova, testarne la validità e fondatezza, attraverso un confronto di varie fonti di informazione, e aprendosi del contributo di vari individui,  in quanto ognuno portatore di una propria personale dimensione e prospettiva sulla realtà. La loro è una pratica artistica collaborativa e inclusiva, capace di creare un ambiente condiviso e di sensibilità unica che favorisce la coesistenza, il confronto dialettico, e quindi la creazione di qualcosa di nuovo che solo da esso può maturare.  Per questo i 3 artisti rifiutano il concetto tradizionale di “autorialità” come poi il concetto di  “opera d’arte/oggetto” quale risultato finale, concependolo piuttosto come punto di arrivo intermedio, strumento effimero di un inesauribile processo aperto di ricerca e interrogazione del mondo, destinato a durare per tutta l’esistenza dell’individuo.

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

La mostra stessa è concepita dunque come un atelier “work in progress” che ha portato nei giorni dell’allestimento alla messa in scena di un eclettico tableaux vivant  di oggetti, tracce, spesso feticci, accumulati dal nostro mondo contemporaneo, un infinito compendio di prodotti di consumo e di documenti di cronaca d’oggi, diventati a loro volta però spesso “immagini di consumo” destinate ad una irrimediabile obsolescenza nell’assuefazione della comunicazione di massa.

Articolato in una serie di installazioni e 7 ambienti progressivi in stretto dialogo fra loro, il percorso espositivo ci porta in un’immersione esperenziale in un mondo apparentemente naive, ma dove ogni presenza ha però sempre qualcosa di perturbante, che ci porta ad affrontare un problematico ritorno del rimosso, in uno spazio dai confini sfuocati fra realtà e finzione.

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

L’ingresso allo spazio espositivo avviene attraverso Black Hair, una video-installazione costruita come un set cinematografico che permette ai visitatori di interazione però con la scenografia del video dove figure androgine con maschere di animali cambiano costantemente ruolo fra artista, curatore , collezionista e spettatore, inseguiti da una misteriosa ciocca di capelli neri: a essere messe in discussione sono quindi le gerarchie di “potere” e i ruoli del sistema dell’arte, nell’idea che tutti possa ricoprire ognuno di questi ruoli a rotazione. Sempre sui temi del potere riflette anche l’ambiente successivo Slice A Slanted Arc Into Dry Paper Sky , caratterizzato dal’ accumulo di opere di altri artisti (fra glia lari Hassan Sharif, Annette Messenger, George Maciunas..) montati come elementi di una complessiva poesia visiva, sullo sfondo di curiosa carta da parati frutto di un progetto di mesi che ha visto gli artisti comprare dei  piatti dedicati ai  50 anni regina Elisabetta, fotografati con resti a fine di un pasto fatto sulla faccia regina (altra riflessione sempre sul potere ). Chiude questo ambiente l’intrigante installazione Collected stories by Nizza and Lo’ Bat: dove una struttura di un paracadute da vita a una creatura biomorfa  che si anima modo autonomo  e imprevedibile al passaggio del visitatore per progettare le storie di tragedie  personali che costudisce.

Sempre all’accumulo e presentazioni di opere altrui è dedicata anche Break Free, natura morta su un tavolo di Fluxkits, ovvero opere/oggetti di artisti del gruppo Fluzux  (tutti pezzi dalla collezioni privata dei 3 artisti) , come celebrazione di un movimento che, come loro, cercava già di opporsi alla mercificazione dell’opera d’arte e al suo sistema. Assumono invece una dimensione più impegnata e critica Where is Waldo? e imoving paintings finali di  From Sea To Dawn e Big Rock Candy Mountain,  in cui gli artisti costruiscono complessi racconti visivi appropriandosi di immagini tratte dai mass media:  dopo aver accumulato e archiviato migliaia di fotogrammi tratti da video di YouTube e da varie trasmissioni televisive ( come documentari e immagini di quotidiani e riviste sulla crisi dei migranti e il conflitto siriano ) gli artisti intervengono sulle immagini per trasformare i loro protagonisti in creature ibride, incroci di animali ed esseri umani, facendo emergere una spiazzante immagine di un’umanità violenta e mostruosa, tornata a una sua “bestialità”. Cercando di redimere quei documenti dall’entropia di un’informazione contemporanea che pare essere fatta sempre  più per intrattenimento, che per reale cronaca, questi   filmati modificati e ri-mediati si trasformano in una complessa allegoria dell’universalità della violenza, coinvolgendo lo spettatore,  risvegliandolo dallo stato di assuefazione causato dalla comunicazione di massa.

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

Potremmo dire che ciò  a cui si assiste, in questa mostra,  sia  una sorta di realizzazione concreta ed esposizione critica dell’idea benjaminiana della metropoli moderna come dispositivo di frammenti/tracce , o forse  una molto più allarmante esplicitazione dello junk space di Rem Koolhaas, esteso però dagli artisti alla realtà globale.

Eppure proprio la pratica di accumulazione di queste tracce, per quanto talvolta già detriti di rituali ed eventi contemporanei, può essere l’unico modo per conservarli, restituirvi la validità di documento riportarli all’attenzione collettiva.

Per far ciò gli artisti utilizzano degli alter-ego, delle creature zoomorfe e fitomorfe, i dastgash, che nella lingua farsi significa dispositivo/macchina: appunto come macchine da dipingere queste creature immaginarie, ma che prendono corpo in mostra,  impersonano quella che definiscono come la loro  disciplina autoimposta, ovvero una pratica quotidiana  artistica di accumulazione semantica di segni, per poi lavorare su tutto questo materiale già esistente tramite la  manipolazione libera di esso.

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

Proprio tramite queste pratiche di appropriazione e manipolazione, le stesse che Baudrillard definì “post produzione”, gli artisti si confrontano dunque con il caos informativo/mediatico/identitario della dominante cultura globale e mediaca, rendimento una nuova possibilità esegetica di quelle immagini,  rimettendole in nuovi cicli possibili di significato. La semplice “aura” derivante dal nuovo status di opera d’arte pare infatti sufficiente a renderle per noi “oggetto degno di attenzione”, che può ancora colpirci.

Sebbene vogliano portare l’attenzione su grandi temi sociali che affliggono la contemporaneità, i 3 artisti non vogliono però trasmettere alcun messaggio morale specifico o politicamente schierato. Tramite la post produzione  e  ri-mediazione  dei “materiali trovati” , usano piuttosto il meccanismo della citazione e decontestulizzazione in una apparente dimensione ironica naive e di leggerezza.  Si creano però proprio così forti cortocircuiti di senso,  interferenze e quindi  stacchi semantico/concettuali spiazzanti: con questi che gli artisti puntano a vincere l’assopimento percettivo e delle coscienze di oggi, riattivando così il nostro senso critico e la nostra capacità empatia nei confronti di queste “tracce” del nostro tempo, costringendoci a confrontaci così con la sua realtà critica della situazione globale attuale, e rileggerla e interpretarla con nuova consapevolezza e coscienza.

Ecco le prime immagini dall’opening di ieri.

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

 

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

 

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

 

Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home" - OGR Torino

 

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"
OGR -Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. "Forgive me, distant wars, for bringing flowers home"

 

“Forgive me, distant wars, for bringing flowers home”                                                  Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian –

OGR- Officine grandi Riparazioni, Torino (Binario 1)

12 Luglio  – 30 Settembre 

Maggiori info: OGR- Officine grandi riparazioni

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Autore

- Elisa Carollo è laureata in Marketing & Management delle arti all’università IULM di Milano. Animata da una grande passione per l’arte contemporanea e con un forte interesse per il suo mercato ma anche per politiche culturali che attribuiscono all’arte un ruolo chiave nello sviluppo e innovazione della società, aspira a farsi strada, con costanti studi e esperienze, nel sistema dell’arte internazionale. Collabora con ArtsLife per contenuti editoriali su tali tematiche


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