Meeting Art
Pubblicato il: gio 12 Lug 2018

La voluttà del colore. Henri Manguin a Losanna, tra nudi idilliaci e paesaggi pastosi

Henri Manguin

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“La voluttà del colore”. Una grande retrospettiva dedicata a Henri Manguin alla Fondation de l’Hermitage. Fino al 28 ottobre 2018. A Losanna circa cento opere in ricordo dell’allievo di Gustave Moreau, fondatore, con Derain e de Vlaminck, del gruppo dei Fauves.

Losanna. L’arte francese del tardo Ottocento, dopo la svolta impressionista degli anni Sessanta, era principalmente divisa in due importanti filoni: quello dell’indagine spirituale aperto da Odilon Redon, e quello dell’indagine cromatico-formale inaugurato da Paul Cézanne, che tanto ascendente ebbe Oltralpe come nell’intera Europa.

Henri Manguin (1874-1949) incentrò la sua carriera d’artista sulle questioni cromatiche, nelle quali portò un rilevante contributo. La mostra “Manguin. La voluttà del colore”, propone un centinaio di opere fra dipinti, acquerelli, disegni, del periodo compreso fra il 1899 e il 1917, considerato quello più interessante nella carriera del pittore, che conobbe proprio in quegli anni le sue svolte fondamentali. Allievo di Gustave Moreau dal 1894 al 1897 presso l’École des beaux-arts de Paris, sin da subito provò affinità con Cézanne, van Gogh e Bonnard, attratto dai loro esperimenti con il colore.

Henri Manguin

Henri Manguin – Saint-Tropez, le coucher de soleil, 1904

Nonostante queste nobili radici, i suoi esordi pittorici ufficiali passarono pressoché inosservati quando espose al Salon de la Société nationale des beaux-arts, nel novembre del 1897. Persi fra quelli di centinaia di colleghi, i suoi due dipinti non ebbero modo di emergere, e l’anonimato continuò ancora per qualche anno, fino alla svolta del 1904, quando cominciò a utilizzare tonalità particolarmente intense, sovente svincolate dalla realtà del paesaggio che stava dipingendo. Una pittura, quella di Manguin, che precorre l’espressionismo astratto, e che in quegli anni interessava anche altri artisti, ognuno con un proprio sentire: Derain, Vlaminck, Matisse.

Assieme a questi colleghi che saranno con lui nel movimento dei Fauves, Manguin – ma anche altri come Mondriaan, van Doesburg, Hofmann – si dimostrò più sensibile alle questioni estetiche dell’arte, e rappresentò il lato “disimpegnato” rispetto all’altra metà del panorama artistico europeo di quegli anni, legato ad esempio alla Secessione o all’Espressionismo viennese, e interessato a indagare lo stato d’animo della società.

E mentre De Stijl o il Cubismo sono più attenti alle questioni formali della resa della realtà, per Manguin, e altri come lui, l’arte è legata all’estetica, al colore, all’emozione. In virtù di questo sentire, innovò la pittura sul piano formale, creando nuove soluzioni prospettiche rovesciando le geometrie dei piani di colore, superando la tradizionale prospettiva lineare. Lo sfondo astratto che ne risulta, è la quinta ideale su cui far emergere la figura principale.

Henri Manguin

Henri Manguin – Jeanne lisant, 1900 Collection privée

Il dipinto La piccola italiana è assai rappresentativo di questa nuova concezione pittorica. A esso seguì la magistrale organizzazione cromatica de Les gravures, al cui centro spicca un nudo in piena luce e in abito nero con riflessi bluastri, in sontuoso contrasto con i motivi decorativi dello sfondo, la carta da parati e i tessuti ricamati.

Dipingendo, Manguin cercava l’equilibrio compositivo e della “liberazione” del colore, per immortalare non la realtà ma paesaggi dominati dal colore, appunto, che aveva il predominio sulla forma. Sia lui sia gli altri colleghi aderenti al fauvismo, rigettavano quasi completamente l’angoscia esistenziale dell’impressionismo tedesco, pur ispirandosi in parte a quello stile pittorico. A interessarli, erano infatti le possibilità, offerte dal colore, di creare sontuose armonie cromatiche.

Il sodalizio dei Fauves ebbe termine già nel 1905, ma non per questo cessarono i suoi esperimenti. Dotato dalla sorte di una particolare sensibilità per la bellezza della natura, Manguin inaugurò una stagione dal sapore arcadico, e l’amico Apollinaire lo soprannominò “pittore voluttuoso”. I lunghi soggiorni al sole del Midi, e le pose della moglie-modella Jeanne, gli permisero di creare opere suggestive quali Le golfe de Saint-Tropez o Jeanne à l’ombrelle, e la sua fama si accrebbe notevolmente, in Europa ma anche negli Stati Uniti. Non solo paesaggi, ma anche nature morte, che rappresentano la sintesi tra forme semplici e colori vivi da un lato, e una costruzione geometrica rigorosa dall’altro.

Henri Manguin

Henri Manguin – Nu sous les arbres, Jeanne, 1905 Kunststiftung Pauline, collection privée

Nel 1914 ebbe la ventura di evitare la Grande Guerra, poiché riformato a seguito della visita sanitaria al distretto militare. Scelse quindi di rifugiarsi con la famiglia a Losanna, città che aveva indirettamente conosciuto nel 1905, per tramite del collega Félix Vallotton (1865-1925), nato lì e trasferitosi poi in Francia.

Manguin trascorse molti anni in Svizzera, dove restò fino al 1919 e conobbe una stagione creativa assai felice; accanto alle luminose vedute del Lago Lemano, anche nudi femminili idilliaci, dal vago sapore esotico. A differenza di Derain, Manguin colse sempre il lato più gradevole della pittura, senza addentrarsi mai in questione intimistiche, e questo fu forse un suo limite.

La mostra si chiude cronologicamente con il 1917. Al di là di questa data, Manguin non conoscerà altre svolte nella sua pittura, e resterà lontano da tutti i successivi movimenti d’avanguardia, dal Dadaismo al Surrealismo, proseguendo quindi il suo percorso all’interno dell’Espressionismo, un ambito assai variegato: da Emil Nolde, Henri Matisse, František Kupka, fino a Jackson Pollock o Cy Twombly.

Henri Manguin

Henri Manguin -L’amandier en fleurs, 1907 Suisse, collection privee

Informazioni utili

Manguin. La voluttà del colore

Fondation de l’Hermitage, Route du Signal 2, 1018 Losanna, Svizzera

Dal 22 giugno al 28 ottobre 2018

In collaborazione con il Musée des impressionnismes Giverny

* Henri Manguin – La sieste, 1905 Berne, Hahnloser Jaeggli Stiftung

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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