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Pubblicato il: sab 17 mar 2018

Roma e le Terme di Caracalla: relax di lusso nell’Antica Roma

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Tra i monumenti dell’Antica Roma visitabili in città, l’imponente sito delle Terme di Caracalla merita certamente una visita.  Da solo è in grado di raccontare tutto il fasto e la magnificenza del glorioso passato imperiale. A poca distanza dal Circo Massimo, la loro costruzione si deve all’imperatore Lucio Settimio Bassano, a tutti noto come Caracalla, soprannome a lui associato per la particolare tunica con cappuccio di origine gallica che era solito indossare.

I lavori iniziarono nel 212 d.C. e cinque anni dopo le terme erano già funzionanti ed aperte al pubblico, stabilendo di fatto in città un assoluto primato: erano infatti gli impianti termali più grandi dell’Urbe, superate in grandezza solo dalle Terme di Diocleziano, costruite però nel secolo successivo.

L’intento di Caracalla non era però solo quello di stupire i cittadini romani con la loro grandezza ma proprio di togliere loro il fiato davanti a tanto splendore, motivo per il quale si concentrò particolarmente sul loro apparato decorativo. Visitando oggi le terme è facile comprendere la loro immensità perché si sono ben conservate a livello architettonico, è forse più difficile riuscire ad immaginare le decorazioni delle sale perché, a partire dal medioevo, vennero progressivamente spogliate dei marmi pregiati e policromi, degli stucchi, dei mosaici e degli affreschi. Non tutto però è andato perduto.

Passeggiando per la città si potranno ammirare molti reperti impiegati in altre costruzioni come per esempio alcune colonne utilizzate nelle navate della Basilica di Santa Maria in Trastevere o ancora i due vasconi in marmo trasformati in fontane a piazza Farnese. Ovviamente Caracalla non si era dedicato alla sola decorazione architettonica, ma aveva destinato alle terme anche numerose statue e gruppi scultorei, in parte confluiti nelle collezioni delle più potenti famiglie nobili del XVI e XVII secolo. Come le colossali sculture di Ercole o del Toro Farnese oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Visitare le Terme di Caracalla vuol dire passeggiare tra imponenti rovine e ammirare da vicino gli enormi muri in laterizio che svettano in alto per molti metri, dandoci perfettamente l’idea della monumentalità dell’intero complesso, che poteva contenere fino a 1.600 persone contemporaneamente.
Che fossero abilissimi costruttori gli antichi romani è un dato di fatto, ma grazie alle Terme possiamo capire che la loro abilità riguardava anche il saper regolare perfettamente un flusso così grande di persone e il riuscire a far funzionare una “macchina” così strutturata e sofisticata. Ci riuscirono creando prima di tutto un edificio ben organizzato: le terme infatti avevano una pianta simmetrica, racchiusa all’interno di un grande recinto esterno, in cui si aprivano botteghe e vani a diversa destinazione, come le biblioteche e le aule di lettura. Superato il recinto, si entrava in una grande piazza con giardino, in cui si apriva l’edificio del complesso termale vero e proprio: doppio e simmetrico. Dagli spogliatoi, si raggiungevano i vani per la cura del corpo, come saune, sale massaggi e palestre; iniziava poi il percorso con le tre principali sale del complesso, il calidarium, con le vasche di acqua calda; il tepidarium per l’acqua tiepida; e il frigidarium con l’acqua fredda, cuore del ciclo idroterapico. In estate inoltre si poteva terminare la giornata usufruendo della piscina a cielo aperto, la natatio.

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Per alimentare tutte le vasche e le fontane delle terme, diventava indispensabile riuscire ad organizzare perfettamente l’ingresso e l’uscita dell’acqua. Ecco quindi che possiamo osservare lungo la parete di fondo del recinto esterno, i resti di una grande cisterna che poteva contenere fino a 80.000 litri di acqua e che alimentava l’intero complesso. Per poter far funzionare al meglio le terme poi, i romani costruirono una vera e propria città sotterranea in cui passavano metri e metri di tubature: per lo scarico delle acque nere, per il passaggio di quelle destinate alle vasche e alle fontane, ma anche e soprattutto per poter regolare l’aria calda che doveva riscaldare i diversi ambienti. E’ in questi ambienti sotterranei che si trovavano infatti anche i forni per il riscaldamento ed i magazzini per lo stoccaggio del legname necessario alla combustione del fuoco con cui si creava la perfetta temperatura delle sale superiori. Un numero impressionante di operai, schiavi e addetti ai servizi lavorava in questi ambienti bui e angusti per far funzionare alla perfezione l’intero impianto.

Approfondimento a cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale che organizza visite guidate e passeggiate per andare alla scoperta di Roma con archeologi e guide turistiche abilitate della Provincia.

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