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Pubblicato il: mer 16 ago 2017
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Robert Doisneau, La lente delle meraviglie. Parigi in bianco e nero

Doisneau, Les amoreux de l'Opera

Doisneau, Les amoreux de l’Opera

Lo scorso 7 agosto in diverse sale cinematografiche italiane è stato trasmesso “Robert Doisneau – La lente delle meraviglie”, film-documentario riguardante la vita e l’arte del fotografo francese (1912-1994). Il punto di vista è quello della nipote dell’artista, la quale parla del nonno e ripercorre le tappe della sua attività di fotografo; oltre a questo, interviste allo stesso Doisneau, alle sue figlie e a studiosi e fotografie inedite sono protagonisti del cortometraggio.

La fotografia ha fatto parte della vita di questo artista fin dalla giovinezza quando, all’età di ventidue anni, fu assunto come fotografo industriale nelle officine Renault, per documentare i macchinari, i dirigenti e gli operai al lavoro. In seguito durante la seconda guerra mondiale egli decise di arruolarsi, fotografando l’occupazione tedesca di Parigi e aiutando in ogni modo la resistenza.

Doinsenau, Sous le parasol_1968

Doinsenau, Sous le parasol_1968

Come ricordano le due figlie, Doisneau era molto legato alla famiglia e la coinvolgeva sempre nella sua attività di fotografo; spesso, infatti, chiedeva alle stesse figlie o ad altri componenti di essa di posare per foto che poi usava per pubblicità di prodotti in riviste. Doisneau è ricordato specialmente per le sue fotografie delle strade di Parigi, della periferia, delle persone. Amava immortalare i bambini della strada, le loro espressioni e i loro giochi; sapeva cogliere con sguardo affettuoso ed umoristico la loro voglia di vivere e di divertirsi e proprio per questo le foto che li ritraggono sono tra le sue più belle e memorabili e mostrano un mondo spensierato e lontano. Un altro tema prediletto da Doisneau è quello degli innamorati e a riguardo famosissima è la fotografia “Bacio davanti all’Hotel de Ville” (1950). Per essa il fotografo scelse due studenti e chiese loro di “posare” e di baciarsi in varie zone della città; non si tratta, quindi, di una fotografia naturale ma, nonostante questo, essa appare comunque spontanea e negli anni successivi è diventata celebre ed è stata riprodotta in tutto il mondo.

Doisneau, Autoportrait au Rolleiflex 1947

Doisneau, Autoportrait au Rolleiflex 1947

Doisneau è profondamente coinvolto dalla vita parigina e conosce e prontamente ritrae con la sua macchina fotografica i personaggi più importanti. Alcune tra le figure di spicco da lui immortalate sono Simone de Beauvoir, fotografata intenta a scrivere all’interno del caffè “Le DeuxMagots”, il poeta Jacques Prevert e il pittore Pablo Picasso; riguardante quest’ultimo celebre è la foto “I pani di Picasso” (1952), ritratto buffo ed originale che mostra l’umorismo e la genialità di entrambi gli artisti. Oltre a questi ritratti, Doisneau continua a mostrare la vita di strada di Parigi; un posto che ama particolarmente sono i magazzini di Les Halles, poi distrutti negli anni Sessanta per le esigenze della città moderna.

Simone-de-Beauvoir-aux-Deux-Magots_Parigi_1944

Simone-de-Beauvoir-aux-Deux-Magots_Parigi_1944

Robert Doisneau, Los mandiles de Rìvoli, 1978 @ Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau, Los mandiles de Rìvoli, 1978 @ Atelier Robert Doisneau

Nonostante sia profondamente legato alla periferia di Parigi Doisneau va anche all’estero. Negli anni Sessanta si reca negli Stati Uniti e a Palm Springs, nel 1968, realizza delle fotografie molto particolari che poi raccoglie in un volume. Volontariamente non ritrae la cultura hippie che all’epoca veniva continuamente rappresentata ma sceglie di immortalare, invece, un’altra America, pulita, ordinata e sempre perfetta; le sue fotografie di balli, signore eleganti, campi da golf e piscine attraverso i colori sgargianti e le linee dritte e ordinate mostrano proprio questa perfezione che lui associa al Nuovo Mondo.

Fotografie meno conosciute ma a cui nel documentario è stata riservata una parte importante sono quelle scattate nel 1984 nella periferia parigina in occasione di un progetto che coinvolse anche altri fotografi. Si tratta di foto diverse da tutte le sue precedenti; a colori, esse mostrano edifici maestosi e voluminosi e sono vuote, senza persone, pervase da un senso di infinita solitudine.

La dent, 1956

La dent, 1956

In ogni caso le fotografie di Doisneau più conosciute e che più lo rappresentano sono quelle in bianco e nero scattate per tutta la vita nella banlieue parigina; esse ci regalano uno spaccato della vita quotidiana e rappresentano tutti gli strati della società, dai clochard agli artigiani ai bambini che giocano per le strade, persone comuni e grandi artisti. Spesso con le sue foto amava mostrare persone divertenti, immortalate durante qualche attività o intente a parlare; fotografie che mostrano contatti, legami, rapporti veri.

Egli dice: «Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.»

Doisneau, Banlieu, Progetto della DATAR

Doisneau, Banlieu, Progetto della DATAR

Non voleva, quindi, documentare la realtà ma mostrare la sua realtà, il suo mondo, la sua soggettività. Un artista semplice, profondamente immerso nella fotografia e che attraverso i suoi scatti ci coinvolge, portandoci in un’epoca e in un mondo lontani.

Doisneau sosteneva che servono tre cose per essere un fotografo: la curiosità, la disobbedienza e la pazienza. E osservando le sue fotografie tutte queste caratteristiche traspaiono; esse sono foto umoristiche e benevole, di indagine e curiosità, foto semplici ma in grado di cogliere i dettagli più piccoli, foto scattate nel momento migliore. Sapeva cogliere l’attimo perfetto in ogni situazione, con la sua capacità di guardarsi attorno ed osservare, attendere e scattare.

Le-repos-du-FFI_Parigi_1944

Le-repos-du-FFI_Parigi_1944

 

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