Meeting Art
Pubblicato il: mar 17 Apr 2018

Il solitario che inventò la pittura moderna. Seurat raccontato da Francesco Poli

Georges Seurat

Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte (1883-1885), The Arts Institute, Chicago

Tra realtà storica e invenzione romanzesca, Francesco Poli traccia un ritratto critico e poetico di Georges Seurat, il solitario che inventò la pittura moderna.

In garbato equilibrio tra fantasia e realtà storica, lo storico e critico d’arte Francesco Poli rende omaggio a uno dei pittori più enigmatici, solitari e innovativi che sul finire dell’Ottocento inventò il pointillisme, una corrente pittorica che univa la tradizione formale e compositiva di maestri quali Piero della Francesca, Ingres e Poussin, a una moderna visione della realtà, in parte mutuata dall’Impressionismo.

Ricostruendo la figura di Georges Seurat (1859 – 1891), Poli si fa anche narratore del clima artistico e sociale della Parigi di fine secolo, e nasce così un godibile saggio in forma di romanzo, costruito a due voci grazie al dialogo al dialogo immaginario, che si svolge fra l’autore e il pittore, a passeggio per la capitale francese, tra musei, caffè, bistrot e grandi boulevard. Un dialogo che si sviluppa su toni differenti, ora come una conversazione fra vecchi amici, ora come un confronto fra esperti d’arte, e ora come un’intervista dal sapore giornalistico.

Georges Seurat

Georges Seurat – L’Eco, 1883 Parigi, Museo del Louvre

Seurat si racconta ora con amabile disponibilità, prodigo di particolari, ora con sibillina riservatezza, limitandosi a risposte circostanziate. Un espediente narrativo che riflette il suo carattere – non estraneo a momenti di estrema riservatezza -, oltre a dar vita a un vivace ritmo narrativo, creando l’impressione di una conversazione viva, che si sta svolgendo proprio davanti agli occhi del lettore, che segue Seurat nei suoi pellegrinaggi pittorici fra Corot e Millet, passando per Rembrandt e il Rinascimento italiano. Come affermò egli stesso, l’artista deve cogliere l’essenza della modernità ed estrinsecarla dalla dimensione effimera della realtà presente.

>>E ancora, “la modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte; l’altra metà è l’eterno e l’immutabile”. E queste due dimensioni riuscì a coniugare nelle sue opere più celebri, a cominciare dalla Grande Jatte. Scorrendo le pagine del romanzo, il lettore ha l’agio di apprezzare e scoprire non soltanto le teorie artistiche di Seurat, ma anche e soprattutto la sensibilità e la riservatezza che contraddistinguevano il suo carattere.

Sullo sfondo di questi incontri, si stende la Parigi scintillante della Belle Époque, con i suoi locali alla moda, i cabaret, i salons degli artisti. Immancabile un velo di nostalgia per tutto ciò che oggi è scomparso o profondamente mutato, per quel clima creativo e vivace che trovava i suoi rifugi ideali in posti come lo Chat Noir, il Divan Japonais, il Moulin de la Galette. Soltanto nei musei il tempo sembra essersi fermato, e l’autore li frequenta in compagnia di Seurat, dal quale si fa rievocare episodi della scena artistica dell’epoca. Emergono così, in via confidenziale, ritratti e impressioni su artisti quali Ingres, Puvis, Manet, Pissarro, ognuno con la sua personale idea di modernità.

Georges Seurat

Georges Seurat nel 1888, fotografato da Lucie Cousturier

Da ciò si evince il dibattito, a suon di tele e colori, è assai acceso e anima la vita culturale parigina. Il romanzo-saggio di Poli alterna vicende artistiche e vicende umane, non ultime le sofferenze personali dello stesso Seurat, dalla perdita di amici e colleghi, alla malattia che lo ucciderà a soli trentadue anni. Arte e vita, critica e passione si fondono in un’opera letteraria basata non solo sull’invenzione, ma anche e soprattutto su rigorose fonti storiche e bibliografiche, avendo l’autore fatto riferimento ai principali studi critici sull’artista, da quello di Coquiot edito nel 1924, fino a quello degli anni Novanta di Cachin.

Invece, il quadro storico sociale della Parigi della fine dell’Ottocento, come spiega l’autore nella nota bibliografica, è stato ricostruito basandosi sulle fonti letterarie coeve; una scelta che non sarebbe sicuramente dispiaciuta a Seurat, attento indagatore della realtà, cui il naturalismo di Zola, ad esempio, andava a genio.

Georges Seurat

Lo Chat Noir in un’illustrazione di fine Ottocento

Informazioni utili

Il pittore solitario. Seurat e la Parigi moderna

Di Francesco Poli

Un volume edito da ElectaStoria, pp. 162, euro 18,90.

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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