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Pubblicato il: mar 20 Mar 2018
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Ready Player One, la lettera d’amore di Steven Spielberg alla Pop Culture anni ’80

ready-player-oneReady Player One, dal 28 marzo in sala il nuovo attesissimo film di Steven Spielberg. Una lettera d’amore alla Pop Culture anni ’80.

È ancora in sala The Post e già sta per arrivare il nuovo film di Steven Spielberg: Ready Player One, un’avventura di fantascienza tratta dall’omonimo best seller di Ernest Cline (in italia edito da DeaPlaneta). La Warner aveva acquisito i diritti sul romanzo di Cline nel  2010 e alla direzione del film sono stati presi in considerazione Christopher Nolan, Robert Zemeckis, Matthew Vaughn, Edgar Wright e Peter Jackson, fino ad arrivare nel marzo del 2015 a Steven Spielberg.

Previsto per il dicembre 2017 il film è stato rimandato al marzo 2018 per lasciare spazio a The Post a cui il regista si è dedicato, in maniera quasi estemporanea, nei mesi centrali del 2017.
La coppia Hanks/Streep faceva gridare all’Oscar ovviamente, anche solo su carta, e probabilmente per questo si è preferito distribuire prima la pellicola sui Pentagon Papers, lasciando Ready Player One in un periodo award free. Dal 28 marzo il film arriva in tutte le sale italiane.

Ready Player One è ambientato nel 2045, le persone tirano avanti -dopo carestie e crisi mondiali- vivendo nell’OASIS, un enorme universo di realtà virtuale creato da James Halliday, personaggio eccentrico e geniale. A seguito della sua morte la sua immensa fortuna andrà in dote a colui che per primo troverà un Easter egg nascosto da qualche parte all’interno dell’OASIS, per farlo tre sfide da vincere e tre chiavi da conquistare.  Una trama videogioco. ready-player-oneQuando un improbabile giovane eroe di nome Wade Watts (Tye Sheridan) deciderà di prendere parte alla gara, verrà coinvolto in una caccia al tesoro senza esclusione di colpi in questo universo virtuale. Wade è l’eroe solitario che si trova suo malgrado a capo di una rivolta, voce di una causa che non avrebbe immaginato di dover perseguire, contro lo strapotere di una ‘multinazionale del controllo‘.

Ready Player One è in maniera dichiarata (palese) una lettera d’amore di Spielberg alla cultura pop che ha segnato tutti gli anni ’80: dai videogiochi (ovviamente) alla letteratura, dai cartoni animati alle pubblicità, i fumetti e… Il cinema stesso.

È un film pieno zeppo di easter eggs, una vertigo di citazioni e omaggi. Dai più mastodontici, come quello allo Shining di Kubrick (ricordando che Stephen King non lo aveva amato) a cui è dedicata una delle prove per raggiungere una chiave, ai più nascosti (un elenco a dir poco sterminato che va dal Gigante di Ferro a Mechagodzilla, da Batman a Gundam, da Adventure e Space Invaders – e ci fermiamo qui).

Spielberg si diverte a far incontrare il cinema di John Hughes (Breakfast Club, La donna esplosiva) con gli arcade anni ’80, creando uno splendido Tron sotto steroidi. Visivamente straordinario, il film rilegge in chiave #BlackMirror il cinema d’avventura e di fantascienza con cui sono cresciute intere generazioni di nerd e geek (ma non solo). readyplayerone_trailerI più diffidenti già si aspettavano un disastro, il romanzo di Cline nonostante l’ottimo successo commerciale non aveva ricevuto delle critiche lusinghiere, e pensarlo sul grande schermo faceva preoccupare i più. Ma pensare che Spielberg potesse fare una mossa sbagliata non poteva essere che sintomo di incauta ingenuità. La sceneggiatura di Zak Penn (The Avengers, X-Men: Conflitto finale) e dello stesso Ernest Cline apporta al libro notevoli modifiche e porta la narrazione su un livello più complesso e compiuto.

Ottimo il cast con volti meno noti del solito e quindi meno inflazionati. La pellicola funziona alla perfezione senza essere schiava del classico “cast stellare”. Il volto pulito del protagonista è quello di Tye Sheridan, che ha dimostrato di poter passare con disinvoltura dal cinema d’autore (The Tree of Life, Joe che gli è valso il Premio Marcello Mastroianni a Venezia) al blockbuster (X-Men: Apocalisse).
L’eroina femminile invece è interpretata da Olivia Cooke (Quel fantastico peggior anno della mia vita, Bates Motel).
Nella colonna sonora, ovviamente, Depeche Mode, A-HA, Duran Duran e Blondie.

Spielberg riesce in quello in cui avevano fallito le sorelle Wachowski, che dopo Matrix si sono impantanate in giocattoloni tanti costosi quanto malriusciti come  Speed RacerJupiter Ascending; dà alla luce un’avventura di fantascienza godibile e autoriale, con una sceneggiatura tanto semplice quanto solida, attingendo al mare magnum della cultura pop (di cui è lui stesso perno centrale, non dovrebbe nemmeno essere nemmeno necessario ricordarlo – da E.T. a Indiana Jones, da Jurassic Park a A.I., se qualcuno si fosse distratto un attimo) senza risultare derivativo.

Lo Spielberg ‘avventuroso‘, ancora oggi, è quello più convincente, quello che non verrà premiato, ma che vanta e potrà continuare a vantare un’influenza decisiva sulla cultura mainstream.

Ready Player One, guarda il trailer

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