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Pubblicato il: mar 18 lug 2017
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Festival di Fotografia Les Rencontres d’Arles 2017. Intervista a Marcello Fortini

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Sina Shiri, Silent side, Neishabour, Iran, septembre 2015. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. / Sina Shiri, Silent side, Neishabour, Iran, September 2015. Courtesy of the artist

Les Rencontres de la Photografie

La 48° edizione de Les Rencontres de la Photographie è partita il 3 luglio scorso e si chiuderà il 24 settembre.

Il festival di fotografia numero uno al mondo si nutre di talenti, di immaginazione, e di energia e anche di un’alchimia tra i fotografi, i luoghi, le opere, il pubblico e le atmosfere.

E’ già trascorso quasi mezzo secolo dalla prima edizione eppure i Rencontres continuano ad investire, scoprire, e mostrare posti che ad Arles, sede da sempre dei Rencotres, non erano ancora stati utilizzati e visti. Infatti dopo l’apertura del Ground Control e di Mistral, per questa edizione sono stati aperti, sul boulevard Emile Combes, altri due contesti. Inoltre è riconfermata, anche per il 2017, la presenza dei Rencontres in Cina, mentre le circa 40 esposizioni inserite nel programma ufficiale de Les Rencontres de la Photographie, portano fotografi, appassionati e addetti ai lavori in un tour di immagini in giro per il mondo, dall’America Latina all’Iran. In questo modo Arles riafferma il ruolo di osservatorio sulla creatività e sulle pratiche della fotografia.

pondichery1 © Marcello Fortini

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Eventi in pillole

Ma le Rencontres non sono solo ed unicamente un terreno fertile per i fotografi e gli addetti ai lavori. Offrono un servizio ai curatori, agli editori, ai collezionisti, ai galleristi. E agli addetti ai lavori, tra gli altri, spetterà scegliere tra i dieci fotografi, selezionati tra 200 proposte, che sono in mostra per ricevere il Nouveau Prix Decouverte durante la settimana di apertura.

Non è l’unico evento che si sviluppa nei primi sette giorni, l’edizione 2017 infatti è ricca di appuntamenti tra cui letture e passeggiate alle mostre in compagnia degli autori del calibro di Michael Wolf o Joel Meyerowitz. Gli incontri al Teatro Antico di Arles con nomi della fotografia quali Annie Leibovitz, ne sono un esempio.

pondichery2 © Marcello Fortini

pondichery2 © Marcello Fortini

Marcello Fortini

Tra una visita e l’altra alle esposizioni, agli Ateliers al Luma, alle personali e collettive tra cui Latina! e Je vous écrit d’un Pays Lointain, incontro Marcello Fortini, Direttore e Fondatore del Centro Mediterraneo della Fotografia in Corsica.

Marcello Fortini ha studiato all’Ecole Nationale Superieure de la Photographie d’Arles dove è stato Docteur en arts plastiques et sciences de l’art, e fa ricerca fotografica.

Per Les Rencontres de la Photographie ad Arles è lettore dei portfolio “si aprono dialoghi in questo modo – racconta Fortini -. Trovare il modo per aprire porte ai fotografi, e soprattutto suggerire finestre di approfondimento attraverso la fotografia, è una delle funzioni dei lettori”.

Marcello Fortini

Marcello Fortini

Fortini ha pubblicato libri fotografici ed esposto tra gli altri a Parigi, Londra, New York “lavoro sulla memoria, sul paesaggio e sul senso delle rovine nella memoria collettiva. La mia ricerca ora è orientata a documentare i monumenti dedicati alle vittime della prima guerra mondiale in Corsica. La Corsica ha subito gravi perdite umane e questo ha modificato la sua economia. Ma indago anche sulle relazioni tra i monumenti e il paesaggio”.

Ai Rencontres Fortini ci va ogni anno “Arles è il festival della fotografia e qui si incontrano tutti. E’ un appuntamento importante per capire le nuove tendenze e l’evoluzione nel campo fotografico. E poi, essere ad Arles diventa il modo per creare nuovi contatti e realizzare delle co-produzioni”.

Sulla programmazione della 48° edizione dei Rencontres de la Photographie, Fortini non ha dubbi “due le mostre interessanti, poi un pari livello per tutti con alcune considerazioni poco felici per qualcuna, come accade in ogni edizione”.

cafedelamarine1© Marcello Fortini

cafedelamarine© Marcello Fortini

Le migliori mostre

Michael Wolf con La vita nelle città, nell’ambito della sezione L’Expérience du Territoire che intende esaltare la poeticità delle città quando la pianificazione o gli accidenti si trasformano in elemento propizio alla lirismo del territorio e alla cultura del paesaggio, è il primo tra gli autori apprezzati dal direttore Fortini. Michael Wolf, nato a Monaco nel 1954 e residente a Hong kong, ha la personale curata da Wim van Sinderen, all’Eglise des Fréres Précheurs, chiesa dallo stile gotico dove ad una navata centrale cui vengono calate dall’alto delle stampe in grande formato di edifici delle città indagate, si alternano, nelle cappelle laterali, scene di vita singolari ritrovate in giro per le città di Tokio, Hong Kong e Chicago, su cui l’autore si è voluto soffermare per sottolineare la complessità della vita urbana contemporanea.

olmiccia490 © Marcello Fortiniolmiccia490 © Marcello Fortini

olmiccia490 © Marcello Fortini

L’altro autore piaciuto a Fortini è Paz Erràzuriz, misconosciuta fotografa cilena autodidatta, nata nel 1944, vive a Santiago del Cile, che è cofondatrice dell’Association des Photographe Indépendants (AFI). Le sue circa 150 stampe, scattate dal 1970 ad oggi, indagano la società per denunciare le dittature e l’emarginazione a cui sono condannati socialmente alcuni gruppi. L’autrice documenta la storia tormentata del Cile donandone un ritratto in cui emerge, al di là della desolazione, tutta la sua energia creativa e la curiosità verso il genere umano. Ha esposto con il titolo Une Poétique de l’humein a l’Atelier de la Mécanique – Fondazione Luma, mostra curata da Juan Vicente Allaga.

PAZ ERRAZURIZ Black Demon, série Lutteurs du ring, 2002‐2003. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. / Black Demon, from the Ring Fighters series, 2002‐2003. Courtesy of the artist

PAZ ERRAZURIZ Black Demon, série Lutteurs du ring, 2002‐2003. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. / Black Demon, from the Ring Fighters series, 2002‐2003. Courtesy of the artist

ajaccio649 © Marcello Fortini

ajaccio649 © Marcello Fortini

Conclusione

Arles dunque come “catalizzatore ed esploratore di tendenze – sintetizza Marcello Fortini – dove comincia a prendere posto ed essere considerato anche l’uso delle nuove tecnologie. Ma – chiude Fortini – sottolineo che ciò che è importante è al di là della tecnologia. Perché ciò che da senso ai lavori degli autori, è ciò che l’autore stesso vuole raccontare attraverso la fotografia. Le capacità effettive di un giovane autore risiedono in ciò che ha da dire e questo può solo essere valutato nel tempo. E’ col tempo che l’artista viene fuori”.

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Michael Wolf, The Real Toy Story, 2004. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. / Michael Wolf, The Real Toy Story, 2004. Courtesy of the artist

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Michael Wolf, Architecture of Density, 2005-2009. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. / Michael Wolf, Architecture of Density, 2005-2009. Courtesy of the artist

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PAZ ERRAZURIZ Evelyn, La Palmera, Santiago, série La Pomme d’Adam, 1983. Avec l’aimable autorisation Galeria AFA, Santiago, Chili. / Evelyn, La Palmera, Santiago, from the Adam’s apple series, 1983. Courtesy of Galeria AFA, Santiago, Chili

Autore

- Giornalista professionista e curatrice, scrive di fotografia e politiche culturali


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