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Pubblicato il: lun 04 dic 2017
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Beach Rats: corpo, desiderio e coming of age a Coney Island

Beach RatsBeach Rats: corpo, desiderio e coming of age sulle spiagge di Coney Island.

Beach Rats, vincitore della miglior regia drammatica allo scorso Sundance Film Festival e passato anche per Locarno, è la dimostrazione di come raccontare il coming of age al cinema sia un’operazione delicata, impalpabile, difficile. Come rendere il claustrofobico desiderio cui non si riesce ancora a dare un nome?

Secondo la lezione di Eliza Hittman (al suo secondo lungometraggio dopo It felt like love) in Beach Rats, immergendovi lo spettatore, superando la soggettiva e una narrazione lineare a favore di una costante ricezione di stimoli sensoriali, soprattutto visivi, che raccontano molto più che pagine di dialoghi.

Frankie (Harris Dickinson) è un giovane adolescente di Brooklyn che vive con l’ansiosa madre Donna (Kate Hodge), il padre moribondo e la sorellina. Siamo alla fine dell’estate ma poco importa, Frankie ciondola con un gruppo di coetanei (che definisce non-amici), si divide fra spiagge assolate, partite di pallamano e passeggiate serali a Coney Island.Beach RatsIn Frankie si affaccia il desiderio – accecante e improvviso come il flash di una fotocamera– che in attesa di definizione è chiuso nel seminterrato (luogo-categoria del genere adolescenziale), dove Frankie si relega, chattando nella notte con uomini più grandi di lui «così non rischio che conoscano i miei coetanei».


>> L’inquietudine e la forza di un desiderio che cresce e si elabora nonostante la negazione terrorizza Frankie che rifiuta di confrontarsi con la propria identità.

Beach RatsA complicare le cose arriverà prima la bella e spregiudicata Simone (Madeline Weinstein) con cui Frankie proverà ad avere una relazione, poi una serie d’incontri notturni con gli uomini conosciuti in chat, che fra dolcezze e terrori (provocati dalla menzogna, neanche a dirlo) scateneranno in Frankie una sempre più potente mistura di emozioni.

Fra le luci sognanti di Coney Island e le sue spiagge sovraesposte, la Hittman mette in scena in maniera antiretorica i desideri e la complessità di un’età in cui i fuochi d’artificio che esplodono in petto accecano, incasinano e spaventano perché sembra che nessuno possa udirli o vederli.Beach Rats In Beach Rats il corpo maschile è declinato, scoperto di fronte alla camera in maniera genuinamente voyeuristica, Frankie e i suoi compagni di ventura sono il più delle volte shirtless e lo sguardo che si accende nei partner occasionali quando il giovane protagonista si mostra in chat è di chi ha appena vinto il primo premio alla lotteria.

Da tenere d’occhio Harris Dickinson (di origini inglesi ma non abbiamo difficoltà a vederlo nei pochi panni di uno stud di Brooklyn), capace di restituire il terrore muto di un momento come quello del confronto con la propria sessualità e la definizione di sé.

Autore

- Dopo la laurea in Lettere moderne e la specializzazione in Sociologia della Letteratura alla facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha studiato il lavoro di Pier Vittorio Tondelli e collaborato con la manifestazione Roma Noir. Ha partecipato come lettore a due edizioni della trasmissione “Amici Libri” condotta da Aldo Busi e gestito la pagina dedicata alla Cultura Avant-Pop delle Guide di Super Eva (prodotte dal gruppo Dada). Scrive di cultura indipendente sul suo blog http://onlyrecensionitoplaywith.blogspot.it/ e per ArtsLife si occupa di cinema.


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