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Pubblicato il: mar 06 Mar 2018
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Perchè Franceschini bocciato alle elezioni? Se lo domanda anche la stampa mondiale

Pensoso e preoccupato Dario Franceschini, ministro dei beni e delle attività culturali

Pensoso e preoccupato Dario Franceschini, ministro dei beni e delle attività culturali

I media internazionali riconoscono a Franceschini di aver operato bene nel suo incarico. Ma allora perché gli elettori lo hanno così fragorosamente bocciato, per di più candidato nella sua città natale, Ferrara?

Dal New York Times a India Today, da Fox News al Los Angeles Times. Sulla stampa internazionale i clamorosi risultati delle elezioni politiche in Italia guadagnano le prime pagine di giornali e portali di informazione, che si concentrano in generale sulla vittoria di formazioni definite “populiste” e anti sistema, e sulle collegate preoccupazioni per la stabilità interna e le eventuali ripercussioni sulla politica estera, in particolare rispetto all’Unione Europea. Ma non mancano prestigiosi media che notano che ad essere coinvolto nel tracollo del centro sinistra ci siano anche ministri ancora in carica, fra i quali anche il titolare dei Beni Culturali, al quale viene riconosciuta la bontà della riforma ministeriale e l’apertura internazionale con il bando per i direttori dei principali musei italiani. “I ministri chiave, Marco Minniti, che hanno ideato la proposta del governo di ridurre gli sbarchi dei migranti in Italia, e Dario Franceschini, il ministro della cultura che ha scosso i polverosi musei italiani, hanno perso entrambi i posti”, commenta incredulo l’inglese The Times. “Due eminenti politici, il ministro degli interni, Marco Minniti e il ministro della cultura, Dario Franceschini, sono stati sconfitti”, gli fa eco theparliamentmagazine.eu. Ma allora, se ha operato davvero così bene nel suo incarico, perché gli elettori hanno fragorosamente bocciato Franceschini, per di più candidato nella sua città natale, Ferrara?

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi di Firenze

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi di Firenze

Scontato il fatto indiscutibile che il ministro ha pagato il crollo generale della compagine di centrosinistra per la quale correva, una risposta prova a darla ArtNet, che è un portale specialistico di informazione artistica e quindi focalizza maggiormente i risultati sui destini del ministro per i Beni Culturali. “Uno dei maggiori sforzi di Franceschini come ministro della cultura – ricorda l’articolo – è stato quello di modernizzare e internazionalizzare il panorama museale italiano. La scorsa estate il ministro ha però subito una battuta d’arresto nella sua azione riformatrice quando un tribunale ha stabilito che cinque dei suoi incarichi di direttore, conferiti a concorrenti stranieri, sarebbero stati annullati”. La responsabilità della sconfitta del titolare del Mibact sarebbe dunque in parte da addebitare ad un “sistema” che non avrebbe compreso la valenza innovativa e virtuosa di una riforma che – questo va riconosciuto – è arrivata a scompaginare liturgie amministrative consolidate in decenni di gestione attenta alla conservazione, ma abbastanza chiusa verso la modernizzazione e a quel concetto lungamente frainteso e osteggiato della “valorizzazione”. Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così? Siamo sicuri che le riforma Franceschini, pur virtuosa e condivisibile nelle intenzioni e nei termini generali, non si sia poi dimostrata lacunosa in molti aspetti? Per esempio spingendo troppo sugli aspetti manageriali dei nuovi direttori, spesso costretti ad accantonare le proprie vocazioni culturali e scientifiche e a proporre programmi “pop” pur di far quadrare i conti? Tutti temi sui quali sarà opportuno riflettere per il futuro…

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Autore

- É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.


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Displaying 3 Comments
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  1. donato zeno ha detto:

    Franceschini ha falcidiato le compagnie teatrali italiane.IMHO ha lo stesso rapporto con la cultura di Goering

  2. Commento ha detto:

    L’elettore medio anche di sinistra non conosce i retroscena degli addetti ai lavori. Ma molti di quelli che fanno le code ai musei gratuiti una volta al mese dovrebbero ricordarselo. Salvo che merito o riconoscimento non sono parole del vocabolario degli italiani.

  3. sandro veronese ha detto:

    Franceschini di professione avvocato passerà alla storia per la nefanda riforma che ha accorpato le diverse Soprintendenze, dando vita a dei carrozzoni dove ad esempio Soprintendenti di formazione archeologica devono occuparsi anche di beni architettonici e Soprintendenti laureati in architettura devono decidere se l’area dove qualcuno vuol edificare l’ennesimo ipermercato (per fare un esempio) ha valenza archeologica o meno. Non basta questa riforma a spiegare il fatto che nella sua Ferrara, gli elettori gli hanno voltato le spalle?

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