Meeting Art
Pubblicato il: mer 16 Mag 2018

Fame mia, il rapporto con il cibo al Festival 50+1

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Non si sa perchè alcuni nascano affamati e altri sazi, è una lotteria. Io ho vinto il primo premio.
[Amélie Nothomb]

Il Festival 50+1 prosegue il suo mese di rappresentazioni nel Teatro Serra a Pontenure con il secondo spettacolo in cartellone, gremito di spettatori.

La fame è uno di quegli argomenti universali tanto caro al teatro, dalla commedia dell’arte sino ai giorni nostri. E’ un argomento viscerale e trasversale, spesso occasione per toccare i bisogni e le necessità dell’essere umano; puntare al profondo solleticando le più elementari reazioni umane, come il riso e la rabbia. La fame, oggi, ha un aspetto curioso: da un lato un intero occidente è ricoperto di cibo di ogni colore, e si inventa disturbi nutrizionali, dall’altro ci sono milioni di persone tra Africa e Asia, che non hanno accesso al minimo fabbisogno giornaliero. Annagaia Marchioro con Fame mia sceglie di affrontare il rapporto con il cibo  dal punto di vista di una ragazzina anoressica-bulimica, ma con una superficialità tipica forse di uno Zanni e con un vivace impegno (riuscito peraltro) nel divertire.

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Uno spettacolo comico, fratellastro del cabaret millenial con cui condivide solo un leggero gusto pop. Con questo lavoro ispirato a Biografia della fame di Amelie Nothomb,Marchioro porta in scena il rapporto col cibo partendo da una storia “quasi autobiografica”.

L’evoluzione di una bambina in un’ambiente vivace come lo è l’entroterra veneto, coccolata dalla nonna e con un rapporto già inquieto con l’alcool. L’incontro/scontro con la società, con il diverso, in questo caso quasi del tutto rappresentato dagli immigrati del sud, sommersi di luoghi comuni che però tanto fan ridere gli spettatori presenti. Comicità intagliata tra momenti toccanti, luci evocative e una colonna sonora pop-trash che coinvolge il pubblico in sala in un improbabile karaoke. Sino allo scontro con se stessa, nell’adolescenza, e con il cibo; un rifiuto che ci permette di notare una Marchioro brillante, lontana dagli archetipi della commedia dell’arte, a cui accinge abbondantemente durante le evoluzioni comiche. I tempi dei lunghi pranzi domenicali, degli spritz e delle sessioni di danza si tramutano in notti insonni, in bulimiche ricerche d’affetto, in vacue sedute terapeutiche. Uno Zanni goloso di spritz, quindi, che rifiuta il suo corpo e smette di mangiare, sino a ritrovare nel finale grazie al teatro la sua forza viscerale e riprodursi in un classico del suo genere.

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Uno spettacolo la cui regia di Serena Sinigallia esalta la semplicità, essenziale, ma esteticamente precisa, e notevole nell’utilizzo della scenografia. Un lavoro che spinge molto sul divertissement nonostante affronti dei temi importanti che sfiora con leggerezza, senza la pretesa di suscitare un dibattito o una riflessione nello spettatore.
Spettatori divertiti e lunghi applausi.

FAME MIA
di Annagaia Marchioro
in collaborazione con Gabriele Scotti
allestimento scenico di Maria Spiazzi
costumi Erika Carretta
regia di Serena Sinigaglia
liberamente ispirato a “Biografia della Fame” di Amélie Nothomb (Voland edizioni)
visto a Pontenure, Teatro Serra, Festival 50+1 venerdì 11 maggio 2018
crisaliditeatrodotit.wordpress.com

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