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Pubblicato il: mar 26 Dic 2017
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Salvator Mundi ultimo Leonardo sul mercato? No, ce ne sono altri due: ecco quali

Particolare della Madonna Lansdowne, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

Particolare della Madonna Lansdowne, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

Si tratta di due dipinti di soggetto abbastanza simile, chiamati “Madonna del fuso” per l’oggetto tenuto in mano da Gesù, appartenenti a un privato anonimo e al Duca di Buccleuch

Nella complessa costruzione documentaria – che non conosceremo mai nei dettagli – che ha accompagnato la vendita record del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci per 450 milioni di dollari, Christie’s sbandierava con grande enfasi il fatto che si trattasse dell’ultima opera del genio rinascimentale ancora in mani private. Ma pare che la verità non sia questa, e nei giorni scorsi Bloomberg ha dato voce a Martin Kemp, studioso di Leonardo e professore emerito di storia dell’arte all’Università di Oxford, nel sostenere che in realtà ce ne sarebbero addirittura due. Si tratta di due Madonne con Bambino di soggetto abbastanza simile, chiamate “del fuso” per l’oggetto tenuto in mano da Gesù: due dipinti di modeste dimensioni, rispetto ai quali l’attribuzione – come del resto anche per l’opera acquisita dal Louvre Abu Dhabi – non mette d’accordo tutti gli studiosi, ma rispetto ai quali il coinvolgimento del vinciano è comunque certo e documentato. E che se dovessero passare ora sul mercato, sull’onda del record, secondo il mercante di Old Master newyorkese Otto Naumann potrebbero spuntare entrambi fra i 150 e i 200 milioni di dollari.

La Madonna Lansdowne, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

La Madonna Lansdowne, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

Il primo è noto come Madonna Lansdowne, dal nome dei nobili inglesi che lo possedettero nei secoli XVIII e XIX, prima che fosse venduto nel 1999 da Wildenstein & Co. di New York, rimanendo poi fino a tutt’oggi nella stessa collezione privata, non rivelata da Kemp. Gli studiosi ritengono che sia stato commissionato da Florimond Robertet, amministratore supremo nella corte del re Luigi XII di Francia, prima che Leonardo lasciasse Milano nel 1499. L’altro dipinto è conosciuto come Madonna Buccleuch, ed è esposto dal 2009 presso le National Galleries of Scotland di Edimburgo, in prestito a lungo termine da parte del Duca di Buccleuch, la cui famiglia lo possiede da 250 anni. Il dipinto, rimasto nello studio dell’artista ed elencato nell’inventario steso dopo la sua morte, fu rubato nel 2003 dal castello del duca a Drumlanrig, in Scozia, e recuperato quattro anni dopo.

La Madonna Buccleuch, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

La Madonna Buccleuch, attribuita a Leonardo da Vinci (foto arthistorynews.com)

L’analisi tecnica mostra che Leonardo ha lavorato simultaneamente su entrambi i dipinti“, ha dichiarato Kemp, autore di numerosi libri sul pittore, tra cui uno proprio sulle Madonne del fuso. “Possiamo vedere dai sotto-disegni che l’artista è stato coinvolto molto attivamente. Dai dettagli dei capelli, degli occhi, è possibile affermare che si tratti di Leonardo“. Le principali differenze tra le due versioni sono sugli sfondi: la Madonna Buccleuch presenta un paesaggio marino con un’isola, con una formazione rocciosa in primo piano che testimonia una profonda conoscenza della geologia, secondo lo studioso; tuttavia il museo scozzese nota come “il paesaggio di sfondo è meno caratteristico e probabilmente fu aggiunto da un altro artista”. La versione Lansdowne presenta una catena montuosa, con montagne “molto simili a quelle della Monna Lisa“, secondo Kemp.

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Autore

- É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.


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