Meeting Art
Pubblicato il: gio 14 dic 2017

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky

. Il’ja Repin, 
17 ottobre 1905, 1907 Olio su tela, 184 x 323 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Il’ja Repin, 
17 ottobre 1905, 1907 Olio su tela, 184 x 323 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Una mostra a Bologna snoda le arti dai primi del Novecento alla fine degli anni ’30 in Russia e fa luce sulla straordinaria modernità dei suoi movimenti culturali.

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky è in corso fino al 13 maggio 2018 al MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14. La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo cui appartengono i due curatori, Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky.

Marc Chagall, 
La passeggiata, 1917 Olio su tela, 170 x 163,5 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Marc Chagall, 
La passeggiata, 1917 Olio su tela, 170 x 163,5 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky intende mettere in luce quante e quali arti nacquero in Russia tra i primi del Novecento e la fine degli anni ’30 ma anche “riportare all’attenzione del pubblico – spiega Evgenia Petrova, curatrice e vicedirettore del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo -, artisti quali Repin, Petrov-Vodkin o Kustodiev, rimasti un po’ nell’ombra a causa dell’enorme successo avuto da altri come Chagall, Malevich o Kandinsky”. Oltre 70 i capolavori provenienti dal Museo, che racconteranno gli stili e le dinamiche di sviluppo di autori tra cui Nathan Alt’man, Natal’ja Gončarova, Kazimir Malevich, Wassily Kandinsky, Marc Chagall, Valentin Serov, Aleksandr Rodčenko e molti altri. Tutto a testimonianza della straordinaria modernità dei movimenti culturali della Russia d’inizio Novecento a partire dal primitivismo al cubo-futurismo, fino al suprematismo e al costruttivismo, costruendo un parallelo cronologico tra l’espressionismo figurativo e il puro astrattismo.

Il’ja Repin,
 Che vastità!, 1903 Olio su tela, 179 x 284,5 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Il’ja Repin,
 Che vastità!, 1903 Olio su tela, 179 x 284,5 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Natal’ja Gončarova, Ciclista, 1913
Olio su tela, 78 x 105 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Natal’ja Gončarova, Ciclista, 1913
Olio su tela, 78 x 105 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Nathan Alt’man, Ritratto di Anna Achmatova, 1915 Olio su tela, 123,5 x 103,2 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Nathan Alt’man, Ritratto di Anna Achmatova, 1915 Olio su tela, 123,5 x 103,2 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Artisti, poeti, intellettuali avevano partecipato alla rivoluzione  del 1905. Ma quest’insurrezione venne brutalmente repressa dallo zarismo. È da questo momento che si spezza la tradizione culturale del realismo. In quegli anni a Mosca la vita artistica è intensa. La pittura francese, dai fauves ai cubisti, ha fervidi ammiratori e imitatori. Gli artisti russi però non si accontentano di accogliere le nuove esperienze occidentali, cercano di svolgerle in modo originale. Le avanguardie russe precedettero, dunque, la rivoluzione di ottobre del 1917, ne furono coinvolte e per un decennio ne condivisero ed esaltarono le idee. Così la rivoluzione vittoriosa del ’17 diventò un richiamo per intellettuali e artisti, ma anche un punto di riferimento. Il processo di rielaborazione della cultura e dell’arte sovietica inizia in queste circostanze cariche di potenza, dove artisti provenienti da ogni sorta di indirizzi formalistici e d’avanguardia, nutrivano una fiducia nuova in quanto vedevano, nel fuoco della rivoluzione, la possibilità di mutare l’esistenza e il loro avvenire.

In questo contesto storico, il 19 dicembre 1915 inaugurò a Pietrogrado la mostra che segnò la svolta storica di un periodo effervescente. Fu intitolata “010” e vi esposero Malevich e Tatlin, i due massimi esponenti dell’avanguardia russa. Era stato Majakósvkij a offrire a Lenin la collaborazione di artisti, musicisti e poeti al governo dei soviet che li chiamò tutti a raccolta e favorì le varie fazioni di avanguardia. Le discussioni tra i vari gruppi erano accese soprattutto a riguardo della conduzione di scuole o istituti come l’Istituto di Arte e Mestieri di Mosca. La Russia, pur in mezzo a terribili difficoltà, si muoveva verso l’industrializzazione e la meccanizzazione delle campagne. Il socialismo era impensabile separato dalla tecnica.

Kazimir Malevich, Quadrato nero, 1923 circa Olio su tela, 106 x 106 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Kazimir Malevich, Quadrato nero, 1923 circa Olio su tela, 106 x 106 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Kazimir Malevich, Sportivi, 1930-1931 Olio su tela, 142 x 164 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Kazimir Malevich, Sportivi, 1930-1931 Olio su tela, 142 x 164 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

La rivoluzione aveva generato due opposte fazioni.  Vi erano gli artisti che seguirono i due capofila Malevich e Tatlin, come Rodčenko con le sue composizioni spaziali e i dipinti non oggettivi e Vladimir Stenberg, che utilizzò molteplici media nel suo lavoro e fu allievo di Rodčenko. A questa fazione appartenne anche il famoso regista Eisenstein così come -quello teatrale- Mejerchol’d, il cui magnifico ritratto eseguito da Boris Grigor’ev nel 1916 è presente in mostra. L’altra fazione, includeva gli artisti del ritorno all’ordine e all’accessibile linguaggio figurativo come Petrov-Vodkin o come Boris Kustodiev.

Boris Grigor’ev, 
Ritratto di Vsevolod Mejerchol’d, 1916 Olio su tela, 247 x 168 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Boris Grigor’ev, 
Ritratto di Vsevolod Mejerchol’d, 1916 Olio su tela, 247 x 168 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

In questo modo iniziava il cammino all’indietro dell’avanguardia, prima dimenticata, poi perseguitata. Era ormai alle porte il realismo socialista. Tra i suoi maggiori rappresentanti ricordiamo Isaak Brodskij, e Vasilij Kuptsov, la cui opera che ha al centro il Maksim Gor’kij (presente in mostra) ovvero il Tupolev ANT-20, è diventata nel tempo un’icona. E ancora artisti come Vera Muchina o Vladimir Malagis. Il realismo socialista venne decretato dall’associazione degli artisti proletari nei primi anni Trenta come unica e sola forma d’arte accettata, assai diversa dai pittori che non abbandonarono mai il figurativismo e il realismo negli anni delle avanguardie come Valentin Serov o Zinaida Serebrjakova e Il’ja Maškov.

Valentin Serov, 
Ida Rubinštein, 1910
Olio e carboncino su tela, 147 x 233 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Valentin Serov, 
Ida Rubinštein, 1910
Olio e carboncino su tela, 147 x 233 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Intanto eventi sconvolgenti si stavano avvicendando in Russia dopo la chiusura a Mosca nel 1930 della mostra di Malevich, e a seguire di tutte le mostre d’avanguardia: Lenin era morto, Stalin avanzava. I tempi stavano modificandosi.

A latere dell’esposizione, in tutta la città si svolgerà un ricco programma collaterale cui parteciperanno l’Università degli Studi di Bologna e le principali istituzioni culturali cittadine. L’esposizione e i temi che propone saranno sviluppati nella rete culturale della città per attivare e valorizzare il territorio stesso.

Wassily Kandinsky, Su bianco (I), 1920 Olio su tela, 95 х 138 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Wassily Kandinsky, Su bianco (I), 1920 Olio su tela, 95 х 138 cm ©State Russian Museum, St. Petersburg

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna,
Via Don Minzoni 14
12 dicembre 2017 > 13 maggio 2018
Orari: lunedì chiuso
mar, merc, giov, dom 10.00 – 19.00
ven, sab 10.00 – 20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietti (audioguida inclusa): Intero 14 Euro
 
www.mostrarevolutija.it
Catalogo Skira Editore

Autore

- Giornalista professionista e curatrice, scrive di fotografia e politiche culturali


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